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Minerva, protettrice dei Greci e quindi nemica dei troiani, quasi non viene citata nell'[[Eneide]] di Virgilio, dove compare fugacemnte solo nell'episodio della punizione di Aiace Oileo e nella scena della distruzione di Troia.
Successivamente però il celebre poeta romano [[Publio Ovidio Nasone]] la definì ''divinità dai mille compiti''. Minerva fu adorata in tutto l'impero, nella parte occidentale, di lingua latina, con il nome di Minerva, nella parte orientale, di lingua greca, con il nome di [[Atena]]. mantenendo sempre
Nell'iconografia viene solitamente raffigurata con l'aspetto di una giovane vergine guerriera, ritta in piedi con indosso la lunga veste greca (chitone) e sul petto una [[cotta di maglia]] o [[egida]] decorata dalla testa di [[Medusa (mitologia)]]; in testa o in mano ha un [[elmo]] crestato; è armata di scudo rotondo e di [[lancia (arma)|lancia]]. Più raramente è raffigurata seduta in trono, da sola o come parte della [[Triade capitolina]].
[[Dionigi di Alicarnasso]] riporta come l'antica città di ''[[Orvinio|Orvinium]]'', nell'epoca in cui era abitata dagli [[Aborigeni (mitologia)|Aborigeni]], fosse dominata da un tempio dedicato alla dea.<ref>[[Dionigi di Alicarnasso]], [[Antichità romane (Dionigi di Alicarnasso)|Antichità romane]], I 14.3</ref>
 
A Roma le erano dedicati diversi templi, di cui resta ancora memoria nella odierna denominazione di [[Piazza della Minerva]] e nella chiesa di [[Santa Maria sopra Minerva]] nei pressi del [[Pantheon (Roma)|Pantheon]]. Invece il cd. [[tempio di Minerva Medica]] nei pressi della Stazione Termini, in realtà era probabilmente un edificio privato o un ninfeo. Il culto di Minerva era tenuto nel [[tempio di Minerva( nel Foro transitorio)]] e sul [[Campidoglio]] dove la dea faceva parte della [[Triade Capitolina]], insieme a Giove e [[Giunone]]. Nel [[207 a.C.]] una [[gilda (storia)|gilda]] di poeti e attori venne creata per fare [[offerta votiva|offerte votive]] nel [[tempio di Minerva (Aventino)|Tempio di Minerva]] sull'[[Aventino]]. Tra gli altri membri merita una menzione speciale [[Livio Andronico]]. Il santuario aventiniano rimase un importante centro culturale per gli artisti per la maggior parte della [[Repubblica romana]].
 
I Romani ne celebravano la festa dal 19 al 23 marzo nei giorni che prendevano il nome di ''[[Quinquatria]]'', i primi cinque successivi alle [[Idi di marzo]], a partire dal diciannovesimo nel Calendario degli Artigiani. Una versione più contenuta, le ''[[Minusculae Quinquatria]]'', si teneva dopo le [[Idi di giugno]], il 13 giugno, con l'uso di [[flauto|flautisti]], molto usati nelle cerimonie religiose.
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