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Nasce a [[Napoli]]<ref>{{Treccani|giovanni-amendola_(Dizionario-Biografico)|AMENDOLA, Giovanni}}</ref> nel [[1882]] da Pietro, originario di [[Sarno]], carabiniere, e Adelaide Bianchi.<ref>Giorgio Amendola, ''Una scelta di vita'', Rizzoli, Milano 1976, pag. 12.</ref> A due anni è con i genitori a [[Firenze]], dove il padre presta servizio per l'Arma. Si trasferisce poi a [[Roma]], dove consegue la licenza media. A quindici anni (1897) s'iscrive alla gioventù socialista. L'anno successivo (1898) è apprendista al quotidiano del [[Partito Radicale Italiano]] «La Capitale». Nello stesso anno avvengono a Milano i [[Moti popolari del 1898|moti popolari]]. La repressione ordinata dal governo impone lo scioglimento di molte sedi socialiste in tutta Italia. Amendola viene arrestato per aver voluto impedire la chiusura della sede romana.
 
Negli anni successivi Amendola scrive alcuni articoli per «La Capitale» (direttore [[Edoardo Arbib]]), su [[esoterismo]] e [[teosofia]]. Tramite Arbib entra in contatto con la Loggia della [[Teosofia|Società Teosofica]], che sul finire dell'Ottocento conta adepti quasi in ogni regione d'Italia. Tra il [[1900]] e il [[1905]] è membro della loggia capitolina, guidata da Isabel Cooper Oakley. Viene introdotto in un mondo cosmopolita, impara l'inglese e il francese.<ref>La moglie ricorda che "allargò il cerchio delle sue conoscenze ed amicizie e lo stesso orizzonte della sua vita". Cfr. Eva Kuhn Amendola, ''Vita con Giovanni Amendola. Epistolario 1903-1926'' Parenti, Firenze, 1960, p. 17</ref> Quando capisce però che la teosofia che sta studiando, lungi dall'essere una teoria scientifica, altro non è che una variante del protestantesimo, lascia la loggia.<ref>{{cita news|autore = Michele Magno|titolo = L'altro Amendola|pubblicazione = [[Il Foglio (quotidiano)|Il Foglio]]|data = 21 dicembre}}</ref> Durante quel periodo conosce l'intellettuale [[Lituania|lituana]] [[Eva Kühn|Eva Oscarovna Kühn]] e se ne innamora. Si sposano religiosamente (con rito [[Valdesi|valdese]]) il 25 gennaio [[1906]] e civilmente il 7 febbraio. Dalla loro unione nasceranno quattro figli: [[Giorgio Amendola|Giorgio]] (1907-1980), Adelaide (1910), Antonio (1916) e [[Pietro Amendola|Pietro]] (1918-2007).
 
La sua ricerca interiore, volta ad individuare una sintesi tra [[misticismo]] e [[razionalismo]], lo porta a studiare la poetica del drammaturgo norvegese [[Henrik Ibsen]] (1828-1906). Scrive due articoli per la rivista letteraria fiorentina «[[Leonardo (rivista)|Leonardo]]» di [[Giovanni Papini]] e [[Giuseppe Prezzolini]]<ref>{{cita libro | Giampiero | Carocci | Giovanni Amendola nella crisi dello stato italiano (1911-1925) | 1956 | Feltrinelli | Milano}} Pag. 11.</ref>, e collabora alla rivista [[Modernismo teologico|modernista]] «[[Il Rinnovamento]]» (1907-1909). Il 24 maggio [[1905]] viene iniziato alla [[Massoneria in Italia|massoneria]] di [[Palazzo Giustiniani (Roma)|Palazzo Giustiniani]], nella [[Loggia massonica|Loggia]] ''[[Giandomenico Romagnosi]]'' all'[[Grande Oriente d'Italia|Oriente di Roma]].<ref>Vittorio Gnocchini, ''L'Italia dei Liberi Muratori. Brevi biografie di Massoni famosi'', Roma-Milano, Erasmo Edizioni-Mimesis, 2005, p. 12.</ref> L'anno successivo soggiorna con la moglie a [[Berlino]] e a [[Lipsia]], dove segue i corsi di [[Wilhelm Wundt]] (1832-1920), fondatore di un noto metodo sperimentale in psicologia. Nel 1908 abbandona la massoneria.<ref name="Michele Magno, op.cit.">Michele Magno, ''op.cit.''</ref>
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