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Nella stessa giornata anche il fratello di Clara, Marcello Petacci, fu ucciso a [[Dongo (Italia)|Dongo]] dai partigiani, insieme ad altre quindici persone complici della fuga di Mussolini.
 
Il giorno successivo, il 29 aprile, attorno alle ore 14 in [[piazzale Loreto]], a Milano, i corpi di Benito Mussolini e Claretta Petacci furono esposti (assieme a quelli delle persone fucilate a Dongo il giorno prima e a quello di [[Achille Starace]], casualmente catturato a Milano e assassinatogiustiziato direttamente in Piazzale Loreto poco prima), appesi per i piedi alla pensilina del distributore di [[Esso|carburanti Esso]]<ref>[http://i42.tinypic.com/2eajm0k.jpg Disegno: disposizione del distributore ESSO in Piazzale Loreto]</ref>, dopo essere stati oltraggiati dalla folla. Il luogo venne scelto per vendicare simbolicamente la [[strage di Piazzale Loreto|strage]] di quindici partigiani e antifascisti, messi a morte per rappresaglia in quello stesso luogo il 10 agosto [[1944]].
[[File:TombaClarettaPetacci.JPG|thumb|La tomba di Claretta Petacci al [[Cimitero del Verano]] di [[Roma]]]]
Non appena il cadavere della Petacci fu appeso alla pensilina, don Pollarolo, cappellano dei partigiani<ref>[http://www.piemontetopnews.it/don-pollarolo-il-prete-che-filmo-la-lotta-partigiana-sulle-montagne-piemontesi/ Don Pollarolo, il prete che filmò la lotta partigiana sulle montagne piemontesi]</ref>, dietro pressione di Anna Mastrolonardo e altre donne presenti tra la folla, chiese alla sarta Rosa Fascì una [[spilla da balia]] per fissare la [[gonna]] indossata dal corpo di Clara. Tale soluzione si rivelò però inefficace e così intervennero i [[Vigile del fuoco|pompieri]], sopraggiunti con gli [[Idrante|idranti]] a sedare l'ira della folla, a provvedere a mantenere ferma la gonna con una [[corda]].