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Per tutto il mese di dicembre i combattimenti aerei si succedettero furiosi con rivendicazioni di abbattimenti fortemente sovrastimate da entrambe le parti. Il 21 dicembre, ad esempio, 15 "Falchi" intercettarono 20 Gladiator e dichiararono nove vittorie aeree a fronte di due perdite<ref name="ReferenceA"/>: il tenente Mario Gaetano Carancini e il tenente Mario Frascadore del 160º Gruppo. La RAF, però, ammise solo due abbattimenti (quello del Gladiator N.5854, pilotato dal ''Flying officer'' A.D. Ripley, visto precipitare in fiamme, e quello del Gloster N.5816 dello ''Squadron leader'' William Joseph "Bill" Hickey, il cui paracadute prese fuoco appena lanciatosi) e rivendicò ben otto aerei abbattuti e tre probabili!<ref>{{Cita web |url=http://surfcity.kund.dalnet.se/commonwealth_hickey.htm |titolo=Commonwealth biplane fighter aces - William Hickey |autore=Håkan Gustavsson |editore=Håkans aviation page: Biplane Fighter Aces from the Second World War |data=10 aprile 2011 |lingua=en |accesso=18 marzo 2011}}</ref> Entro la fine di dicembre l'80 ''Squadron'' rivendicò la distruzione di non meno di 40 aerei italiani per la perdita in azione di soli sei Gladiator<ref name= Forgotten/>, cifre che trovano solo parziale conferma nei registri della Regia Aeronautica.
 
 
Il 27 (o il 28, secondo altre fonti<ref name="Boyne">{{Cita|Boyne|p. 81}}.</ref>) febbraio, i britannici celebrarono la giornata di maggiori successi aerei nella campagna di Grecia. Nella relazione su quel giorno, il [[vice maresciallo dell'aria]] [[John D'Albiac]], comandante della RAF in Grecia, scrisse che l'80º Squadron, riequipaggiato con l'Hawker Hurricane, aveva distrutto, in 90 minuti di combattimenti aerei, ben ventisette aerei italiani, tutte vittorie, si afferma da parte britannica, confermate e senza riportare perdite<ref name="Boyne" /> o a fronte della perdita di un solo Gloster Gladiator.<ref>{{Cita web |url=http://surfcity.kund.dalnet.se/commonwealth_cullen.htm |titolo=Commonwealth biplane fighter aces - Nigel Cullen |autore=Håkan Gustavsson |editore=Håkans aviation page: Biplane Fighter Aces from the Second World War |data=21 aprile 2010 |lingua=en |accesso=18 marzo 2011}}</ref> Lo stesso Pattle, nel corso di questa battaglia aerea, dichiarò tre Fiat C.R.42 abbattuti in meno di tre minuti<ref name= Forgotten/>. Le rivendicazioni della RAF appaiono fortemente esagerate secondo quanto detto da [[Corrado Ricci (aviatore)|Corrado Ricci]], capitano pilota della Regia Aeronautica nella seconda guerra mondiale il quale affermò che "all'atto pratico, in quel giorno abbiamo perso solo un C.R.42... i nostri caccia ritennero di aver abbattuto quattro Gloster e un Hurricane".<ref name="Boyne" /> Secondo altre fonti<ref name="ReferenceA"/>, la Regia Aeronautica perse due C.R.42, del 160º Gruppo, oltre a due Fiat G.50, e cinque Fiat BR.20, e rivendicò l'abbattimento di sei Gladiator e uno "Spitfire" (non presente nell'area).
Anche se il numero delle vittorie britanniche va ridimensionato, è innegabile che i piloti della RAF abbattevano un numero di aerei superiore rispetto agli aviatori italiani. I motivi della superiorità della caccia britannica erano diversi: alle quote medio-basse, dove si svolgevano i combattimenti, il Gladiator risultava più maneggevole del C.R.42 e i piloti italiani, il cui addestramento era centrato sulle acrobazie, si trovavano inevitabilmente in svantaggio nei duelli aerei. Inoltre, l'abitacolo chiuso proteggeva i piloti della RAF dalle rigide condizioni climatiche dell'inverno greco. La radio - di cui i Fiat erano sprovvisti - permetteva ai piloti britannici di comunicare in volo anche a distanza e quindi di adottare delle tattiche e delle formazioni più articolate e schemi di attacco più efficaci. Ma il motivo principale della superiorità dei caccia della RAF era forse l'elemento umano: mentre gran parte dei piloti italiani in Grecia era composto da aviatori appena usciti dalle scuole di pilotaggio, i piloti della RAF erano più esperti e determinati, molti erano già degli assi, e soprattutto erano guidati da uno dei più grandi aviatori della RAF, quel "Marmaduke" Pattle, che aveva imparato a conoscere i punti deboli della caccia italiana ed a sfruttarli a pieno, a proprio vantaggio.
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