Differenze tra le versioni di "Battaglia di Berlino"

Il destino di Berlino era comunque segnato ma la resistenza continuò, in maniera spesso fanatica.
 
La battaglia vera e propria iniziò il 25 aprile, quando il 1FB varcò il [[Hohenzollernkanal|canale ''Hohenzollern'']] all'altezza di [[Plötzensee]] e iniziò ad avanzare nei settori orientale e nord-orientale della città, scontrandosi però ben presto con resistenza opposta da elementi della IX divisione Paracadutisti del Reich nell'area industriale a cavallo fra l'Invalidenstraße e lola [[Stettiner Bahnhof|stazione di Stettino]]. Contemporaneamente, nel settore meridionale della città, l'VIII Armata delle Guardie e la I Armata Guardie corazzate si impadronivano dell'[[aeroporto di Tempelhof]], dopo aver messo in rotta le formazioni della ''Hitlerjugend''Gioventù hitleriana che lo difendevano assieme a reparti della difesa contraerea e della ''Muncheberg''. Quella notte stessa caddero i ponti di [[Spandau]] e [[Pichelsdorf]], difesi da alcune unità della Gioventù hitleriana.
 
Caduti i sobborghi esterni, la battaglia di Berlino si restrinse ai rioni di [[Mitte]], di [[Kreuzberg]] e di [[Prenzlauer Berg]], ovvero la linea di quartieri denominata "Cittadella". L'avanzata sovietica verso il centro della città si svolse lungo alcuni assi principali: da sud-est lungo la [[Frankfurter Allee]] (terminata ad [[Alexanderplatz]]); da sud lungo la Sonnenallee con termine a nord di [[Belle-Alliance-Platz]], da sud con arrivo nei pressi di [[Potsdamer Platz]] e da nord per arrestarsi vicino al ''[[Reichstag (edificio)|Reichstag]]''. Il Reichstag con il ponte Moltke, Alexanderplatz e i ponti sullosulla [[Havel]] a Spandau furono i luoghi dove i combattimenti furono più pesanti, con scontri casa per casa e [[combattimento corpo a corpo|corpo a corpo]]. I contingenti stranieri delle SS combatterono con particolare vigore perché erano ideologicamente motivati e perché sapevano che in ogni caso non sarebbero sopravvissuti alla cattura.
 
Il 27 aprile cadde l'aeroporto di [[Gatow (Berlino)|Gatow]]. Violentissimi combattimenti, con perdite enormi da entrambe le parti, infuriavano intanto alla [[Anhalter Bahnhof|stazione dell'Anhalt]] e sull'Alexanderplatz dove, tra le macerie dei capisaldi e le buche di granata, un pugno di SS agli ordini dello ''Standartenführer'' Hans Kempin resisteva ancora, appoggiato dagli ultimi carri del 29º reggimento Panzer.<ref>AA.VV, ''Storia delle SS e della Germania nazista'', Vol III, Edizioni Ferni, Ginevra 1975</ref>
 
Il 28 aprile Heinrici rifiutò l'ordine di Hitler di tenere Berlino a qualsiasi costo, e venne quindi sollevato dall'incarico e sostituito dal generale [[Kurt Student]] il giorno seguente.
 
Il 29 Hitler riunì per l'ultima volta i suoi collaboratori, espose loro la situazione generale e infine li congedò, dopo aver fatto giurare a ognuno di non lasciarsi prendere vivo. Intanto a Berlino si continuava a morire: a mezzogiorno le truppe di Cujckov si battevano già nella VosstrasseVoßstraße, sulla quale si affacciavano la Cancelleria e il Ministero dell'Aeronautica (quest'ultimo difeso dal 15º Battaglione SS, formato da fucilieri lettoni). Ma si combatteva anche nel resto della città: per esempio a [[Tempelhof]], dove 1200 ragazzi della Gioventù hitleriana tenevano ancora saldamente un tratto dell'aeroporto, e sullasul Moritzplatz, difesa dai volontari spagnoli della ''SS Freiwilligen Kompanie 101'' (detta anche ''Einsatzgruppe'' "Ezquerra", dal nome di Miguel Ezquerra, il suo comandante in capo).
 
Intanto nel bunker di Hitler ci si appigliava a ogni sottile speranza di salvezza e circolavano le idee più insensate. Persino il piano suicida del generale Weidling per una sortita fuori Berlino venne preso in seria considerazione: elementi della 18. Panzer e della 9. Divisione Aviotrasportata avrebbero dovuto forzare il blocco sovietico lungo la [[Heerstraße]], in direzione della Sprea, con le ultime munizioni rimaste e una manciata di blindati, per aprire un varco al Führer e al suo seguito verso il ponte di Spandau, un settore ancora tenuto dalla Gioventù hitleriana. Una volta giunti là, l'ultimo quadrato di SS della divisione ''Nordland'', affiancato dai resti di reparti scelti della ''Muncheberg'' e da un battaglione di polizia, avrebbe provveduto a scortare Hitler verso un luogo sicuro, oltre la sacca di Berlino.
Il 30 aprile, mentre le forze sovietiche si aprivano a ventaglio combattendo di strada in strada verso il centro di Berlino, Adolf Hitler sposò [[Eva Braun]] e poco dopo si suicidò assumendo [[cianuro]] e sparandosi. Il suo corpo fu avvolto nelle coperte impregnate di benzina e carbonizzato assieme a quello di Eva Braun, che lo aveva voluto seguire anche nell'ora della morte.
A questo punto i comandanti ancora in vita decisero che era venuto il momento di pensare a come uscire dalla sacca, tanto più che ormai i francesi della divisione ''Charlemagne'' si battevano, con le unghie e con i denti, a un centinaio di metri dal bunker.
Entro mezzogiorno il battaglione del capitano Neustroev, appartenente alla 150. Divisione Fucilieri, aveva occupato la Königsplatz e si preparava a dare l'assalto finale al Reichstag dove, nelle grandi sale vuote, si erano barricate duemila SS agli ordini dell'''ObersturmfuhrerObersturmführer'' Gerhard Babick. La lotta per impadronirsi di questo edificio simbolo sarebbe durata un intero pomeriggio.
 
Il 1º maggio (penultimo giorno di assedio), i miseri resti della ''Muncheberg'' (gen. Mummert) si radunarono nel [[Großer Tiergarten|Tiergarten]], assieme a quelli della ''Nordland'' e della ''Charlemagne'', comandati rispettivamente da Ziegler e da Krukenberg: in tutto poco più di 800 uomini malridotti, senza mortai né mitragliatrici, con appena cinque Panzer, di cui due erano cacciacarri [[Elefant (cacciacarri)|Elefant]] e gli altri BA10 di preda bellica e Tiger II dell'11º reggimento Panzer (PanzerAbteilung) ''Hermann von Salza'' delle SS<ref>. A Berlino vi fu praticamente di tutto: oltre ai già menzionati Tiger II dell'11º reggimento SS, c'erano vari esemplari di Stug III e un certo numero di cacciacarri ''Hetzer'' e ''Brümmbar'' (utilissismi in questo genere di combattimento) dell'''SS PanzerAbteilung 503'', oltre naturalmente ai ''Panzer IV'' nella versione a canna lunga. Ci sono poi vecchie foto d'epoca che mostrano un curioso esemplare di Pz. I con un cannone da 75 mm montato sullo scafo: questo dimostra che, essenzialmente, tutto ciò che montava un cannone e camminava fu utilizzato, mentre ciò che non poteva muoversi divenne una postazione fissa.</ref>
Appoggiati da questi pochi mezzi e spinti dalla forza della disperazione, i tre comandanti decisero di tentare di uscire dalla sacca di Berlino alla testa dei loro uomini - gran parte dei quali aveva portato con sé la propria famiglia - sfondando in direzione di [[Pichelsdorf]]; per farlo, si divisero in due piccoli ''Kampfgruppe'', il primo dei quali avrebbe lasciato il bunker alle nove. Al primo gruppo si unirono anche diversi volontari della XVIII Panzer, mentre al secondo si aggregarono alcuni membri dello stato maggiore del Führer, tra cui Bormann. Il ''Brigadeführer'' Mohnke (rimasto il più alto in grado) ordinò loro di riunire tutta la benzina e gli esplosivi rimasti, e di dare fuoco al bunker. Erano le nove di sera quando il primo gruppo lasciò il bunker diretto verso la vicina [[Kaiserhof (metropolitana di Berlino)|stazione della metropolitana di Kaiserhof]]. Ne facevano parte Otto Günsche, colonnello e guardia del corpo di Hitler, l'ambasciatore Hewel, l'ammiraglio Voss, Heinz Linge, il cameriere di Hitler, le sue tre segretarie, e il suo pilota personale, Baur<ref>Joachim Fest, ''La disfatta. Gli ultimi giorni di Hitler e la fine del Terzo Reich'', Garzanti 2003</ref>. Non andarono lontano: scoperti dai russi durante la fuga, alcuni di loro si suicidarono, gli altri furono tutti presi prigionieri; tra questi ultimi, il ''Brigadeführer SS'' Mohnke e il colonnello Günsche.
 
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