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Svetlana si innamorò a sedici anni di un regista [[ebreo]], tale Aleksej Kapler, allora quarantenne. Ma Stalin non era assolutamente d'accordo con questa storia d'amore. Così, successivamente, Kapler fu internato nel [[gulag di Vorkuta]], nell'estremo nord della Russia. Il processo a Kapler fu palesemente una [[Farsa (genere teatrale)|farsa]], portato a termine solo per evitare che la storia d'amore dei due sfociasse in un matrimonio "scomodo".
 
A 17 anni si innamorò di un compagno dell'[[Università statale di Mosca|Università di Mosca]], [[Grigorij Morozov]], anch'egli ebreo. Il padre seppur risentito permise alla coppia di sposarsi, anche se giurò di non incontrare mai lo sposo. Dopo la nascita di un figlio, Joseph, nel [[1945]], la coppia divorziò nel [[1947]]. Il secondo marito di Svetlana era uno stretto collaboratore di Stalin, [[Jurij Andreevič Ždanov|Jurij Ždanov]] (figlio del suo braccio destro, [[Andrej Aleksandrovič Ždanov|Andrej Ždanov]]). Si sposarono nel [[1949]], ed ebbero una figlia, Ekaterina, nel [[1950]], ma anche questo matrimonio si dissolse poco dopo.
 
Dopo la morte del padre nel [[1953]], Svetlana adottò il cognome da nubile della madre e lavorò come insegnante e traduttrice a [[Mosca (Russia)|Mosca]]. Nel [[1963]] incontrò ed entrò in intimità con un comunista indiano in visita nella capitale sovietica, [[Brajesh Singh]]. Egli fece ritorno a Mosca nel [[1965]], per lavorare come [[traduttore]], ma ai due non venne permesso sposarsi. Singh morì nel [[1966]] e a Svetlana venne concesso di viaggiare in [[India]] per riportare le ceneri alla famiglia, in modo da poterle versare nel [[Gange]]. Svetlana restò in India per due mesi e si immerse nella cultura locale.
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