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Alle concezioni materialiste e fenomeniste della coscienza ha obiettato il filosofo ed esoterista [[Rudolf Steiner]] nel suo più completo scritto filosofico, intitolato ''[[La filosofia della libertà]]''.
 
Per Steiner, il [[pensiero]] non deriva da un processi cerebrali, sui quali piuttosto esso si imprime, ma può essere direttamente contemplato come un'entità in sè compiuta, «che si sorregge da sè». Quello che i fisiologi riduzionisti scambiano per il pensiero, in realtà non è che la sua controimmagine, come le orme lasciate da chi cammina su un terreno soffice.<ref>«Nessuno sarà tentato di dire che quelle forme siano state determinate da forze del terreno, operanti dal basso in alto; non si attribuirà a queste forze nessun concorso alla formazione delle orme. Altrettanto poco, chi abbia osservato obiettivamente l'entità del pensare, attribuirà alle orme lasciate sull'organismo fisico di aver avuto parte alla determinazione di quella; poiché quelle orme sono provenute dal fatto che il pensare prepara la propria comparsa per il tramite del corpo» (Rudolf Steiner, ''La filosofia della libertà'' [1894], Fratelli Bocca Editori, Milano 1946, pag. 45).</ref> Ad esempio, il modo in cui il [[concetto]] di [[lampo (meteorologia)|lampo]] viene connesso a quello di [[tuono]] non può essere determinato da processi fisiologici del cervello, ma soltanto da una connessione [[idea]]le inerente al contenuto stesso di quei concetti, che anzi induce l'attività [[organismo|organica]] del [[cervello]] a ritirarsi, per far posto a quella spirituale del pensiero.
 
Analogamente, per Steiner, quando l'uomo fa derivare i motivi del suo agire da un'[[intuizione]] ideale, allora è libero.
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