Differenze tra le versioni di "Sanpei Shirato"

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Avverso all'omologazione che il mercato tradizionale imponeva ai lavori in commercio, così come alla necessità di attenuare la portata comunicativa delle sue storie nell'ottica di una censura necessaria ad una maggior vendita, Shirato rifiuta a lungo di commercializzare i propri lavori attraverso le grandi case editrici, ripiegando sul sistema del ''kashihon'', qualcosa di simile ad un prestito bibliotecario che si poteva ottenere previa modicissima spesa. Quasi tutte le sue opere, ''in primis'' e soprattutto quelle più famose (''Ninja Bugeicho'', ''Kamui Den'', ''Kamui Gaiden'') si diffondono inizialmente tramite questo sistema: non raggiungono mai un pubblico estesissimo, quindi, ma un pubblico fedelissimo e affezionato sì.
 
Fin dai suoi primi lavori, Sampei Shirato esplora in modo realistico l'universo dei ninja, specialmente nel [[Giappone#Era medievale|Giappone medioevale]]: non per niente il suo primo successo (pubblicato tra 1959 e 1962), si intitola ''Ninja bukeiko Kagemaru Den'' ovvero, tradotto alla buona, "L'apprendistato di un ninja, la leggenda di Kagemaru". Quest'opera, inedita in [[Italia]] fino al febbraio [[2012]], diviene un grande successo anche e soprattutto per i suoi contenuti ideologici: è infatti una delle letture più diffuse all'interno dei movimenti studenteschi che, tra gli anni sessanta e settanta, scuotono la coscienza civile del Giappone. Questo modo di raccontare pregno di significati e dotato di una lettura ben precisa - seppur mascherata - delle vicende contemporanee è uno dei marchi di fabbrica della poetica di Shirato, e lo ritroviamo praticamente ovunque nella sua restante produzione (per lo più improntata su lavori di genere analogo, ma non solo), e avvicina l'autore al genere di cui è divenuto maestro indiscusso, il ''[[gekiga]]''.
 
Il maestro ha negli anni creato una società propria, la Akame Production, attraverso la quale tutt'oggi continua a realizzare e a completare i propri racconti.
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