Critica televisiva: differenze tra le versioni

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==Analisi ed estetica==
Secondo l'''[[Enciclopedia della televisione]]''<ref name=edt>''[[Enciclopedia della televisione]]'', a cura di Aldo Grasso, Garzanti.</ref> curata da [[Aldo Grasso]] (uno dei maggiori critici televisivi italiani) - che vi dedica un apposito lemma - ''"il cruccio della critica televisiva nasce da una difficoltà logica insolubile: il sostantivo si riferisce a una un'attività che normalmente si esercita nel campo dell'[[estetica]]: l'aggettivo indica invece la presenza di un corpo, di una materia, che sembra aver perduto ogni connotazione estetica e che, anzi, viene assimilato alla 'spazzatura' con sempre maggiore frequenza. Difficile stabilire su quali criteri si fondi"''.
 
Conseguentemente, se si dà credito alle parole di [[Achille Campanile]] - secondo il quale ''"grande critico è colui che trasforma lo spettatore in palcoscenico e lo schermo in un incontro di humour, estro, invenzione"'', chi esercita una buona critica - secondo l'opera di Grasso - ''"è colui che usa il programma televisivo come un attivatore dell'immaginazione e dell'intelligenza, che conosce metodi di analisi, ma non li esplicita, che sa assumere posizioni etiche"'', e, soprattutto, pur sapendo come si costruisce un programma televisivo, non appare in tv salvo cavi sporadici e, comunque, motivati da eccezionalità.<ref name=edt/>