Differenze tra le versioni di "Meritocrazia"

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Nell'ideologia caratterizzante della destra liberale e conservatrice, il principio meritocratico della società civile, e di eguaglianza ''delle opportunità'', si traducono sul piano economico nella proposta di un regime di tassazione di tipo ''[[flat tax]]'': la ricchezza non è intesa come "una colpa", né come generata da un debito verso qualcosa o verso qualcuno, quale sarebbero un punto di partenza o un percorso di vita "privilegiati" rispetto agli altri. <br/>
Questi elementi, che in realtà non esistono, giustificherebbero un maggiore prelievo sui redditi più alti, quale compensazione sociale, un "prendere ai ricchi per (ri)dare ai poveri" parte delle agevolazioni e delle opportunità che hanno consentito l'accumulo di ricchezza. La ricchezza è intesa come "giusta ricompensa" dell'impegno e del talento individuali, di persone partite con le stesse opportunità, e come motore di sviluppo, da non penalizzare con le tasse, a beneficio dell'intero collettività.
 
=== Critiche ===
Spesso, gli oppositori del concetto di meritocrazia sostengono che caratteristiche come intelligenza e sforzo non sono misurabili con accuratezza. Perciò, dal loro punto di vista, qualsiasi attuazione della meritocrazia comporta necessariamente un alto grado di arbitrarietà ed è, di conseguenza, imperfetta.
 
Quando poi collega il merito alla [[Proprietà (diritto)|proprietà]], il giudizio meritocratico rifletterebbe la società in cui è espresso: in quella del modo di produzione [[capitalistico]], non tiene conto delle ingiustizie ma anzi le presuppone. Bisogna considerare che non tutte le meritocrazie operano in questo modo. Molte analizzano le strutture delle [[equità]] e disuguaglianze del lavoro attraverso le abilità e personalità umane che permettono loro di conseguire il compito lavorativo al meglio delle loro capacità.
 
Una critica che viene posta al ricorso al merito, nel mondo del lavoro, e che, storicamente, esso ha privilegiato criteri che prescindono dalle conoscenze e dalle abilità: il "merito" è divenuto espressione di una "cultura del potere e dell'[[autorità]]" che, "dalla [[prima rivoluzione industriale]] al [[fordismo]]", ha ridimensionato "ogni valutazione fondata sulla [[conoscenza]] e il «sapere fare», valorizzando invece, come fattori determinanti, criteri come quelli della fedeltà, della lealtà nei confronti del superiore, di obbedienza e [...], negli anni del fordismo, dell'anzianità"<ref name="B. Trentin">[[Bruno Trentin]], [http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/unita-a-proposito-di-merito.flc ''A proposito di merito''], ''[[l'Unità]]'', 13 luglio 2006.</ref>.
 
== Note ==
Utente anonimo