Differenze tra le versioni di "Sibilla Appenninica"

non è utile segnalarne tre tra i tanti secondo un personale giudizio. Sono comunque tutti e tre assieme ad altri che personalmente ritengo altrettanto significativi nelle note e in bibliografia.
(non è utile segnalarne tre tra i tanti secondo un personale giudizio. Sono comunque tutti e tre assieme ad altri che personalmente ritengo altrettanto significativi nelle note e in bibliografia.)
La '''Sibilla Appenninica''', detta anche '''Sibilla Picena''' o '''Sibilla di Norcia''' è una figura dell'[[immaginario collettivo]] diffusasi a partire dal [[medioevo]] nell'area montana del [[Ascoli Piceno|Piceno]] e di [[Norcia]], in particolare appunto sui [[Monti Sibillini]], ai quali questa ha dato il nome.
 
Sebbene nei testi [[Medioevo|medievali]] si parli della Sibilla, la definizione di ''Sibilla Appennina'' compare per la prima volta solo nel [[1938]], nel libro di Augusto Vittori "Montemonaco nel Regno della Sibilla Appennina" con prefazione di [[Fernand Desonay]].<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Augusto Vittori|data=1938|titolo=Montemonaco nel Regno della Sibilla Appennina|editore=Libreria Editrice Fiorentina|città=Firenze}}</ref>
 
Probabilmente a causa di complessi processi di [[sincretismo]] culturale viene identificata come [[Sibilla|''sibilla'']]; ma in realtà, nonostante alcune fonti risalenti all'inizio dell'[[Impero romano|era imperiale]] riferiscano di un oracolo sugli [[Appennini|Appenini]], essa non rientra nel canone delle dieci [[Sibilla|Sibille]] [[Età classica|classiche]] riportato da [[Marco Terenzio Varrone|Varrone]].<ref>A. Bucciarelli, op. cit., p. 25.</ref>
Le due opere [[XV secolo|quattrocentesche]] riportano per iscritto voci e racconti provenienti dalla tradizione orale locale del tempo<ref name=":1" />, delle cui origini non si hanno però ulteriori notizie, in quanto dal [[I secolo]] fino al [[medioevo]] non esiste ancora alcun tipo di fonte storica o riferimento archeologico che possa aiutare nella ricostruzione dei processi culturali avvenuti in quel periodo<ref name=":2">{{Cita libro|autore=G. Santarelli|titolo=op. cit.}}</ref>.
 
Altri aspetti e prerogative della Sibilla e delle sue damigelle, identificate nel folklore come ''fate'', si apprendono dai racconti degli anziani di [[Montegallo]], [[Montemonaco]], [[Montefortino]], [[Castelsantangelo sul Nera]], [[Norcia]], raccolti e messi per iscritto nel corso del [[XX secolo]] da molti autori come [[Mario Polia|Mario Polìa]]<ref>{{Cita libro|autore=M. Polia|titolo=op. cit.}}</ref>, Renzoumbro Roiati<ref>{{Cita libro|autore=R. Roiati|titolo=op. cit.}}</ref>, Giuliana Poli<ref>{{Cita libro|autore=Giuliana Poli|titolo=L'antro della Sibillamarchigiani e le sue Sette Sorelle|url=https://books.google.it/books/about/L_antro_della_sibilla_e_le_sue_sette_sor.html?id=Z-l_PgAACAAJ&source=kp_cover&redir_esc=y|edizione=Controcorrente, 2008}}</ref>non.
 
=== Il racconto di Antoine de La Sale ===
[[File:Mappa Paradiso della Regina Sibilla.jpg|miniatura|244x244px|Illustrazione del [[1420]] di [[Antoine de La Sale]], raffigurante il [[Monte Vettore|Vettore]] e il [[Lago di Pilato]], e la [[Monte Sibilla|Sibilla]] con la sua [[Grotta della Sibilla|grotta]].]]Il gentiluomo francese [[Antoine de La Sale|Antoine de la Sale]], in un capitolo de ''La Salade'', redige la relazione di un viaggio che egli compì in [[Italia]] nella primavera del [[1420]], durante il quale visitò [[Montemonaco]] e la [[Grotta della Sibilla|grotta del Monte Sibilla]].