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A proposito della sua abilità come ritrattista, sempre Vasari racconta un aneddoto in cui Giovan Francesco gareggia a Milano contro un pittore fiammingo in una gara di pittura che alla fine lo vide perdere solo perché, racconta lo storico aretino, il personaggio da lui scelto non era giovane e bello come quello dipinto dal suo avversario.<ref name="Castelvecchio393-395"/>
 
Del soggiorno a Casale è giunta, comunque, fino a noi un tela raffigurante una ''Pietà'', datata 1515,oggi facente parte di una collezione privata è considerata una delle opere più significative dell'artista. Nonostante la critica rilevi un decadimento qualitativo del dipinto rispetto alle precedenti opere, in essa si colgono tutte le novità stilistiche con cui il pittore veronese era venuto in contatto in quegli ultimi anni, con non pochi richiami alla [[pittura fiamminga]] e allo [[sfumato]] [[Leonardo da Vinci|leonardesco]].<ref name="Fiorio">{{citaCita|Fiorio, 1971|p. 40}}.</ref><ref name="M164">{{cita|Marchiori, 1974|p. 164}}.</ref> Questi influssi si rivedranno più avanti in molte altre opere, in particolare nel suo ''[[San Giovanni in Patmos]]'', opera collocabile verso la fine del secondo decennio del XVI secolo e oggi conservata alla [[Galleria nazionale di Praga]].<ref>{{cita|Fiorio, 1971|p. 43}}.</ref>
 
È probabile, ma non certo, che già nel 1518, a seguito della morte Guglielmo del Monferrato, Caroto abbia fatto ritorno nella sua città natale. Tuttavia, grazie ad alcuni documenti rinvenuti dallo storico dell'arte [[Alessandro Baudi di Vesme]], sappiamo che nel corso successivo della sua vita farà più volte ritorno a Casale, ove vantava la proprietà di alcuni terreni; certamente è documentata la sua presenza in Lombardia nel 1523.<ref name="cita|Fiorio, 1971|p. 22"/>
[[File:Giovan Francesco Caroto - Pradella - San Giorgio in Braida.jpg|left|thumb|[[Predella]] del polittico di cui sopra, opera del Caroto.]]
 
Ritornato nella sua città natale, "accomodò di maniera le cose sue e del figliuolo, al quale diede moglie, che in poco tempo si trovò esser ricco di più di settemila ducati". Tuttavia, l'agiatezza acquisita non gli fece abbandonare la pittura, "anzi vi attese più che mai, avendo l’animo quieto e non avendo a stillarsi il cervello per guadagnarsi il pane".<ref name=Vasari253/> Una delle prime opere di Caroto realizzate dopo il suo ritorno a Verona un [[polittico]] per un altare laterale della [[chiesa di San Giorgio in Braida]]. Di questo polittico sono suoi il ''San Rocco'', alla sinistra, il ''San Sebastiano'', alla destra, la lunetta con ''Trasfigurazione'' e la [[predella]] inferiore che comprende ''Orazione nell'orto'', ''Deposizione'' e ''Resurrezione''. Gli altri due dipinti che lo decorano sono attribuiti al [[Felice Brusasorzi|Brusasorzi]] e a [[Angelo Recchia]]. In quest'opera Giovan Francesco mette in luce quanto di meglio appreso durante i suoi soggiorni lombardi passati a studiare gli stili leonardeschi, arrivando a realizzare una delle sue opere più elevate dal punto di vista stilistico.<ref>{{cita|Fiorio, 1971|p.name="Fiorio" 40}}.</ref> Gli sfumati, ottenuti con diverse stesure di velature e colore, conferiscono un'espressione malinconica ai due santi andando a realizzare un "sottile intrico culturale" tra gli stili del Bramantino e del Costa.<ref name=Viviani156>{{cita|Viviani, 2002|p. 156}}.</ref>
 
In questo periodo è, probabilmente, da collocarsi anche la sua tela raffigurante ''Santa Caterina d'Alessandria'', dipinta per la [[Chiesa di Madonna di Campagna (Verona)|chiesa di Madonna di Campagna]] (opera tarda del celebre architetto veronese [[Michele Sanmicheli]]) e oggi conservata presso il [[museo di Castelvecchio]].<ref name="Castelvecchio399-400">{{cita|Marini, Peretti, Rossi, 2010|pp. 399-400}}.</ref> Anche questo dipinto mostra in modo particolare le influenze della pittura lombarda, una caratteristica che continuerà ad alimentarsi à a seguito dei suoi frequenti viaggi a Casale. Nello specifico, lo stile si richiama a quello dei pittori seguaci di [[Raffaello]], moltiplicatisi a quel tempo nel milanese dopo il ritorno del Luini da [[Roma]]. Inoltre, la postura e l'atteggiamento di Santa Caterina ricordano la ''Santa Barbara'' del [[Boltraffio]] e la fisionomia dei dipinti di [[Leonardo da Vinci]].<ref>{{cita|Fiorio, 1971|p. 47}}.</ref>
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