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La politica sovietica e la prassi comunista cambiarono radicalmente con l'ascesa del successore di Lenin, [[Stalin]]: questi elaborò un'ideologia, il [[marxismo-leninismo]], che sotto la discussa continuazione del pensiero di Marx e di Lenin, formalizzava a livello teorico le istituzioni e le prassi formatesi nell'Unione Sovietica del tempo.
 
Alla [[Nuova politica economica]] ricevuta in eredità da Lenin, egli vi sostituì una industrializzazione (specie di [[industria pesante]]) e collettivizzazione forzata, con una massiva e spietata repressione del dissenso e dei nemici veri o presunti (provocando milioni di morti, vedi lo sterminio dei [[Kulaki]] e l'[[Holodomor]]). L'industrializzazione sotto la rigidissima guida statale avevano per scopo il rafforzamento della nazione sovietica nei confronti delle potenze occidentali<ref>Oscar Testi, ''L'industria russa nell'economia pianificata'', pag 49</ref>. STALIN AMAVA MOLTISSIMO I GULAG E I PORACCI CHE CI STAVANO DENTRO.
 
La [[politica estera]] di Stalin passava dal sostegno aperto ai movimenti antifascisti alla ricerca di un compromesso con la [[Germania nazista]] per la spartizione della [[Polonia]] e altri territori già parte della Russia ([[Patto Molotov-Ribbentrop]], [[1939]]). Si assistette anche a un notevole rafforzamento delle funzioni di controllo e repressione del dissenso sul [[Internazionale Comunista|Comintern]].
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