Differenze tra le versioni di "Presidenza di Chester Arthur"

m
La politica di coalizione di Arthur ebbe tuttavia un discreto successo solamente in Virginia e già a partire dal 1885 il [[movimento (sociologia)|movimento]] dei "Readjuster" aveva iniziato a collassare. Altrettanto inefficace risulterà alla fin fine l'altra azione federale intesa a favorire gli afroamericani; quando la [[Corte suprema degli Stati Uniti d'America|Corte Suprema]] abbatté a colpi di sentenze il ''[[Civil Rights Act (1875)]]'' nei ''Civil Rights Cases'' nel corso del 1883 il presidente espresse il suo disaccordo con la decisione assunta inviando un messaggio personale al [[Congresso degli Stati Uniti d'America|Congresso]]; ma questo non fu in grado di persuadere la maggioranza parlamentare ad approvare un qualsiasi nuovo atto legislativo che ne prendesse il posto.
 
Il ''Civil Rights Act del 1875'' - all'epoca della [[presidenza di Ulysses S. Grant]] - aveva vietato la [[discriminazione]] razziale nel campo dell'assegnazione degli alloggi pubblici ed il suo ribaltamento sarà una componente molto importante nello sviluppo della [[segregazione razziale negli Stati Uniti d'America]] e nell'istituzionalizzazione delle cosiddette ''[[Leggi Jim Crow]]''. Arthur tuttavia intervenne efficacemente per ribaltare una sentenza di [[corte marziale]] contro un cadetto nero di dell'[[WestUnited States Military PointAcademy]], [[Johnson Chesnut Whittaker]]; ciò dopo che il "Judge Advocate General of the United States Army" David Gaskill Swaim ritenne che la causa dell'accusa fosse del tutto illegale in quanto fondata esclusivamente sul [[razzismo]].
 
L'Amministrazione si trovò impegnata nell'affrontare una sfida alquanto differente nel [[West]], là ove la [[Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni]] era sotto la pressione del [[governo federale degli Stati Uniti d'America|Governo federale]] per fermare la pratica della [[poligamia]] nel [[Territorio dello Utah]], dov'essa aveva una maggiore presenza e radicamento. La precedente [[presidenza di James A. Garfield]] aveva creduto che la poligamia fosse un comportamento criminoso oltre che moralmente dannosa per i valori costitutivi dell'istituto sociale della [[famiglia]]; le opinioni di Arthur in questo campo si trovarono essere per una volta perfettamente in linea con quelle con quelle del suo predecessore.