Differenze tra le versioni di "Fibra proteica"

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Dopo il 2000 alcune aziende italiane ripresero ad interessarsi delle fibre proteiche ottenendo filati che con opportune ''mischie'' con fibre di pregio, permettono di realizzare capi con caratteristiche di leggerezza, morbidezza, freschezza e luminosità, lanciando il nome commerciale di ''fibra di latte''. Date le sue caratteristiche anallergiche ha trovato applicazione nella confezione di indumenti della prima infanzia, spesso in mischia con [[Modal|fibra modale]] per migliorare la resistenza all'usura. Un nuovo campo di applicazione è stata la produzione di collezioni di capi (t-shirt, camicie ed abiti, rivolti alla gamma alta del mercato specialmente femminile per esaltare le caratteristiche di ''leggerezza, morbidezza, freschezza e luminosità'', tollerata anche dalle pelli più delicate e derivata da una sostanza naturale come è il latte.<ref>[http://www.purotatto.com/ Purotatto]</ref><ref>[http://www.duedilatte.it/ Duedilatte]</ref>
 
Anche in Germania vi è stata la riscoperta delle fibre proteiche e si è sviluppata una tecnologia molto attenta all'impatto ambientale per utilizzare la gran massa di latte non più adatto al consumo umano e destinata alla produzione di polimeri caseinici<ref>{{collegamentoCita web interrotto|1url=[http://de.qmilk.eu/produkte/biopolymer/ |titolo=Qmilk] |dateaccesso=marzo16 agosto 2015 |urlarchivio=https://web.archive.org/web/20150907034726/http://de.qmilk.eu/produkte/biopolymer/ |dataarchivio=7 settembre 20182015 |boturlmorto=InternetArchiveBot }}</ref>. Anche il mondo della moda, ha prestato molta attenzione ai capi confezionati con ''fibra di latte''<ref>[http://www.corriere.it/ambiente/13_ottobre_19/tessuti-ricavati-latte-stilista-tedesca-rilancia-lanital-986d5e9c-38c3-11e3-a22e-23aa40bc2aa7.shtml Corriere della Sera]</ref>.
 
==Denominazione negli U.S.A.==
1 292 562

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