Differenze tra le versioni di "Presidenza di Chester Arthur"

 
=== Diritti civili e Sud ===
Come già tentarono di fare i suoi predecessori del [[Partito Repubblicano (Stati Uniti d'America)|Partito Repubblicano]] anche Arthur lottò per favorire e proteggere i [[diritti civili]] dei sudisti [[afroamericani]] sfidando in questo gli interessi del [[Partito Democratico (Stati Uniti d'America)|Partito Democratico]] nel [[profondo Sud]] e negli [[Stati Uniti meridionali]] in generale.
 
Sin dalla fine del'[[era della ricostruzione]] i democratici bianchi conservatori (detti anche "Bourbon Democrat") erano riusciti a riprendere nelle loro mani le redini del potere in tutta quella fascia di territorio rappresentato dagli ex [[Stati Confederati d'America]]; nel contempo il consenso dato ai Repubblicani si ridusse rapidamente mentre i loro sostenitori primari nella regione, gli ex schiavi [[negro|negri]], venivano privati del tutto dei più fondamentali e primari diritti civili (il cosiddetto "disaffrancamento" o disimpegno).
 
Una prima labile frattura nel blocco costituito dal [[Solid South]] emerse con la rapida crescita di una nuova formazione politica, il "Readjuster Party" (partito dei giusti), in [[Virginia]]; avendo esso vinto una [[campagna elettorale]] in uno dei più importanti degli [[Stati federati degli Stati Uniti d'America|Stati federati]] sudisti su una piattaforma programmatica basata su un aumento dei fondi per l'[[istruzione pubblica]] (con scuole parificate sia per i bianchi che per i neri) l'abolizione della "tassa elettorale" (poll tax o [[capitazione]]) e della punizione giudiziaria data dalla [[gogna]], molti Repubblicani del Nord lo intesero come un alleato ben più vitale nel Sud rispetto all'oramai moribondo "Southern Republican party".
 
Il presidente accettò il fatto compiuto tanto da dirigere il patronato federale in Virginia proprio attraverso i "Readjuster" invece che con gli esponenti del proprio stesso [[partito politico]]; seguì poi lo stesso schema anche in altri Stati meridionali, formando coalizioni con candidati indipendenti oltre che con il "Greenback Party". Alcuni Repubblicani neri si sentirono però traditi da questa mossa improntata al [[pragmatismo]], mentre altri - tra cui [[Frederick Douglass]] e l'ex senatore [[Blanche Bruce]] - appoggiarono apertamente le azioni intraprese dall'Amministrazione, poiché gli indipendenti meridionali coltivavano politiche razziali assai più liberali rispetto a quelle dei Democratici.
 
La politica di coalizione di Arthur ebbe tuttavia un discreto successo solamente in Virginia e già a partire dal 1885 il [[movimento (sociologia)|movimento]] dei "Readjuster" aveva iniziato a collassare. Altrettanto inefficace risulterà alla fin fine l'altra azione federale intesa a favorire gli afroamericani; quando la [[Corte suprema degli Stati Uniti d'America|Corte Suprema]] abbatté a colpi di sentenze il ''[[Civil Rights Act (1875)]]'' nei ''Civil Rights Cases'' nel corso del 1883 il presidente espresse il suo disaccordo con la decisione assunta inviando un messaggio personale al [[Congresso degli Stati Uniti d'America|Congresso]]; ma questo non fu in grado di persuadere la maggioranza parlamentare ad approvare un qualsiasi nuovo atto legislativo che ne prendesse il posto.
 
Il ''Civil Rights Act del 1875'' - all'epoca della [[presidenza di Ulysses S. Grant]] - aveva vietato la [[discriminazione]] razziale nel campo dell'assegnazione degli alloggi pubblici ed il suo ribaltamento sarà una componente molto importante nello sviluppo della [[segregazione razziale negli Stati Uniti d'America]] e nell'istituzionalizzazione delle cosiddette ''[[Leggi Jim Crow]]''. Arthur tuttavia intervenne efficacemente per ribaltare una sentenza di [[corte marziale]] contro un cadetto nero di [[West Point]], [[Johnson Chesnut Whittaker]]; ciò dopo che il "Judge Advocate General of the United States Army" David Gaskill Swaim ritenne che la causa dell'accusa fosse del tutto illegale in quanto fondata esclusivamente sul [[razzismo]].
 
L'Amministrazione si trovò impegnata nell'affrontare una sfida alquanto differente nel [[West]], là ove la [[Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni]] era sotto la pressione del [[governo federale degli Stati Uniti d'America|Governo federale]] per fermare la pratica della [[poligamia]] nel [[Territorio dello Utah]], dov'essa aveva una maggiore presenza e radicamento. La precedente [[presidenza di James A. Garfield]] aveva creduto che la poligamia fosse un comportamento criminoso oltre che moralmente dannosa per i valori costitutivi dell'istituto sociale della [[famiglia]]; le opinioni di Arthur in questo campo si trovarono essere per una volta perfettamente in linea con quelle con quelle del suo predecessore.
 
Nel 1882 il presidente controfirmò l'"Edmunds Act", detto anche "Edmunds Anti-Polygamy Act of 1882"; la nuova legislazione rendeva così di fatto e di diritto la pratica poligamica un crimine federale, escludendo i poligami sia dai pubblici uffici che dal [[diritto di voto]].
 
== Politica estera e immigrazione ==