Differenze tra le versioni di "Campagna dell'Africa Orientale Italiana"

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Il tempo lavorava tuttavia a favore degli inglesi: finita l'illusione di una guerra-lampo, rapidissima e vittoriosa, e dopo una parvenza di successo iniziale, l'Italia subì il contrattacco [[Alleati della seconda guerra mondiale|Alleato]] su più fronti dell'allora [[Africa Orientale Italiana]]. I britannici poterono infatti contare sui rinforzi e rifornimenti che giunsero dal loro impero policentrico: non solo dalla madrepatria, ma anche dall'India, dall'Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Sudafrica. Nel novembre 1940 i britannici saggiarono le difese italiane avanzate di [[Gallabat]] e [[Metemma]] con un attacco che si risolse in un nulla di fatto: gli italiani sgomberarono Gallabat lasciando sul terreno 175 morti, ma i britannici, bombardati da terra e dal cielo, furono a loro volta costretti a lasciare il forte. Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica (nonostante l'AOI fosse isolata dalla madrepatria), anzi erano cresciute numericamente a ben 340.000 uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopici a seguito dello scoppio della guerra; le forze britanniche invece potevano contare su oltre 250.000 uomini, senza contare le forze della guerriglia etiopica.
==== Fronte settentrionale ====
Sul fronte nord, le pressioni britanniche indussero gli italiani ad evacuare la città di [[Cassala]], conquistata pochi mesi prima e a ripiegare in [[Eritrea]] sulle posizioni fortificate prima di [[Agordat]] ([[Battaglia di Agordat]]), poi di [[Cheren]]<ref>''Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna'', Ed. Ferni, Ginevra, 1975, libro I, pag. 143</ref>. Lo scontro decisivo con i britannici si ebbe nella [[Battaglia di Cheren]], dove le truppe italiane riuscirono a tenere le posizioni dal 3 febbraio al 27 marzo, ma furono alla fine costretti a cedere.
 
==== Fronte meridionale ====
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