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{{vedi anche|Animali}}
{{S|ecologia}}
Gli [[animali]] comprendono in totale più di 1.800.000 [[specie]] di organismi classificati, presenti sulla [[Terra]] dal periodo [[ediacarano]]. Il numero di specie via via scoperte è in costante crescita, e alcune stime portano fino a 40 volte di più la numerosità accertata<ref>Baccetti B. et al, ''Trattato Italiano di Zoologia'' 2&ordm;º vol, pp. 9-10, 1995 ISBN 978-88-08-09366-0 | ISBN 978-88-08-09314-1</ref>. Delle 1,5 milioni di specie animali attuali, 900&nbsp;000 sono appartenenti solo alla [[classe (tassonomia)|classe]] degli [[Insetti]].<ref>{{cita web|url=http://www.infoplease.com/ce6/sci/A0858838.html|titolo=Insect Species|lingua=en}}</ref>
 
====Ecosistemi====
 
[[File:De spherae, bottega dello scultore, 1480-1490, modena biblioteca estense lat 209 c. 10r.jpg|left|thumb|upright=1.1|Bottega dello [[scultore]], [[miniatura]] del XV secolo che raffigura l'opera umana di modifica degli elementi e degli arredi naturali]]
Le difficoltà nella definizione stessa della ''natura'' comportano un'ambiguità nel rapporto tra uomo e natura.<ref>Guido Viale, ''Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà'', Feltrinelli , 2000, p. 169 e segg.</ref>
Alle volte il concetto è usato in senso derivato per riferirsi a quelle zone create dall'uomo, ma dove grande spazio è riservato alle popolazioni vegetali e animali. Si può parlare ad esempio della natura di una [[foresta]], anche se coltivata e sfruttata da secoli. In tal caso ci si riferisce a una modalità di gestire l'ambiente da parte degli umani, piuttosto che all'assenza di intervento umano.
 
L'idea di natura è stata rielaborata dalla cultura [[urbeCittà|urbana]] che ha formulato la mitica nozione di [[barbarie]] per definire tutto quanto si pone al di fuori della [[civiltà]]. Il fatto che il termine «[[selvaggio]]» venga usato da un lato come sinonimo di «naturale», dall'altro per denotare certi atti come particolarmente violenti o efferati, mette in evidenzia una certa tendenza ideologica, piuttosto inconsapevole, a considerare parte della natura come estranea alla [[cultura]] dominante, come qualcosa di primitivo se non di malevolo.<ref>Franco Brevini, ''L'invenzione della natura selvaggia. Storia di un'idea dal XVIII secolo a oggi'', Bollati Boringhieri, 2013.</ref>
Paradossalmente accade anche che, in altri contesti, la parola «naturale» possa venire usata nel linguaggio corrente come sinonimo di «normale», «legittimo» o «logico», come la fonte cioè dei principi più [[rettitudine|retti]] dell'uomo civilizzato.<ref>Simone Pollo, ''La morale della natura'', cap. 4, Laterza, 2008</ref>
 
Con la [[ricerca scientifica]] si riesce soltanto a rimediare per lo più parzialmente ai danni, cercando di razionalizzare lo sfruttamento del [[suolo]], arginare la diffusione dei [[parassiti]] e limitare l'inquinamento. Per il resto, la lenta crescita di consapevolezza dell'importanza di tutelare la natura nei paesi industrializzati ha portato a provvedimenti come l'istituzione dei [[parco naturale|parchi naturali]], sin dal [[XIX secolo]]. <ref name=treccani/>
 
Dopo la [[seconda guerra mondiale]] sono sorte alcune [[organizzazioni internazionali]] per la difesa della natura come l'[[IUCN]], il [[WWF]], l'[[UNESCO]], l'[[Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente|UNEP]]. Dagli [[anni ottanta]] le varie nazioni del pianeta hanno iniziato a partecipare a delle conferenze su scala globale per trattare soprattutto dei [[cambiamento climatico|problemi del clima]], con risultati di scarsa efficacia.<ref name=treccani/>
 
==Note==
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