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Diogene Laerzio III 24
Il [[concetto]] di '''elemento''' (in greco, στοιχεῖον, ''stoicheion''; al plurale, στοιχεία, ''stoicheia'') indica, a partire dalla filosofia greca antica, un componente primo, minimo, cioè non ulteriormente riducibile o analizzabile, di un insieme composto.
 
Come testimoniato da [[Diogene Laerzio]] (III, 24), [[Platone]] è stato il primo a parlare, in [[filosofia]], di ''stoicheia'' (''[[Teeteto]]'', 203 c)<ref>"τὸ μὴ γνωστὸν εἶναι τὸ στοιχεῖον ἀλλὰ τὴν συλλαβὴν ἆρ᾽ ὀρθῶςἀποδεδείγμεθα;" ([http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus:text:1999.01.0171:text=Theaet.:section=203c&highlight=stoixei%3Don testo su perseus.tufts.edu]); "Abbiamo dunque dimostrato in maniera corretta che la lettera è inconoscibile mentre è conoscibile la sillaba?" (Platone, ''Teeteto'', tr. di Franco Ferrari, Milano, BUR, 2011, p. 497.</ref><ref>"This is said to be the first occurrence [of στοιχεία] as applied to the elements of physical things", F. M. Cornford, ''Plato’s Theory of Knowledge''. Londra, Kegan Paul 1935, p. 143. Secondo [[Eudemo da Rodi]] Platone fu il primo ad utilizzare "stoicheion" in senso cosmologico (Fritz Wehrli (a cura di), ''Die Schule des Aristoteles. Eudemus von Rhodos. Texte und Kommentar'', Basel, Schwabe & Co., 1969, fr. 31.)</ref>, riprendendo ed espandendo il significato comune ai suoi tempi di 'lettere dell'alfabeto'. Mentre la sillaba ''so'' del nome ''Socrate'' può essere conosciuta dai suoi elementi ''s'' e ''o'', questi ultimi elementi non possono essere ulteriormente analizzati<ref>Dice Teeteto: "καὶ πῶς τοῦ στοιχείου τις ἐρεῖ στοιχεῖα;", 'come si può credere di trovare gli elementi di un elemento?'.</ref>.
 
{{Citazione|Infatti, dal canto mio, mi è sembrato di sentire alcuni dire che i primi elementi (στοιχεία), per così dire, di cui siamo composti noi e le altre cose, non hanno spiegazione.|Platone, Teeteto, 201e}}
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