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Fra i primi provvedimenti del nuovo governo ci furono la distribuzione della terra ai contadini, le restrizioni al commercio, il controllo operaio sulle industrie durato circa sei mesi, l'istituzione della [[Čeka]] e dei tribunali rivoluzionari<ref>{{cita|Figes|<!-- INSERIRE QUI IL NUMERO DI PAGINA -->}}.</ref>. La mancata estensione della rivoluzione ai Paesi europei complicò le trattative per l'uscita dalla guerra, che si conclusero nel marzo 1918 con la sottoscrizione della [[pace di Brest-Litovsk]] con la [[Impero tedesco|Germania]].<ref>{{cita|Boffa|p. 106}}.</ref><ref>{{cita|Orlov et al.|p. 343}}.</ref> Le condizioni sfavorevoli a cui era stata costretta la Russia causarono l'abbandono del governo da parte dei socialrivoluzionari di sinistra,<ref>{{cita|Boffa|p. 111}}.</ref> che erano entrati a far parte del Sovnarkom in dicembre.<ref>{{cita|Bezborodov, Eliseeva|pp. 152-153}}.</ref><ref>{{cita|Boffa|pp. 72-75}}.</ref>
 
In estate, mentre veniva ratificata dal V Congresso panrusso dei Soviet la [[Costituzione sovietica del 1918|Costituzione della RSFS Russa]],<ref>{{cita|Boffa|pp. 80-83}}.</ref> si ebbe proprio per mano dei socialrivoluzionari una serie di attentati terroristici, in uno dei quali venne gravemente ferito Lenin, cui il governo rispose con la proclamazione del cosiddetto "[[terrore rosso]]"<ref>{{cita|Boffa|p. 117}}.</ref><ref>{{cita|Bezborodov, Eliseeva|p. 153}}.</ref> e l'uccisione di un numero considerevole di oppositori politici di destra e di sinistra.<ref name="Bartlett">{{cita|Bartlett|<!-- INSERIRE QUI IL NUMERO DI PAGINA -->}}.</ref> Intanto, con l'intervento delle potenze straniere in supporto delle realtà che internamente si opponevano al potere sovietico, già dalla primavera si era riacceso lo scontro militare.<ref>{{cita|Boffa|pp. 130-132}}.</ref><ref>{{cita|Orlov et al.|p. 347}}.</ref>
 
Mentre iniziava a divampare la [[Guerra civile russa|guerra civile]], che avrebbe provocato un grandissimo numero di morti, i bolscevichi vararono una serie di misure sociali ed economiche, come la nazionalizzazione su larga scala dell'industria e le requisizioni di grano dalle campagne, che sarebbero state definite "[[comunismo di guerra]]".<ref>{{cita|Mandel 1993²|pp. 74-75}}.</ref><ref>{{cita|Boffa|p. 150}}.</ref> Fra il 1920 e il 1921, quando l'[[Armata Bianca]] veniva definitivamente sopravanzata, si concludeva la [[guerra sovietico-polacca]] e venivano recuperate dai bolscevichi vaste zone dell'[[Asia Centrale]], dell'[[Estremo Oriente]] e del [[Caucaso]],<ref>{{cita|Orlov et al.|pp. 351-352}}.</ref> il Paese fu investito da una drammatica crisi economica e da gravi carestie che causarono circa 5 milioni di morti<ref>{{cita| name="Bartlett|<!-- INSERIRE QUI IL NUMERO DI PAGINA" -->}}.</ref> e determinarono una serie di rivolte contro le politiche del comunismo di guerra;<ref>{{cita|Bezborodov, Eliseeva|p. 161}}.</ref> tra queste, assunsero particolare rilievo quella della [[Governatorato di Tambov|provincia di Tambov]], dove per tutto il 1921 l'[[Armata Rossa]] fronteggiò migliaia di insorti, e [[Rivolta di Kronštadt|quella di Kronštadt]].<ref>{{cita|Boffa|pp. 185-188}}.</ref>
 
Tale situazione portò, a partire dal 1921, alla revoca del comunismo di guerra e al lancio della [[Nuova Politica Economica]] (NEP), che avrebbe garantito il superamento della crisi e l'allentamento della tensione sociale.<ref>{{cita|Orlov et al.|pp. 354-355}}.</ref> Inoltre, il pericolo che il proletariato, provato dai grandi sforzi degli anni precedenti, soccombesse di fronte al ritorno delle forze capitaliste portò alla messa al bando delle altre organizzazioni politiche e al divieto di frazionismo nel partito bolscevico,<ref>{{cita|Mandel 1993¹|p. 11}}.</ref><ref>{{cita|Boffa|p. 193}}.</ref> che limitò quella che fino ad allora era stata una vita interna intensamente democratica.<ref>{{cita|Le Blanc|pp. 221-222}}.</ref><ref>{{cita|Mandel 1993²|pp. 89-92}}.</ref>
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