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{{citazione|facimme caccià l’oro de’ piducchie|dal libro "La camorra" di [[Monnier]]}}
 
I progenitori della camorra storica, quella ottocentesca, esistevano nel XVII secolo ed erano detti ''compagnoni'' che si muovevano in quattro e vivevano alle spalle di prostitute, controllando il gioco d'azzardo e facendo rapine. In ogni quartiere napoletano c'era un gruppo di ''compagnoni'' di cui era membro anche qualche nobile. Il loro luogo d'incontro era la taverna "del Crispano", presso l'attuale [[Stazione Centrale di Napoli]]. Anche il canonico [[Giulio Genoino (XVII secolo)|Giulio Genoino]], ispiratore della rivolta di [[Masaniello]], si faceva proteggere da ''compagnoni''. Vi erano pure i ''cappiatori'', ladri di strada, e i ''campeadores'', rapinatori con coltelli. Alla fine del XVII secolo a Napoli ci furono 1338 impiccati, 17 capi giustiziati, 57 decapitati, 913 condannati alla galera. Nel periodo del vicereame spagnolo il criminale più noto fu Cesare Riccardi, detto "abate Cesare", a capo di una banda di criminali.<ref>[{{Cita web|url=http://www.storiain.net/storia/le-scorrerie-dellabate-cesare-bandito-nella-basilicata-del-xvii-secolo/ |titolo=LE SCORRERIE DELL’ABATE CESARE, BANDITO NELLA BASILICATA DEL XVII SECOLO]|lingua=it-IT|accesso=2019-04-09}}</ref><ref>"Le radici spagnole della camorra", ''Focus storia'', febbraio 2017, n. 124, pag. 109.</ref>
 
=== La carestia del 1764 ===
=== La ''Bella Società Riformata'' ===
[[File:Camorristi-1906.jpg|thumb|Uomini e donne della camorra sfregiati (disegni del [[1906]]).]]
Nel [[1820]] la "''Bella Società Riformata''" si costituì ufficialmente, riunendosi nella [[chiesa di Santa Caterina a Formiello]] a [[Porta Capuana]]; i camorristi napoletani definivano la loro organizzazione anche come "''Società della Umirtà''" o "''Annurata Suggità''" ("''[[Onorata società (termine)|Onorata Società]]''") per alludere alla difesa del loro "onore", che consisteva nell'[[omertà]] (''Umirtà''), cioè il codice malavitoso del silenzio e dell'obbligo a non parlare degli affari interni all'organizzazione con la polizia<ref>[{{Cita web|url=http://www.treccani.it//enciclopedia/onorata-societa/ |titolo=Onorata Societasocietà nell'Enciclopedia Treccani<!|sito=www.treccani.it|lingua=it-IT|accesso=2019- Titolo generato automaticamente 04-->]09}}</ref><ref>[http{{Cita libro|nome=Alberto|cognome=Consiglio|titolo=La camorra a Napoli|url=https://books.google.it/books?id=B1U47jkA8q8C&pg=PA48&dq=societ%C3%A0+della+umirt%C3%A0&hl=it&sa=X&ei=6LHJUqXaBK6XyQPcvIHADA&ved|accesso=0CDcQ6AEwAA#v2019-04-09|data=onepage&q2005|editore=societ%C3%A0%20della%20umirt%C3%A0&fGuida Editori|lingua=false Alberto Consiglio, ''La camorra a Napoli'', 2005]it|ISBN=9788871889177}}</ref>.
 
Per accedere all'organizzazione era previsto un vero e proprio rito di iniziazione definito "''zumpata''" (o dichiaramento) che consisteva in una sorta di duello rusticano. Questo si spiega soprattutto con il fatto che i camorristi ebbero sempre l'ambizione di imitare i nobili. Impiegando il coltello o la spada cercavano di dimostrare il loro "valore" in questa sorta di scontri. Le fasi preliminari della zumpata erano l'''appìcceco'', il litigio, il ragionamento, tentativo di composizione della controversia, banchetto e poi duello. Se il combattimento all'arma bianca si poteva tenere in una qualsiasi zona affollata l'utilizzo di una pistola richiedeva, invece un luogo solitario.
 
Nei primi anni del regno di [[Ferdinando II delle Due Sicilie|Ferdinando II]] divenne famoso Michele Aitollo detto "Michele 'a Nubiltà', costui i giovedì presiedeva una sorta di corte di giustizia in un basso napoletano, per dirimere litigi fra persone del popolo minuto, e talvolta per questa sua funzione pacificatrice si pronunciava anche su persone inviategli da Luigi Salvatores, commissario di Pubblica Sicurezza del rione Porto, e perfino Gennaro Piscopo il prefetto di polizia<ref>vedi pag. 25, V. Paliotti, 2002</ref>.Intorno al 1840, Aniello Ausiello di Porta Capuana spadroneggiava. I guadagni alla sua ''paranza'' arrivavano dalla partecipazione alle periodiche aste organizzate dall'esercito, che vendeva in quel modo i cavalli di scarto<ref name="La camorra di Gigi Di Fiore">La camorra di Gigi Di Fiore.</ref>.
 
Secondo [[Marc Monnier]], "la camorra fu rispettata, usata spesso sotto i Borbone fino al [[1848]]. Essa formava una specie di polizia scismatica, meglio istruita sui delitti comuni della polizia ortodossa, che occupavasi soltanto dei delitti politici. [...] Inoltre la camorra [...] era incaricata della polizia delle prigioni, dei mercati, delle bische, dei lupanari e di tutti i luoghi malfamati della città".<ref>{{Cita libro |url = http://books.google.it/books?id=tGo5AAAAcAAJ&dq=camorra%20borboni&hl=it&pg=PA84#v=onepage&q=camorra%20borboni&f=false |accesso= 19 novembre 2011 |autore =[[Marc Monnier]] |titolo = La Camorra: Notizie storiche raccolte e documentate|editore = |p = 84 }}</ref> Con lo scoppio della [[Rivoluzione del 1848|rivoluzione]] infatti alcuni importanti camorristi (quali Luigi Cozzolino detto il "Persianaro", Michele Russomartino detto il "Piazziere", Andrea Esposito detto “Andreuccio di Porta Nolana” e addirittura il capo della camorra del quartiere Mercato Salvatore Colombo, entrato nella setta dell’Unità Italiana) passarono dalla parte dei liberali nella lotta anti-assolutista, partecipando agli scontri di piazza<ref>{{Cita pubblicazione|autore=Antonio Fiore|titolo=La politicizzazione della camorra. Le fonti di polizia a Napoli (1848-60)|rivista=Meridiana. Rivista di storia e scienze sociali|numero=78}}</ref>. Ciò determinerà le prime repressioni su vasta scala della camorra a Napoli, portate avanti dai ministri della polizia Gaetano Peccheneda prima (nel 1849-50) e Luigi Ajossa poi (nel 1859-60).
 
Mussolini sottovalutò il fenomeno camorristico, tanto che concesse la grazia a molti dei camorristi condannati a Viterbo, sicuro che nel nuovo assetto dittatoriale questi non avrebbero costituito più un pericolo.
Molti delinquenti diventarono squadristi entrando a far parte delle squadre fasciste ed ebbero in cambio il silenzio sul loro passato.<ref>Enzo Ciconte, Storia criminale. La resistibile ascesa di mafia, 'ndrangheta e camorra, dall'Ottocento ai giorni nostri, Rubbettino Editore, 2008.</ref>. Nel 1921, proliferano i sindacati padronali da contrapporre a quelli operai. Il fascismo usa una tattica abile. Usa i camorristi per reprimere la delinquenza, con il miraggio di cancellare loro i reati e assicurare impieghi. In molti si prestano a questo disegno.<ref name="ReferenceA" />. E, naturalmente, per animarli, servono squadre armate pronte a tutto, che non hanno nulla da perdere. Il primo sindacato padronale è quello dei camerieri. Nasce con l'appoggio di Guido Scaletti, piccolo camorrista della zona dei Quartieri Spagnoli.<ref name="ReferenceA">{{cita libro |titolo=La Camorra e le sue storie |autore=Gigi Di Fiore |editore=UTET |anno=2016 |isbn=978-88-511-3764-9}}</ref>Arturo Cocco, ad esempio, camorrista del quartiere Sanità aveva fiutato il vento e si era gettato tra le braccia del regime. Il suo ascendente nella sua zona d'origine poteva ben servire a controllare che tutto andasse a dovere e la polizia si avvantaggiava dei servigi di Cocco<ref name="ReferenceA"/>.Un altro guappo violento, Marco Buonocuore, sparò a un operaio antifascista e ottenne buoni incarichi pubblici. L'iscrizione al Partito Fascista era comunque agevolata, senza tener conto della fedina penale<ref name="ReferenceA"/>. Al quartiere Sanità, Salvatore Cinicola, detto ''macchiudella'' con un passato da guappo, fu ben lieto, in cambio di favori e onori, di diventare informatore della polizia, facendo, come amava ripetere da ''veleno della malavita''. Il 25 luglio del 1943, con la caduta di "Mussolini", la gente del quartiere tentò di linciarlo. Fu proprio Luigi Campoluongo a salvarlo. La vita gli fu risparmiata, ma la gente lo costrinse comunque a girare per via dei Vergini tutto imbrattato di sterco<ref name="ReferenceA"/>. Anche a Bagnoli ci furono personaggi violenti impegnati a tenere a freno gli operai dell'Ilva(poi Italsider): i fratelli Vittorio e Armando Aubry<ref name="ReferenceA"/>. In cambio, fino al 1935, ottennero l'appalto delle operazioni di carico e scarico ai pontili della fabbrica. Un controllo che consentiva anche buoni guadagni con il contrabbando, che passava attraverso quella piattaforma. Poi, cominciò la stretta del regime. La mano ferma contro la criminalità, che agli inizi era servita al fascismo per affermarsi. Centinaia di delinquenti, piccoli e grandi, vennero inviati al confino. L'obiettivo era duplice: arrestare i camorristi scomodi, restii ai patti con la polizia: dare all'opinione pubblica dimostrazione di una mano ferma contro la criminalità, legando ancora di più al regime i delinquenti più morbidi<ref name="ReferenceA"/>. Scrive Paolo Ricci:''"La camorra aveva riacquistato parte nella sua consistenza nel marasma del dopoguerra. Tuttavia essa non aderì in un primo momento che in minima parte all'invito dei fascisti.[...] Fu un periodo confuso, in cui in certi quartieri ( ad esempio ai Vergini) la camorra (o quello che rimaneva , trasformata, adattata ai nuovi tempi, di essa) si alleò con il popolo nella lotta contro le squadracce d'azione e in altri quartieri, specie in quelli di periferia, invece, i guappi facevano parte delle squadre di azione [...] Nelle fabbriche i padroni e i dirigenti puntavano sui guappi per spezzare l'unità operaia<ref name="ReferenceA"/>.
 
Negli anni di crescita del fascismo, quando nel partito di Mussolini a Napoli si fronteggiano il movimentismo di Aurelio Padovani con le tendenze istituzionali di Paolo Greco, nei diversi quartieri gli appoggi malavitosi non sono chiari<ref>{{Cita libro|nome=Di Fiore,|cognome=Gigi.|titolo=Potere camorrista : quattro secoli di malanapoli|url=http://worldcat.org/oclc/30079756|accesso=11 febbraio 2019|data=1993|editore=A. Guida|OCLC=30079756|ISBN=88-7188-084-6}}</ref>.
A Casignana spararono contro i contadini che avevano occupato le terre<ref name="Ciconte">{{cita libro |titolo=campieri e mafiosi in camicia nera insieme ai carabinieri |autore=Enzo Ciconte |collana=Storia criminale.La resistibile ascesa di mafia, 'ndrangheta e camorra, dall'Ottocento ai giorni nostri |editore=Rubbettino Editore |anno=2008}}</ref>.
=== Gli anni dai '70 ai '90: dalla ''Nuova Camorra Organizzata'' al ''clan dei casalesi'' ===
{{Vedi anche|Carmine Alfieri|Clan dei casalesi|Faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia|Nuova Camorra Organizzata|Nuova Famiglia}}
Gli anni [[1973]]-[[1974]] videro un boom del contrabbando di [[sigaretta|sigarette]] estere, che aveva il suo centro di smistamento a [[Napoli]]: infatti nei primi [[anni 1970|anni settanta]] numerosi mafiosi [[Palermo|palermitani]] ([[Stefano Bontate]], Vincenzo Spadaro, [[Gaetano Riina]] e Salvatore Bagarella) vennero inviati al [[soggiorno obbligato]] in [[Campania]]<ref name=autogenerato1>{{Cita news|url=http://www.csm.it/quaderni/quad_99a/quad_99_3.pdf|titolo=L'atteggiarsi delle associazioni mafiose sulla base delle esperienze processuali acquisite: la Camorra - Procura della Repubblica di Napoli|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20070205102450/http://www.csm.it/quaderni/quad_99a/quad_99_3.pdf|dataarchivio=5 febbraio 2007}}</ref>, consentendogli di avviare rapporti con [[Michele Zaza]] e altri camorristi [[Napoli|napoletani]], attraverso i quali acquistavano i carichi di sigarette<ref>[{{Cita web|url=http://www.scuoladusmetnicolosivagliengoserramenti.it/didattica/noisiamo/antologia/a|titolo=Vagliengo Serramenti -imiliardidelladroga.htm IPorte miliardie dellaSerramenti droga]Piossasco|sito=www.vagliengoserramenti.it|lingua=it|accesso=2019-04-09}}</ref><ref>[http{{Cita web|url=https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/10/03/napoli-palermo-cosi-comincio-la-grande-alleanza.html?ref|titolo=searchNAPOLI NapoliE ePALERMO PalermoCOSI' cosìCOMINCIO' cominciòLA laGRANDE grandeALLEANZA alleanza- -la Repubblica.it<!-|sito=Archivio - Titolo generato automaticamentela Repubblica.it|lingua=it|accesso=2019-04->]09}}</ref>; addirittura nel [[1974]] i mafiosi siciliani provvidero ad [[Punciuta|affiliare]] a [[Cosa nostra]] Zaza, i [[Clan Nuvoletta|fratelli Nuvoletta]], [[Antonio Bardellino]] e altri in modo da tenerli sotto controllo e di lusingarne le vanità, autorizzandoli anche a formare una propria [[Famiglia (mafia)|Famiglia]] a [[Napoli]]: secondo il collaboratore di giustizia [[Antonino Calderone]], il capo della [[Famiglia (mafia)|Famiglia]] di [[Napoli]] era Salvatore Zaza (fratello di Michele), il ''[[consigliere (mafia)|consigliere]]'' era Giuseppe Liguori (detto "Peppe 'o Biondo", suocero di [[Michele Zaza]]) e i [[capodecina|capidecina]] erano Giuseppe Sciorio e i [[Clan Nuvoletta|fratelli Nuvoletta]]<ref>[http://archiviopiolatorre.camera.it/img-repo/fondo_zupo/Sez._I_serie_0001_Vol_022.pdf Interrogatorio del collaboratore di giustizia Antonino Calderone]</ref>.
 
Nella metà degli [[anni 1970|anni settanta]], dal [[carcere di Poggioreale]], nel quale è rinchiuso per [[omicidio]], [[Raffaele Cutolo]] inizia a realizzare il suo progetto: ristrutturare la camorra come organizzazione gerarchica in senso mafioso, sfruttando il nuovo business della [[droga]]; nasce così la [[Nuova Camorra Organizzata]] (N.C.O.).
La [[Nuova Camorra Organizzata|NCO]] tentò di imporre il controllo su tutte le attività illecite e ciò spinse le organizzazioni contrabbandiere napoletane e siciliane, rappresentate da Zaza, dai [[Clan Nuvoletta|fratelli Nuvoletta]] e da Bardellino, a riunirsi sotto il nome di [[Nuova Famiglia]] (NF), per portare [[guerra]] alla camorra [[Raffaele Cutolo|cutoliana]].<ref name=autogenerato1 /> La guerra tra le due organizzazioni criminali è spietata e si conclude nei primi [[anni 1980|anni ottanta]] con la sconfitta della [[Nuova Camorra Organizzata|NCO]]. Le vittime sono molte centinaia, tra esse anche molti innocenti. In questa fase ci fu anche una connessione generata dal "[[Ciro Cirillo|Caso Cirillo]]" tra camorra e [[Brigate Rosse]]. Dal 1979 la camorra ha ucciso 3600 persone, tra esse anche molti innocenti.<ref>{{cita libro|titolo=Gomorra|autore=Roberto Saviano|p=133|anno=2011}}</ref>.
 
Nel [[1992]] il boss [[Carmine Alfieri]] tentò di dare alla malavita organizzata nella regione una struttura verticistica creando la ''Nuova Mafia Campana'' (NMC),<ref>[{{Cita libro|cognome=D'Amato|titolo=La mafia allo specchio. La trasformazione mediatica del mafioso: La trasformazione mediatica del mafioso|url=https://books.google.it/books?id=AZwrAQAAQBAJ&pg=PA31&lpg=PA31&dq=Nuova+Mafia+Campana&source=bl&ots=lRHLp2JshC&sig=pd77b4LtUgzmPNrumUDfqYEQnk4&hl=it&sa=X&ei=5eI_VausNMjnUqqcgfAI&ved=0CCUQ6AEwATgK#v=onepage&q=Nuova%20Mafia%20Campana&f=false ''La mafia allo specchio la trasformazione mediatica del mafioso'' di Marina D'Amato |accesso=2019-04-09|data=2013|editore=FrancoAngeli editore, Milano 2013 pag. 31]|lingua=it|ISBN=9788820419691}}</ref> anch'essa scomparsa dopo poco tempo, ma nel corso degli anni novanta la camorra rafforza la sua struttura di tipo orizzontale (con varie bande territoriali più o meno in lotta tra loro) non verticistica fatta eccezione per alcuni pochi [[cartello|cartelli]], tra cui il [[clan dei casalesi]] che si strutturò in modo verticistico, formato da una dozzina di clan con una cassa comune.{{senza fonte}}
 
=== Il XXI secolo ===
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