Caffè Baratti & Milano: differenze tra le versioni

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== Storia ==
Il celebre ''Caffè Baratti & Milano'' deve il suo nome a due confettieri [[Canavese|canavesani]]: Ferdinando Baratti ed Edoardo Milano. Trasferitisi nella città sabauda nel [[1858]], essi aprirono un laboratorio di confetteria e pasticceria in via Dora Grossa 43, l'attuale [[via Garibaldi (Torino)|via Garibaldi]], destinato a divenire uno dei marchi più rinomati dell'industria dolciaria piemontese e italiana. Fu pertanto Ferdinando Baratti che creò il famoso [[Cremino (cioccolatino)|cremino]] divenuto poi con il [[gianduiotto]] uno dei grandi classici fra i cioccolatini italiani.<br />
Dato il crescente successo, nel [[1875]] la ''Baratti & Milano'' decise di trasferirsi in centro, presso i locali nella nuovissima [[Galleria Subalpina]], appena inaugurata. Il locale divenne presto ambito luogo di ritrovo della borghesia e d'intellettuali come [[Massimo d'Azeglio|D'Azeglio]], [[Giovanni Giolitti|Giolitti]] e [[Luigi Einaudi]]<ref>{{cita web|url=http://www.comune.torino.it/torinoplus/italiano/localistorici.html|titolo=Comune di Torino - Caffé storici}}</ref> tanto che il successo crebbe a tal punto da ricevere la qualifica di «Azienda fornitrice ufficiale della Real Casa».
 
Il locale, come appare attualmente, è frutto del primo rifacimento a seguito dell'ampliamento del [[1909]], realizzato su progetto di [[Giulio Casanova]] e [[Pietro Fenoglio]]; per quanto riguarda gli interni, dello scultore Edoardo Rubino. Il risultato è un elegantissimo ambiente caratterizzato da un ampio uso di specchi, marmi, bronzi, dorature e stucchi che conferiscono al locale un ricco profilo architettonico e artistico, che valsero al ''Caffè Baratti & Milano'' varie citazioni in ambito letterario<ref>Una poesia ispirata al ''Caffè Baratti & Milano'' appare per la prima volta con il titolo ''Le signore che mangiano le paste'' su «La Gazzetta del Popolo della Domenica» del 28 luglio [[1907]].</ref><ref>La celebre poesia di [[Guido Gozzano]], ''Le golose'', fu scritta ispirandosi ai clienti del locale.</ref><ref>Il romanzo giallo ''[[La donna della domenica (romanzo)|La donna della domenica]]'' di [[Fruttero & Lucentini]] ambienta proprio nella sala principale del locale la scena iniziale, con l'architetto Garrone.</ref> e ricercata ambientazione di scene cinematografiche.
 
Nel 1948 il locale riapre i battenti, dopo un attento restauro, a seguito dei danni dei bombardamenti nel 1944 e; nel 1985 il Ministero dei beni culturali pone il vincolo di tutela storica sul locale e sugli arredi.
 
Dopo alcuni riassetti societari della Baratti & Milano occorsi con il tempo, il marchio delle celebri caramelle "Barattine" e il locale passano di proprietà prima al gruppo dolciario veneto "Toulà" e, nel 2003, al gruppo [[Novi (azienda)|Novi]], che ha finanziato anche l'ultimo restauro conservativo conclusosi l'anno successivo.
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