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Le sue ultime opere di valore, le [[pala d'altare|pale d'altare]] ''Sposalizio di Santa Caterina'' (1540 per la chiesa di Santa Caterina Martire a [[Bionde]] di [[Salizzole]]), ''Sant'Orsola e le undicimila vergini'' (1545 per la chiesa di San Giorgio in Braida<ref name=Viviani156/>) e ''San Martino e il Povero'' (per la [[Chiesa di Sant'Anastasia (Verona)|chiesa di Santa Anastasia]]), appaiono ormai fredde e superficiali e sanciscono la fine della produzione pittorica del Caroto. A tal proposito, Vasari ebbe a dire: "fatto vecchio cominciò a ire perdendo nelle cose dell'arte".<ref>{{cita|Fiorio, 1971|pp. 65-66}}.</ref>
 
Il 29 aprile del 1555 Caroto redige il suo testamento in cui si dice che è "''adversa corporis valetudine oppressus''" e dunque si può intuire che sia morto poco dopo, certamente nello stesso anno.<ref group=N>Infatti Giovan Francesco Caroto non viene menzionato né nell'anagrafe dell'anno 1556 né nell'estimo del 1558. In {{cita|Fiorio, 1971|p. 23}}.</ref> Sempre secondo Vasari, Caroto venne sepolto nella "nella cappella di San Nicolò della Madonna dell'Organo che egli aveva delle sue pitture adornata", ove riposa anche sua fratello Giovanni.<ref>{{cita|Fiorio, 1971|p. 65}}.</ref><ref>{{cita|Zannandreis, 1891|pp. 66-69}}.</ref> Di queste pitture, oggi rimangono solo le già citate quattro scene dell'antico testamento affrescate sul lato sinistro della [[navata centrale]].<ref>{{cita|Fiorio, 1971|p. 23}}.</ref>
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