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=== Condanna a morte ed esecuzione ===
Non vi era una unanimità circa la necessità di giudicare o meno il sovrano. La maggioranza parlamentare era favorevole, ma alcuni leader [[montagnardi]], tra i quali [[Maximilien de Robespierre|Robespierre]] e [[Louis Antoine de Saint-Just|Saint-Just]], premevano per una condanna senza processo, nel timore che un'eventuale assoluzione del re gettasse discredito sulla Rivoluzione. Il resto della Montagna era però in linea con le idee dei [[Girondini]] - anche se questi ultimi avrebbero preferito un rinvio - e della [[Marais (Rivoluzione francese)|Pianura]]: il 5 dicembre la [[Convenzione nazionale]] decise di processare il sovrano e il 10 venne presentato un ''Atto enunciativo dei crimini di Luigi'', tra i quali l'alto tradimento a causa dei documenti dell'armadio di ferro.
 
Contrariamente ai regolari processi svoltisi alla [[Conciergerie]], venne deciso di svolgere il processo a Luigi XVI presso l'aula del parlamento del [[Palazzo delle Tuileries]], dinnanzi ai deputati dell'[[Assemblea nazionale costituente]], i quali ebbero il compito di decidere sulla sorte dell'ex sovrano una volta terminato il processo. La prima apparizione di Luigi davanti all'Assemblea avvenne il 21 dicembre. Il sovrano decise di affidare l'organizzazione della difesa a [[François Denis Tronchet|Tronchet]] e [[Guillaume-Chrétien de Lamoignon de Malesherbes|Malesherbes]], i quali individuarono nel giovane [[Raymond de Sèze]] l'avvocato giusto per l'arringa, pronunciata il 26. Dal 14 gennaio i deputati furono chiamati a esprimersi sulla colpevolezza dell'imputato, sull'opportunità di rivolgersi al giudizio popolare e sull'eventuale pena da infliggere al re.<ref>F. Furet-D. Richet, ''La Rivoluzione francese'', Bari 1998, tomo primo, pp. 213 e ss.</ref>
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