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Gregorio riorganizzò a fondo la [[liturgia]] romana, ordinando le fonti anteriori e componendo nuovi testi. L'epistolario (ci sono pervenute 848 lettere) e le omelie al popolo documentano ampiamente sulla sua molteplice attività e dimostrano la sua grande familiarità con i [[Testi sacri]].
 
Promosse quella modalità di canto tipicamente liturgico che da lui prese il nome di "[[canto gregoriano|gregoriano]]": il canto rituale in [[lingua latina]] adottato dalla [[Chiesa cattolica]], che comportò, di conseguenza, l'ampliamento della ''Schola cantorum''. [[Paolo Diacono]] e(scrive alcuneverso il 780), pur ricordando molte tradizioni giunte fino a lui, non ha una parola sul canto né sulla ''Schola''. Alcune illustrazioni di manoscritti dal [[IX secolo|IX]] al [[XIII secolo]] tramandano una leggenda secondo la quale Gregorio avrebbe dettato i suoi canti ad un monaco, alternando la dettatura a lunghe pause; il monaco, incuriosito, avrebbe scostato un lembo del paravento di stoffa che lo separava dal pontefice, per vedere cosa egli facesse durante i lunghi silenzi, assistendo così al miracolo di una colomba (che rappresenta naturalmente lo [[Spirito Santo]]), posata su una spalla del papa, che gli dettava a sua volta i canti all'orecchio. In realtà i manoscritti più antichi contenenti i canti del repertorio gregoriano risalgono al [[IX secolo]] e pertanto non si sa se lui stesso ne abbia composto qualcuno.
 
== Opere ==
Utente anonimo