Differenze tra le versioni di "Paolo Caccia Dominioni"

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Partecipò poi anche alla [[seconda battaglia di El Alamein]] nel novembre 1942, con il suo 31° che era stato assegnato di rinforzo alla [[185ª Divisione paracadutisti "Folgore"]], riuscendo a sfuggire all'accerchiamento; il suo battaglione fu l'unico reparto organico superstite del X [[Corpo d'armata]] italiano; per tale risultato il [[maggiore]] Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo venne decorato della [[Medaglia d'argento al valor militare]].
 
Dopo un periodo di convalescenza, nel maggio [[1943]] si fece promotore della ricostituzione del Battaglione Genio guastatori alpini ad [[Asiago]], e ne assunse il comando fino all'[[8 settembre 1943]].
Sfuggito alla cattura tedesca, si diede alla macchia entrando nel gennaio [[1944]] a far parte della 106ª [[Brigate Garibaldi|brigata partigiana Garibaldi]].
 
Nella [[Resistenza italiana|Resistenza]], dopo varie vicissitudini, arrivò alla carica di [[Capo di Stato Maggiore]] del Corpo lombardo Volontari della Libertà nell'aprile [[1945]]. Per la partecipazione alla lotta partigiana ebbe la [[Medaglia di Bronzo al Valor Militare]].
 
===Nel dopoguerra===
Dopo la fine della guerra riprese la sua attività nello studio di ingegneria del Cairo, e nel [[1948]] venne incaricato dal governo italiano di redigere una relazione sullo stato del cimitero di guerra italiano di ''Quota 33'' ad [[El Alamein]], a cui seguì presto l'incarico di risistemazione.
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