Differenze tra le versioni di "Giovanni Maria Vianney"

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Consapevole dell'inattività religiosa che per troppi anni aveva segnato la parrocchia di Ars, il nuovo curato decise di usare ogni mezzo per ricondurre alla chiesa i suoi nuovi parrocchiani, cominciando un lento lavorio prima di tutto su sé stesso, con continue preghiere (in parrocchia o per le campagne, come raccontarono testimoni presenti, già dalle prime ore del mattino<ref>Mons. Convert, ''Note'', pag.4; Catherine Lassagne, ''Piccole memorie'', p.45</ref>) e frequenti, dolorose, penitenze che gli procurarono in seguito non pochi disturbi fisici, non ultima una nevralgia facciale che l'avrebbe fatto soffrire per almeno quindici anni<ref>Abbè Raymond, ''Processo dell'ordinario'', p.318</ref>, contratta a causa dell'umidità del pavimento sul quale dormiva (aveva infatti donato il materasso ad alcuni bisognosi di Ars<ref>Francois Trochu, ''Il Curato d'Ars'', pag.167</ref>) e dei muri, che lo costrinsero in seguito a riposare nel solaio. Egli stesso, ricordando ormai anziano le eccessive mortificazioni e i frequentissimi digiuni che lo portarono a non mangiare per più giorni, disse ad alcuni confidenti: "''Quando si è giovani si commettono imprudenze''"<ref>Abbè Toccanier, ''Processo apostolico'', p.166</ref>.
 
Ciò andò ancor più peggiorando con la partenza della vedova Bibost, sua perpetua, sostituita dalla signora Renard, la quale, nonostante i molteplici sforzi, non riuscì mai a far assumere al giovane parroco una regolarità alimentare<ref>Jeanne Marie Chanay, ''Processo dell'ordinario'', p.765</ref>: il pane fresco che ella gli portava in canonica lo barattava con i tozzi di pane dei poveri del paese e fu inutile ogni tentativo di convincerlo a tenerlo per sé<ref>Jeanne Marie Chanay, ''Processo dell'ordinario'', p.489</ref>. Nonostante le molteplici sofferenze che seguirono a quelle privazioni, Giovanni Maria ricordò con nostalgia quei primi anni di sacerdozio: "''Com'ero fortunato allora... il buon Dio mi faceva grazie straordinarie''"<ref>''Processo dell'ordinario'', p.1516</ref>.
 
La sua prima opera di restaurazione spirituale riguardò proprio l'edificio parrocchiale, ridotto ormai da annoanni a un locale squallido e poco decoroso, tanto da "muovere a compassione i sacerdoti forestieri che, qualche volta, si fermavano in paese per dir la Messa"<ref>Catherine Lassagne, ''Piccole memorie'', pag. 10 e 91</ref>. A proprie spese fece ricostruire l'altare maggiore, abbellì il [[tabernacolo]] e, ridipinse personalmente lo zoccolo delle pareti, ed acquistò a Lione i nuovi [[paramenti sacri]]<ref>Contessa di Garets, ''Processo dell'ordinario'', p.772</ref>.
 
Passò quindi a risanare il più grande fra i mali della sua gente: l'ignoranza religiosa. Si dedicava principalmente all'istruzione dei giovani, già dall'età di sette anni mandati ai pascoli con il gregge e quindi incapaci di leggere e di scrivere. Cominciò a radunarli alle prime ore del mattino e la domenica verso l'una per il catechismo, in seguito indirizzato anche agli adulti. Seppur ricordato da tutti come affabile era, durante le lezioni, molto rigoroso<ref>Mons. Convert, ''Note'', nn.24-25</ref> (ad alcuni ritardò la prima comunione in modo incredibile<ref>Magdalene Scipiot, ''Processo apostolico'', p.263</ref>) e attento che tutti seguissero l'insegnamento: "''suonava lui il catechismo dei fanciulli, lo cominciava con la preghiera, che recitava in ginocchio, senza mai appoggiarsi. Quindi attirava l'attenzione dei piccoli con alcune forti riflessioni; presentata la lezione ne faceva la spiegazione, breve e facile''"<ref>Don Tailhades, ''Processo dell'ordinario'', p.1506</ref>. Molti anni dopo i successori del Vianney ad Ars avrebbero riscontrato con meraviglia la straordinaria conoscenza religiosa dei loro anziani parrocchiani, che in gioventù avevano partecipato a quelle lezioni di catechismo<ref>Abbé Rougemont, ''Processo apostolico'', p.745</ref>.
 
Per l'educazione degli adulti concentrava tutte le sue energie durante l'omelia della messa domenicale, la più partecipata, per la preparazione della quale rinunciòrinunciava a ore di sonno a causa delle sue difficoltà mnemoniche<ref>Frere Athanase, ''Processo apostolico'', p.204</ref>. La preparava in sagrestia basandosi principalmente sul ''Catechismo del [[concilio di Trento]]'', su alcuni trattati spirituali, sul ''dizionario di teologia'' di Bergier e sulle ''Vite dei santi''.
 
==== In lotta contro i vizi ====
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