Apri il menu principale

Modifiche

nelle frasi in lingua italiana è difettivo di plurale
Su consiglio del ministro [[Jacques Necker|Necker]], il quale propose inizialmente ma invano al re di disconoscere gli elevati debiti accumulatisi nel corso degli anni fra le spese di corte e i finanziamenti per la partecipazione alla [[Guerra d'indipendenza americana]] (i cui costi raggiunsero complessivamente i 2 mila milioni di [[Livre]] dell'epoca), nel [[1788]] Luigi ordinò l'elezione degli [[Stati generali del 1789|Stati generali]] (la prima dal 1614), allo scopo di far approvare le riforme monetarie. L'elezione fu uno degli eventi che trasformarono il malessere generale nella [[rivoluzione francese]], che cominciò nel giugno [[1789]]. Il [[Terzo Stato]] si era autoproclamato come [[Assemblea nazionale (Francia)|Assemblea nazionale]]; i tentativi di Luigi di controllarla, fra cui la chiusura dei cancelli di [[Versailles]] il 20 giugno [[1789]] (ricordato come uno dei più grandi atti di totale negligenza alla nazione), produssero come conseguenza l'uguale riunione dei deputati presso la sala della [[Pallacorda]], in un edificio poco distante dal palazzo del re, ove venne stipulato il [[Giuramento della Pallacorda]], la dichiarazione dell'[[Assemblea nazionale costituente]] il 9 luglio e la [[Presa della Bastiglia]] il 14 luglio. In ottobre la famiglia reale venne costretta a spostarsi nel [[Palazzo delle Tuileries]] a [[Parigi]] da una folla tumultuante.
{{Casa dei Borboni (Francia)}}
Luigi era perplesso nei confronti delle riforme sociali, politiche ed economiche della rivoluzione, tuttavia puntava sempre a non creare strappi violenti. I principi rivoluzionari della sovranità popolare, benché centrali per i principi democratici dell'epoca successiva, segnarono una rottura decisiva rispetto al principio della monarchia assoluta che vedeva il trono e l'altare come cuore del governo. Ledendo tali principi, radicati profondamente nella concezione tradizionale della monarchia, nonostante le critiche del pensiero illuminista fossero ormai una koiné intellettuale nelle élitesélite di mezza Europa, la Rivoluzione venne avversata da quasi tutta la precedente élite di governo francese e da praticamente tutti i governi europei. Anche alcune figure di spicco dell'iniziale movimento rivoluzionario erano dubbiose sui principi del controllo popolare del governo. Alcune di esse, soprattutto [[Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau]], cercavano di deviare gli eventi verso una forma di monarchia costituzionale all'inglese.
 
La morte improvvisa di Mirabeau e la depressione di Luigi indebolirono fatalmente questi sviluppi. Il re non condivideva i propositi di restaurazione immediata e radicale fatta propria da alcuni parenti (il [[Carlo X di Francia|Conte d'Artois]] e il [[Luigi XVIII di Francia|Conte di Provenza]]) e inviò a essi ripetuti messaggi pubblici e privati che li richiamavano a fermare i tentativi di lanciare una contro-rivoluzione (spesso attraverso il suo reggente nominato segretamente, l'ex ministro de Brienne), ma allo stesso tempo si sentiva a disagio di fronte alla sfida al ruolo tradizionale del monarca e al trattamento riservato a lui e alla sua famiglia. Era in particolare irritato dal fatto di essere tenuto praticamente prigioniero nelle Tuileries, dove la moglie venne costretta in modo umiliante a essere sorvegliata da soldati rivoluzionari nella sua stessa camera da letto, e dal rifiuto del nuovo regime di permettergli di scegliere sacerdoti e confessori cattolici di sua scelta, piuttosto che i "sacerdoti costituzionali" creati dalla Rivoluzione con la Costituzione civile del clero.
422 645

contributi