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Le riforme, in particolare quelle per il decentramento delle autorità amministrative e le libertà di espressione, non furono assecondate dai sovietici che, dopo il fallimento dei negoziati, inviarono migliaia di soldati e [[carro armato|carri armati]] del Patto di Varsavia ad occupare il paese. Si verificò una ondata di emigrazione, verso i paesi dell'Europa occidentale, mentre le proteste non violente furono all'ordine del giorno, tra cui le proteste-suicidio dello studente [[Jan Palach]] e di altre persone che lo emularono. La Cecoslovacchia rimase occupata fino al momento della caduta del [[muro di Berlino]] che segnò la fine del blocco sovietico.
 
Dopo l'invasione, la Cecoslovacchia entrò in un cosiddetto periodo di normalizzazione: i leader successivi ripristinarono le condizioni politiche ed economiche antecedenti a Dubček, grazie al controllo del [[Partito Comunista di Cecoslovacchia]] (KSČ). [[Gustáv Husák]], che sostituì Dubček e divenne anche presidente, annullandone quasi tutte le riforme. La primavera di Praga ha ispirato la musica e la letteratura, come le opere di [[Václav Havel]], [[Karel Husa]], [[Karel Kryl]] e il romanzo di [[Milan Kundera]]: ''[[L'insostenibile leggerezza dell'essere (romanzo)|L'insostenibile leggerezza dell'essere]]''. In Italia l'evento fu messo in musica dal cantautore [[Francesco Guccini]] ([[1970]]). La canzone, dal titolo ''[[Primavera di Praga (brano musicale)|Primavera di Praga]]'', fu cantata e incisa anche dal complesso musicale [[I Nomadi]].
 
== Antefatti ==