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Il [[re|regio]] [[commissario]] [[Lorenzo Valerio]], accettata la carica, stabilì per le giornate del [[4 novembre|4]] e [[5 novembre]] [[1860]], le consultazioni per il [[Plebisciti risorgimentali|Plebiscito]] che avrebbe accolto, con il favore del 99,1% dei voti validi, l'[[annessione]] delle [[Marche]] al [[Regno di Sardegna]], come emesso dal successivo [[regio decreto]] n. 4500<ref name=Collezione>''Collezione celerifera delle leggi, decreti, istruzioni e circolari'', cit.</ref>, emanato il [[17 dicembre]] 1860.
 
A questo seguì il [[regio decreto]] n. 4495 di [[Eugenio Emanuele di Savoia-Villafranca|Eugenio di Savoia-Villafranca]] del [[22 dicembre]] [[1860]]<ref name=Collezione/> istitutivo della nuova provincia di Ascoli, cui più tardi fu aggiunto l'aggettivo ''Piceno'', che fu nominata capoluogo e divenne una delle quattro [[provincia|province]] della successiva [[regione Marche]].
 
Il territorio di competenza fu composto da due[[ Circondario (Regno d'Italia)|circondari]] quello di [[Circondario di Ascoli Piceno|Ascoli]] e quello di [[Circondario di Fermo|Fermo]], suddivisi a loro volta rispettivamente in sei e sette [[Mandamento (diritto)|mandamenti]], i primi rappresentati da diciotto consiglieri provinciali ed i secondi da ventidue.
 
Al [[decreto legge]] fu unita la relazione redatta dall'allora [[ministro dell'Interno]] [[Marco Minghetti]], che spiegava le ragioni del dispositivo contenuto nel documento, motivando che la scelta era ricaduta sulla città ascolana per l'ubicazione della sua centralità geografica e strategica, idonea a controllare il territorio del versante centrale che affaccia sul mare Adriatico compreso tra il [[Chienti]] ed il [[fiume]] [[Vomano]], includendovi però il [[Abruzzo|territorio abruzzese]] della [[provincia di Teramo]].
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