Differenze tra le versioni di "Torrepaduli"

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Risposatasi e divenuta regina di [[Napoli]], Maria d'Enghien lo porta in dote al marito re [[Ladislao di Durazzo]], che lo cede al suo Ciambellato ''Pietro Hugot'', di origine francese. Passa quindi, nel [[1443]], allo spagnolo ''Giacomo della Ratta'', figlio di Francesco e d'Isabella d'Artois. Ma i Padri Olivetani di Galatina, succeduti ai Padri della Bosnia nella gestione dell'Ospedale di S. Caterina, ne rivendicano il possesso ed ottenutolo lo vendono al patrizio gallipolitano ''Giovanni Vincenzo Sergio'', dal quale passa alla famiglia ''Pirelli'', pure gallipolitana, e quindi alla famiglia galatinese ''Cavazza'' o ''Cobazio''.
 
Nel 1485 re [[Ferdinando I di Napoli]] infeudo Giovanni Castriota, figlio di [[Giorgio Castriota Scanderbeg|Giorgio]], con le terre di [[San Pietro in Galatina]] e [[Soleto]] col titolo di duca e conte. Più tardi egli ebbe la giurisdizione criminale sulle terre di Torrepaduli, [[Bagnolo del Salento|Bagnolo]] e [[Aradeo]].<ref>{{cita web |autore=Cesare Golafemmina |url=http://www.archeologiadigitale.it/attidaunia/pdf/13-colafemmina.pdf |titolo=Albanesi a San Giovanni Rotondo nel XV secolo |accesso=2 aprile 2019}}</ref>
 
Sul calare del '500 il feudo è in testa al patrizio leccese ''Girolamo Balduino'', che nel [[1597]] lo vende per 3-8.000 ducati, con parte del feudo di Cardigliano, al neretino ''Gio''.<br />''Ferdinando delli Falconi'' (de Falconibus), che all'epoca era feudatario di Ruffano. Da questo momento nasce il feudo nobile di "Ruffano, Torrepaduli e Cardigliano", uno tra i più grossi feudi del Salento, ambito dalle famiglie più potenti; ed è pure da questo momento che la piccola e gloriosa Torrepaduli sarà fagocitata dalla vicina e più grossa Ruffano. A tal proposito [[Cosimo De Giorgi]] nel [[1882]] scriveva: "...troviamo nominato questo piccolo paese con una popolazione molto scarsa; mentre Ruffano, che venne su molto probabilmente dopo Torrepaduli, si accrebbe rapidamente, ed oggi ha assorbito nel suo dominio municipale questo villaggetto. I pesci grossi mangiano i piccini". La triste fama di Ferdinando delli Falconi spinge i torresi, una volta divenuti vassalli del temuto Barone, ad associarsi ai ruffanesi, che già nel [[1596]] avevano presentato una supplica al Sacro Regio Consiglio contro i soprusi del Barone (Sacrae Regiae Maiestati = Supplicantur humiliter pro parte Universitatis, et nominum Terrae Ruffiani Provintiae Terrae Ydrunti Fidelium Vestrae Maiestatis, dicentium, qual iter Magnificus Ferdinandus de Falconibus utilis dominus dictae terrae Ruffiani..). Le lagnanze dei cittadini, esposte in ben 39 articoli, vertevano su vari argomenti. In particolare, i cittadini lamentavano che il Barone si ingeriva nell'amministrazione della giustizia, demandata invece al capitano addetto a tale ufficio e che l'amministrava per conto di altro Barone, essendo, appunto, la giustizia civile e criminale nel feudo di Ruffano avulsa dal potere del feudatario locale. Lamentavano quindi che il Barone teneva il carcere criminale dentro al castello dove abitava, vietando così a chiunque di portare del vibo ai carcerati senza licenza dei suoi servitori. Lamentavano ancora i soprusi del Barone e dei suoi ufficiali che facevano pascolare "pecore, capre, porci, buoi" ed altri animali di loro proprietà nelle terre dei privati cittadini, con grande danno per le colture. La supplica, in massima parte accolta dal Sacro Regio Consiglio, fu pubblicata poi in Lecce, per i torchi degli eredi di ''Pietro Micheli'', nel [[1693]] col titolo di DECRETA S.R.C. IN FAVOREM UNIVERSITATIS RUFFANI CONTRA BARONEM DICTAE TERRAE = EXTRACTA IN ANNO 1596. Nel 1806 con l'[[eversione della feudalità]] e la soppressione delle Università diviene comune autonomo, soppresso con regio decreto del 1853 e aggregato al comune di [[Ruffano]]. La sua frazione [[Supersano]] venne costituito comune autonomo.
 
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