Flash (fotografia): differenze tra le versioni

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Una evoluzione notevole di questa tecnica furono i flash a lampadine, in cui un filamento di magnesio era racchiuso in un bulbo di vetro. Due contatti elettrici provocavano l'accensione e la combustione del magnesio in sincrono con lo scatto. La lampadina flash andava innestata in una apposita torcia dotata di parabola riflettente e doveva essere cambiata ad ogni scatto, in quanto non riutilizzabile. Per la fotografia a colori le lampadine erano colorate in blu per avvicinare la qualità della luce a quella naturale diurna. Già nel corso degli anni 60, le lampadine al magnesio (nella versione non professionale), apparvero in versioni miniaturizzate e multiple (cuboflash, magicube, flipflash, flashbar, ecc.), allo scopo di disporre di una piccola scorta di lampi e di semplificarne l'uso (sostituzione lampada automatica, alimentazione basata sulla batteria della fotocamera o addirittura non necessaria ecc.).
 
Attualmente si impiegano esclusivamente flash elettronici, costituiti da un circuito survoltore che trasforma la bassa tensione continua della batteria di alimentazione in una elevata tensione continua (parecchie centinaia di volt), che va a caricare un [[Condensatore (elettrotecnica)|condensatore]]. Al momento dello scatto l'otturatore della fotocamera, tramite i contatti di sincronizzazione, comanda la scarica del condensatore su una [[lampada allo xeno]], la quale emette un lampo brevissimo (dell'ordine del millisecondo o anche molto meno), ma di grande potenza (espressa in [[Joule]] o watt secondo). La qualità del lampo emesso risulta già corretta per le riprese a colori. La lampada allo xeno (appartenente alla famiglia delle lampadine a scarica nel gas), presenta una durata di vita che può raggiungere e superare i centomila lampi.
 
In commercio è possibile trovare flash elettronici di varia potenza (espressa in [[numero guida]]) e con molteplici funzioni, spesso regolate da centraline computerizzate, in grado di garantire la perfetta illuminazione in ogni campo della [[ripresa]] fotografica[[ripresa|,]] sollevando in tal modo il fotografo dal compito di calcolare il diaframma da usare in base al numero guida del flash e alla distanza dal soggetto. Questo tipo di flash, detto automatico o computerizzato, dosa la potenza (variabile) del lampo grazie ad una fotocellula posta sul frontale, che rileva il raggiungimento della corretta illuminazione del soggetto.
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