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A Roma studiò [[Composizione musicale|composizione]] con Matteo Simonelli, compositore e cantore della [[Cappella pontificia]]. Per diversi anni la sua attività si svolse esclusivamente nell'Urbe, dove fu al servizio del [[cardinale]] [[Benedetto Pamphilj]], da dicembre 1688 ad aprile 1690, ma che aveva servito in particolari occasioni fin dal 1678. Da aprile 1690 fino alla morte fu al servizio del cardinale [[Pietro Ottoboni]]. Fu inoltre protetto dalla regina [[Cristina di Svezia]], per la quale, fin dal 1679, compose [[Sonata|sonate]] e sinfonie per considerevoli organici strumentali, destinate alle riunioni della sua Accademia reale in Palazzo Riario. Nell'ambito di queste riunioni si ricorda l'esecuzione, avvenuta nel 1687, di un'''Accademia per musica'' di [[Bernardo Pasquini]] in onore dell'ambasciatore d'Inghilterra, con la partecipazione di centocinquanta archi, diretti da Corelli, e di un centinaio di cantori.
 
Nel [[1694]] fece parte del cosiddetto "coro d'Arcadia", un gruppo di virtuosi che comprendeva, tra gli strumentisti, il clavicembalista [[Bernardo Pasquini]]; il violinista Matteo Fornari (allievo di Corelli e costantemente al suo fianco come secondo violino), i violoncellisti e compositori [[Giovanni Lorenzo Lulier]] e [[Giovanni Bononcini]]. Nel [[1706]], insieme ad Bernardo Pasquini e Alessandro Scarlatti, fu tra i primi musicisti ammessi nell'[[Accademia dell'Arcadia]], con il nome di Arcomelo Erimanteo<ref>Arcomelo ((gr. ἀρχός e μέλος) può essere inteso come 'Principe della melodia' o come 'Principe della dolcezza'. Cfr. Ph. Borer, ''The Sweet Power of Strings'', p. 226</ref>.
 
Nel [[1702]] Corelli venne chiamato a [[Napoli]] per esibirsi alla corte vicereale, ma sembra che sia ritornato amareggiato perché umiliato da alcuni violinisti locali. A Roma continuò a essere chiamato come [[primo violino]] a capo di grandi orchestre per l'esecuzione di musiche sacre, oratori e serenate. Continuò fino al 1710 a prendere parte alle musiche straordinarie per la festa di S. Giacomo degli Spagnoli.<ref>[http://philidor.cmbv.fr/ark:/13681/5f9scvgh9rigtvxdp0pi/not-228239/(from)/search Jean Lionnet, ''Musiciens de Rome de 1570 à 1570'']</ref> La sua fama nazionale ed europea non venne però mai meno tra i contemporanei, e molti musicisti professionisti o dilettanti erano soliti frequentarlo nei loro soggiorni a Roma.
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