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In questo modo, i precedenti confini della provincia pontificia di Fermo ed Ascoli, definiti dallo [[Stato della Chiesa]] fra il [[1821]] ed il [[1831]], sarebbero stati poi ereditati, però per altri motivi politici, storici e geografici, dal [[Regno d'Italia (1861-1946)|Regno d'Italia]], salvo soltanto il regolamento di confini con il [[Regno delle Due Sicilie]] che nel [[1852]] determinò, tra l'altro, la cessione de comune di [[Ancarano (Italia)|Ancarano]] da Ascoli a [[Teramo]].
 
L'[[Unità d'Italia]] determinò di nuovo la riunione, avversata dai fermani, delle due ex province pontificie, ma questa volta il capoluogo fu individuato nella città di Ascoli Piceno, in un progetto che comprendeva l'allargamento amministrativo alla [[provincia di Teramo]], dell'ex [[regno di Napoli]], mentre Fermo restava sede di [[sottoprefettura]] e di [[Circondario (Regno d'Italia)|circondario]].
 
Re [[Vittorio Emanuele II]], con il regio decreto n. 4302, del 19 settembre [[1860]], nominava [[Lorenzo Valerio]], politico piemontese e governatore della [[provincia di Como]], quale «''Nostro Commissario Generale straordinario nelle Provincie delle Marche''»<ref>[http://augusto.agid.gov.it/gazzette/index/download/id/1860225_PM RD 4302/1860, G.U. n. 225]</ref>. Questi dipendeva dal Ministero dell'Interno ed aveva «''sottoposte a se tutte le autorità nelle provincie delle Marche''».
Il testo conclusivo del verbale della seduta di quel Consiglio Provinciale, ovviamente diretto e manipolato dai consiglieri provinciali ascolani, evidenziava però l'importanza delle ragioni storiche, economiche, sociali e topografiche, in quanto Ascoli trovandosi sul tracciato della via Salaria garantiva un rapido collegamento con la capitale, affinché la nomina restasse alla loro città.
 
Le polemiche e le rivendicazioni si trascinarono ancora in molte sedute, ed anche negli anni successivi. Il [[Circondario (Regno d'Italia)|circondario]] e la [[sottoprefettura]] di Fermo furono soppressi nel [[1927]] dalla riforma amministrativa [[fascismo|fascista]].
 
Nel [[2004]] è stata istituita la [[Provincia di Fermo]], con legge parlamentare n. 147/2014, provincia già esistente per secoli in precedenza, prima dell'[[Unità d'Italia]], all'interno dello [[Stato Ecclesiastico]] o [[Suddivisioni amministrative dello Stato Pontificio in età contemporanea|Stato Pontificio]], con la denominazione ufficiale di [[Delegazione apostolica di Fermo]], corrispondente con esattezza geografica all'odierna [[circoscrizione giudiziaria]] del [[tribunale]] di [[Fermo]], fino al [[22 dicembre]] [[1860]], quando fu soppressa con un [[decreto-legge]] del [[Governo Cavour III|Governo Cavour]], dell'allora [[Ministero dell'Interno|Ministro degl'Interni]] [[Marco Minghetti]], decreto mai convertito in legge, e venne unita a quella vicina di [[provincia di Ascoli Piceno|Ascoli Piceno]], benché all'epoca quest'ultima fosse più piccola, sia per estensione territoriale, sia per abitanti ed estimo rispetto a quella di Fermo.
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