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Le antiche miniere d'argento sul territorio di Gromo e di Ardesio, sono una parte importante nell'origine del paese, vengono documentate dagli atti notarili successivi al [[1026]] anno in cui il vescovo [[Ambrogio II]], riprenderà i diritti sui territori della [[Val Seriana]] dopo la transazione con il Monastero di San Martino di Tours che li aveva ricevuti da Carlo Magno nel [[774]], ma che alcune famiglie nobili di Bergamo avevano occupato.<ref>{{cita libro|titolo=le miniere di piombo e zingo nella bergamasca|autore=Luigi Furia|editore=Bolis Edizioni|anno=2012|citazione=Dalla pergamena n. 3661 conservata nella [[Biblioteca civica Angelo Mai]]: ''in predicta valle que dicitur Seriana in locis et fundis Bundelione, Gandaline, Ardesie, Clisione, Gorno''}}</ref> [[Enrico III il Nero|Enrico III]] aveva conferito all'[[Diocesi di Bergamo|episcopato]] il dominio temporale sul territorio<ref>{{cita|Barachetti|p VII}}</ref>, ma stavano crescendo nuove realtà politiche che avrebbero portato alla nascita dei [[Comune medioevale|comuni]] ed a questo serviva, per la [[Stato Pontificio|chiesa]] che ne voleva, ne godeva dei diritti, porre un impedimento. Bergamo elesse nel [[1077]] vescovo [[Arnolfo vescovo|Arnolfo]], poi deposto, ma dalla sua nomina sono documentate le prime notizie delle miniere d'argento, con atti di acquisto dei territori e dei diritti minerari, atti a volte interposti da terze persone.
 
Difficile localizzare l'esatta posizione delle miniere d'argento sul [[Monte Secco]] ad Ardesio, mentre quelle di Gromo si trovavano in località ''Coren del cucì''<ref>Il toponimo ''cucì'' non deriva da una famgilia, piuttosto dal materiale con cui era composto il territorio</ref> che pur essendo una miniera chiusa è ancora visibile. Non è neppure possibile stabilire quanto fossero ricche di minerale, ma gli atti notarili del [[XII secolo]] con la dicitura:''vena d'argento'', ne indicherebbero una abbondante quantità e ottima qualità<ref>{{cita|Barachetti|p X}}</ref>.
 
Nel 1179 il vescovo [[Guala (vescovo di Bergamo)|Guala] di Bergamo, causa un grave dissesto finanziario della diocesi, concesse i diritti sulle estrazioni, previa il pagamento di un obolo. Nel [[1229]] furono redatti i ''Capitularia de metallis'' istituiti dal podestà di Bergamo [[Rubaconte da Mondello]], dove si proibiva di esportare il metallo nei comuni rivali che ne erano privi<ref>{{cita web|url=http://www.historiafaentina.it/Personaggi/rubaconte_da_mandello.html|titolo=Robaconte da Mondello|autore=Miro Gamberini|accesso=10 novembre 2017}}</ref>. Ma solo pochi anni dopo con la nomina a vescovo di [[Giovanni Tornielli]], le cose tornarono a complicarsi, tanto che l'atto che indica la vendita dei diritti per la miniera di Gromo dalla famiglia Rivola al vescovo Giovanni Tornielli risale al [[1213]], e il vescovo minacciò di scomunica tutte le altre famiglie che non avessero adempiuto a questo obbligo, nominando nel 1229 giudice delle dispute minerarie con gli abitanti di Ardesio, il vescovo [[Guala de Roniis|Guala di Brescia]], che si dichiarerà nel 1235 a favore dell'episcopato, pur non riuscendo materialmente ad ottenere i privilegi, risulta infatti che fossero diverse società private a gestire la miniera, tra queste la società ''Ardizzone''.
 
La [[galena]] estratta nelle miniere dell'alta val Seriana sarà la principale forniture della [[Palazzo Pacchiani Rivola|zecca]] di Bergamo per il conio del ''pergamino'' di cui rimane documentazione fino al [[1302]]. Dall'anno seguente Bergamo venne governata da [[Alberto Scotti]] di [[Piacenza]] e con lui entrarono le nuove monete come il [[fiorino]] e lo [[zecchino]]<ref>{{cita|Barachetti|p L}}</ref>.