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È il protagonista e narratore della vicenda. Sul nome del protagonista, Pirandello stesso ci ha suggerito un'ipotesi interpretativa attraverso le parole di Roberto Pascal, fratello di Mattia: « Mattia, l'ho sempre detto io, Mattia, matto… matto! Ma no! Matto!».<ref>Luigi Pirandello, Op. Cit., p. 210.</ref>
 
Anche il cognome Pascal non sembra una scelta casuale. Il cognome Pascal, tipico dell'area piemontese-ligure, allude infatti alla resurrezione<ref>Luigi Sedita, ''La maschera del nome. Tre saggi di onomastica pirandelliana'', Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1988, p. 20.: «Pascal è un cognome presente in Italia nell'area di confine ligure piemontese; come il corrispettivo Pascale diffuso in tutto il paese (…) è la cognomizzazione del nome Pasquale (…). Pirandello avrà voluto dare una coloritura ligure al nome del personaggio dal momento che Miragno, il paese di Mattia, è immaginato in Liguria? (…). Il cognome Pascal(e) rimanda evidentemente alla Pasqua ed è quindi allusivo della Resurrezione».</ref>. Tuttavia, secondo alcuni studiosi, Pirandello nella scelta del cognome Pascal si sarebbe ispirato a un filosofo francese, [[Théophile Pascal]]<ref>Giovanni Macchia, ''Pirandello o la stanza della tortura'', Mondadori, Milano 1981, p. 46.</ref> le cui opere sono presenti nella biblioteca del personaggio Anselmo Paleari. Il personaggio si dimostra essere un attento osservatore della realtà e della società che lo circonda narrando fatti accaduti che riguardano altre persone che fanno parte della sua vita, infatti ad ognuna di esse offre una caratterizzazione fisica e psicologica. Egli è intollerante ai comportamenti della suocera, la vedova Pescatore, Marianna Dondi, ed ella è una delle numerose cause che condurranno Mattia alla decisione di fuga; essa infatti si può considerare l'antagonista di Mattia, e dunque tormentatrice della sua vita coniugale. Da un '''punto di vista fisico '''si può dedurre che egli non è un bell'uomo, di corporatura robusta e porta i capelli molto corti e la barba ben curata, la sua particolarità e ciò che marca il suo aspetto è lo strabismo dell'occhio sinistro. Nelle vesti di Adriano Meis egli porta i capelli lunghi che lo fanno assomigliare ad un "filosofo tedesco ", è sbarbato e col tempo si fa correggere il suo difetto all'occhio con un'operazione chirurgica. (p.&nbsp;92) Il protagonista narra che il nome di " Adriano Meis" gli fu offerto in treno, partito da poche ore da Alenga per Torino, viaggiando con due signori che discutevano animatamente di iconografia cristiana. Accadde che uno dei vecchi ripeté il nome "Adriano ", tante volte, sempre con gli occhi rivolti a Mattia, e in seguito ad una domanda pronunciò "Camillo de Meis". Mattia credette che gridasse a lui quel nome e ripetendo meccanicamente il nome " Adriano ", alla fine buttò via quel "de" e tenne il "Meis". Gli parve che questo nome quadrasse bene con il suo aspetto e si battezzò " Adriano Meis". Per quanto riguarda la '''caratterizzazione culturale e socio- economica'''(p40) di Mattia, essa è pessima in quanto egli stesso narra, rivolgendosi anche a Berto (suo fratello): "Fummo due scioperati; non ci volemmo dar pensiero di nulla, seguitando, da grandi, a vivere come nostra madre, da piccoli, ci aveva abituati". Dunque la madre non ha mai voluto mandarli a scuola e così un tal Pinzone divenne il loro precettore, il quale allevò i due con false citazioni di autori inventati, per cui Mattia aveva ricevuto una educazione che rasentava l'analfabetismo. Da un punto di vista economico, egli possiede dei poderi, ma spesso parla di una mancanza di qualsiasi capacità, quindi di un'inettitudine da parte di Batta Malagna, una persona avida, che contribuisce a creare i problemi economici del Pascal. Quando il padre era ancora in vita, la famiglia Pascal godeva di una posizione sociale privilegiata e di una discreta disponibilità economica; dopo la morte del padre, la famiglia Pascal subì dei torti da parte di Batta Malagna e Mattia Pascal dovette andare a lavorare come bibliotecario. Da un '''punto di vista psicologico, '''Mattia assume atteggiamenti negativi e mostra rancore nei confronti di Batta Malagna, persona avida, la vedova Pescatore, persona gelida, Terenzio Papiano, sembra voglia approfittarsi di Adriana; dunque Mattia è anche una persona a cui stanno a cuore le persone a lui care, infatti mostra empatia, dunque compassione nei confronti della madre e dunque verso Adriana, la quale è una persona debole e istigata da Terenzio Papiano. Mattia è una persona molto malinconica, questo anche perché si trova in solitudine, dunque ciò mostra anche un'inaspettata forza. Mattia discute di forti contrasti esistenziali che lo assillano, con il signor Anselmo Paleari, come la vita, la morte, e anche la cosiddetta "lanterninosofia ".
 
'''La madre di Mattia'''
 
=== Oliva ===
Ragazza del paese, povera e onesta e corteggiata da Mattia. Sposata con il Malagna, che poi vuole lasciare perché non gli ha dato figli, con lei il Mattia intrattiene una relazione sessuale a dispetto del Malagna in modo che la giovane non sia umiliata. Così rimane incinta dello stesso Mattia, il figlio però verrà cresciuto da Batta Malagna come se fosse suo. In questo modo Mattia si vendica di Malagna e risarcisce Oliva.
 
=== Anselmo Paleari ===
2 567 011

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