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[[Comune medievale|Libero comune]] alla fine del XII secolo, conobbe successivamente l'avvicendamento di diverse [[Signoria cittadina|signorie]].
 
==== Il periodo comunale ====
Sul finire del [[XII secolo]] Ascoli si eresse a [[libero comune]] ([[1183]]) e nominò suo primo podestà Berardo di Massio da Lisciano. Il Capitolo ascolano era invece guidato da suo fratello, l'arcidiacono Rinaldo di Massio. I poteri civili erano attribuiti all'autorità comunale, mentre il vescovo esercitava la supremazia spirituale. La città conobbe in età comunale un notevole accrescimento urbanistico e demografico raggiungendo un florido sviluppo civile ed economico. Alla metà del [[XIII secolo]] ([[1250]]) risalirebbero, di fatto, le norme statutarie del comune trascritte nel [[1377]].<ref>Le norme statutarie ascolane furono stampate da fra Giovanni da [[Teramo]] nel convento di Santa Maria di Solestà nel [[1496]].</ref>
 
Oltre ad Ascoli crescevano intanto anche altri centri del territorio, in particolare [[Offida]] e [[Ripatransone]] (libero comune dal [[1205]]), due forti castelli variamente coinvolti nelle guerre tra Ascoli e Fermo e tra Chiesa e Impero. Dal Duecento in poi furono soprattutto le vicissitudini di Ascoli e Fermo a segnare la storia del potere e delle istituzioni nella Marca tra la caduta degli [[Hohenstaufen|Svevi]] e il ritorno del dominio della Chiesa. Tutte le città del Piceno furono alternativamente [[guelfi|guelfe]] e [[ghibellino|ghibelline]], tendendo ad allearsi di volta in volta con la fazione prevalente; ma il declino imperiale e la [[cattività avignonese]] favorirono, nel Trecento, l'avvento di numerosi avventurieri e generarono momenti di forte tensione tra le parti.
 
Il capoluogo fu assoggettato a [[Federico II di Svevia|Federico II]] nel [[1242]]. Il re penetrò all'interno delle mura sollecitato dai ghibellini e, col pretesto di punire la fazione guelfa, distrusse Ascoli per la terza volta. Nel [[1290]] [[papa Niccolò IV]], ascolano, con bolla pontificia istituì l'Università cittadina, che affiancò lo ''Studio Ascolano'' noto come ''Collegio dei Dottori''. Il comune, sebbene straziato da lotte intestine, riuscì ad accrescere il proprio potere industriale e ad allargare i traffici commerciali confederandosi con [[Perugia]], [[Siena]] e [[Firenze]], e nel [[1326]] stipulò un trattato commerciale con la [[Repubblica di Venezia]].
 
Al contempo Fermo fronteggiava gli attacchi di Ascoli, città rivale fin dai tempi della guerra sociale, quando Fermo aveva appoggiato [[Strabone]] nella conquista di Ascoli.
 
Nell'[[era cristiana]] ed in [[età comunale]], i contrasti tra Fermo ed Ascoli si originavano principalmente da rivendicazioni di predominio territoriale e di natura commerciale.
 
L'[[Sacro Romano Impero|inperatore]] [[Ottone IV di Brunswick|Ottone IV]] aveva concesso a Fermo il [[1º dicembre]] [[1211]] il dominio esclusivo del litorale piceno, nella parte centro-meridionale delle attuali [[Marche ]], compreso fra il [[Tronto]] ed il [[Chienti]], ma l'[imperatore]] [[Federico II ]] arretrò il confine fermano dal Tronto al [[Ragnola]] e concesse la foce del fiume Tronto ad Ascoli, consentendo infatti agli ascolani la costruzione di un porto sulla sinistra della foce del fiume.
 
Nel [[1316]] [[papa Giovanni XXII]] concesse l'autorizzazione alla realizzazione del [[porto d'Ascoli]], ma i fermani lo distrussero solo pochi anni dopo la sua entrata in funzione.
 
Le ostilità tra ascolani e fermani si protrassero per oltre centocinquant'anni e coinvolsero anche [[Acquaviva Picena|Acquaviva]], [[Offida]] e [[Ripatransone]], formando una “scacchiera” di alleanze sul territorio.<ref>La più vicina Offida fu alleata di Fermo che, sempre nella valle del Tronto, contava sul castello di Acquaviva; Ripatransone, pur essendo compresa nel Comitato fermano, era alleata di Ascoli.</ref>
Nasce a Fermo nella [[Marca di Fermo|Marca Fermana]], il [[24 gennaio]] [[1444]], [[Galeazzo Maria Sforza]], figlio primogenito di [[Francesco Sforza]] e di [[Bianca Maria Visconti]], nonché futuro [[ducato di Milano|duca di Milano]] per dieci anni, dal [[1466]] sino al 1476, quando fu assassinato il [[26 dicembre]] dell'[[anno]] [[1476]] nei pressi della [[Chiesa (architettura)|chiesa]] di [[Santo Stefano]] nella città [[Meneghino|meneghina]], per mano di alcuni nobili.
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