Differenze tra le versioni di "Campagna dell'Africa Orientale Italiana"

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[[File:Artiglieria coloniale italiana su Cassala.jpg|thumb|Artiglieria italiana a [[Cassala]] nel 1940]]
L'armamento delle forze italiane era, teoricamente, piuttosto nutrito dal momento che, oltre alle armi individuali (comprendenti 670.000 fucili, 5.300 fucili mitragliatori, 3.300 mitragliatrici, 57 mortai da 45&nbsp;mm e 70 mortai da 81&nbsp;mm), esse contavano anche su 811 cannoni (tutti risalenti al primo conflitto mondiale, alcuni dichiarati obsoleti nel 1910), 24 carri [[M-11/39]], 126 autoblindo antiquate o autocarri blindati e 39 carri L.<ref>Andrea Molinari, ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 106.</ref><ref>A. Rovighi, ''Relazione AOI'', I, pagina 38</ref><br />
Tuttavia, anche se dal punto di vista numerico e degli armamenti la situazione poteva apparire ottimale, la particolare situazione del terreno, le ben note carenze che affliggevano le armate italiane e la situazione politica e strategica locale rendevano la forza italiana in Africa orientale ben inferiore rispetto a quanto potesse apparire sulla carta.<ref name="A">Andrea Molinari, ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 107.</ref><br />
Le deficienze maggiori riguardavano la motorizzazione, infatti la disponibilità di mezzi di trasporto era fortemente limitata (all'atto dell'entrata in guerra vi erano in tutto 5.300 autocarri<ref>Andrea Molinari,name="A" ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 107.</ref>), e inoltre la scarsità di parti di ricambio (critica era la disponibilità di gomme, corrispondenti appena al fabbisogno di un paio di mesi) e di carburanti (le scorte di carburante erano valutate sufficienti a 6/7 mesi di esercizio salvo naturalmente eventuali distruzioni da parte del nemico), unita alla carenza di strade idonee, rendevano ancora più limitata la possibilità di rapidi e veloci spostamenti di truppe motorizzate, come sarebbe stato invece necessario<ref>Andrea Molinari,name="A" ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 107.</ref>.<br />
Minori preoccupazioni destava il settore del vestiario e del vettovagliamento. Dal punto di vista del munizionamento l'artiglieria poteva contare su un anno di scorte, ma per le armi portatili (peraltro le uniche disponibili in quantità più che adeguata) si poteva contare solamente su circa 6 o 7 mesi<ref name="B">Andrea Molinari, ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 108.</ref>. Mancavano totalmente le armi contraeree e controcarro.<br />
Nel periodo precedente allo scoppio della guerra, fu fatto pochissimo per rinforzare le armate presenti in colonia, ed il Duca d'Aosta fu costretto, in pratica, ad affrontare le truppe britanniche con quello che già aveva sul posto, nell'impossibilità di ricevere rifornimenti.
 
In secondo luogo la resistenza abissina, iniziata dai cosiddetti ''[[arbegnuoc]]'' ("patrioti") fin dalla caduta di Addis Abeba nel maggio 1936 e continuata con efficacia, nonostante la dura repressione attuata dall'occupante, per tutti gli anni del dominio italiano, era in grado di ostacolare in modo rilevante i movimenti di truppe e i trasporti di rifornimenti all'interno del paese e poteva essere impiegata dai britannici per indebolire dall'interno l'autorità italiana<ref>A. Del Boca, ''Gli italiani in Africa orientale'', vol. III, pp. 313-330.</ref>. L'alto comando britannico iniziò subito a pianificare ed organizzare la collaborazione militare con gli ''arbegnuoc'' inviando sul posto due ufficiali esperti di guerra coloniale. il generale [[Daniel Arthur Sandford]] e il tenente colonnello [[Orde Wingate]]<ref>A. Del Boca, ''Gli italiani in Africa orientale'', vol. III, pp. 338 e 383.</ref>.
 
Il rifornimento dei presidi italiani era inoltre reso ulteriormente difficoltoso dall'esistenza di alcuni grandi depositi solamente in prossimità dei principali porti, Massaua in Eritrea e Mogadiscio in Somalia, oltre che Addis Abeba, con conseguenze facilmente immaginabili sull'effettiva possibilità di portare i rifornimenti alle truppe dislocate in prossimità dei confini<ref>Andrea Molinari,name="B" ''La conquista dell'impero. 1935-1941 La guerra in Africa Orientale'', Hobby & work, pag. 108.</ref>.
 
=== Organizzazione ===