Paul Morphy: differenze tra le versioni

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== Un'interpretazione psicoanalitica ==
Negli ultimi anni Morphy fu afflitto da [[disturbi psichici]], identificati come una forma di [[paranoia]]. Accusò il cognato, che amministrava i beni paterni, di averlo derubato, sfidandolo a duello e poi citandolo in tribunale, che giudicò infondate le sue accuse. Temeva di essere avvelenato e credeva che un suo intimo amico, un certo Binder, volesse distruggere i suoi abiti e poi ucciderlo. Arrivò così ad aggredirlo.
 
Aveva abitudini meticolose e programmava ogni sua giornata allo stesso modo: faceva una passeggiata mattutina, durante la quale si fermava a fissare tutte le donne graziose che incrociava, passava il pomeriggio in casa con la madre senza voler vedere nessuno, e ogni sera si recava a teatro. S'irritava quando sentiva parlare di scacchi e quando gli fu chiesto di scrivere la propria biografia, da inserire in una raccolta delle personalità più illustri della [[Louisiana]], rifiutò sdegnato, affermando che suo padre gli aveva lasciato in eredità 146.162,54 dollari e che egli, non avendo mai esercitato alcuna professione, non aveva nulla da comunicare riguardo a se stesso.
 
Il noto psicoanalista [[Ernest Jones]] dedicò a Morphy un saggio. Il rifiuto di Staunton di accettare la sua sfida sarebbe stato il motivo scatenante della sua [[psicosi]]. Inconsciamente, Morphy avrebbe identificato il giocatore inglese con suo padre - dal quale aveva appreso il gioco degli scacchi - e il rifiuto sprezzante di Staunton che era, con Anderssen, il miglior giocatore del tempo, sarebbe equivalso a un rimprovero e allo smascheramento dei propri impulsi sessuali aggressivi verso il padre. Da qui la decisione di abbandonare gli scacchi e di considerarli indegni di essere praticati come una vera e propria professione.
 
D'altra parte, Morphy non esercitò nessun'altra professione, perché egli in realtà giudicava gli scacchi molto seriamente e sentiva che quella di giocatore di scacchi era la sua autentica vocazione. Da questa contraddizione derivò un'ulteriore regressione e il manifestarsi della psicosi. Anche il fatto che egli abbia trascritto e conservato le sue partite, la maggior parte delle quali estemporanee e di scarso valore, testimonierebbe il suo [[inconscio]] [[esibizionismo]], e il timore di essere smascherato, ossia « messo a nudo », spiegherebbe la [[fobia]] di essere privato degli abiti dall'amico Binder.
 
Finché giocò a scacchi, sublimò la rivalità verso il padre, i suoi impulsi aggressivi - egli fu noto come giocatore di estrema gentilezza e signorilità - e represse il timore di essere aggredito. Abbandonando gli scacchi e il mondo fantastico che questi rappresentano, non distinse più fantasia e realtà: s'identificò psicoticamente con il padre e regredì all'infanzia, manifestando impulsi voyeuristici, rivelati dall'insistenza con cui guardava le donne o dal fatto che nella sua stanza disponeva a semicerchio scarpe femminili.<ref>L'analisi è tratta da R. Fine, ''La psicologia del giocatore di scacchi'', 1976, pp. 58-66.</ref>
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