Differenze tra le versioni di "Scuola Normale Superiore"

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== Storia ==
=== Il periodo napoleonico ===
L'istituto nacque grazie al decreto napoleonico del 18 ottobre [[1810]], relativo agli “stabilimenti di istruzione pubblica” in Toscana – provincia dell'impero francese a partire dal 1807 – che stabilì l'istituzione a Pisa di un "pensionato accademico" per gli studenti universitari. Venticinque posti del pensionato vennero messi a concorso per studenti delle facoltà di Lettere e Scienze, per creare una succursale dell'[[École normale supérieure]] di Parigi<ref name=":0">{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|pp. 58-59}}.</ref> per i paesi in cui era autorizzato l'uso della [[lingua italiana]]<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|pp. 14-15}}.</ref>.
 
Nacque così, per volontà di Napoleone, la Scuola Normale Superiore di Pisa. Il termine “Normale” si riferisce alla sua missione didattica primaria, formare insegnanti di scuola media superiore che educassero i cittadini secondo “norme” didattiche e metodologiche coerenti.
La prima sede fu il [[Chiesa di San Silvestro (Pisa)|convento di San Silvestro di Pisa]]: un pensionato a metà tra un ordine militare e un convento, in cui la vita degli studenti fu segnata da un rigido regolamento di disciplina che ricalcava quello della scuola francese di riferimento, indicando con precisione ammissioni, occupazioni, castighi, ricompense e persino il vestiario degli studenti. Seguendo il modello dell'[[École normale supérieure]], la Scuola fu affidata a un direttore, coadiuvato dal sotto-direttore e dall'economo”, addetti all'amministrazione, alla vigilanza degli studi e alla tutela dell'ordine.
 
La Normale era riservata ai migliori alunni – di età compresa fra i diciassette e i ventiquattro anni – selezionati alla fine dei corsi liceali, i quali durante i due anni di studi conseguivano anche i gradi nelle facoltà di Lettere e Scienze dell'università imperiale. Gli studenti avevano impegni particolari ed erano obbligati a seguire corsi aggiuntivi: venivano seguiti da quattro “ripetitori”, scelti dal direttore tra gli allievi stessi della Normale, che quotidianamente ripetevano le lezioni universitarie e coordinavano delle conferenze, ossia una sorta di seminari. In virtù di questo tirocinio, i giovani si impegnavano ad insegnare, dopo il diploma, nelle scuole secondarie per almeno dieci anni<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|pp. 17-20}}.</ref>.
 
La Scuola Normale napoleonica ebbe una vita breve: unicamente l'accademico 1813-1814, durante il quale fu direttore il fisico [[Ranieri Gerbi]]. Il 6 aprile [[1814]] [[Napoleone Bonaparte|Napoleone]] firmò l'atto di abdicazione: il rientro del granduca [[Ferdinando III di Toscana|Ferdinando III]] sul trono di Toscana coincide con la chiusura della Scuola, nonostante i vari tentativi per salvarla in nome della sua funzione.
Per valutare la fattibilità del nuovo progetto, il granduca [[Leopoldo II di Lorena]] nominò una commissione, la quale conferì nuovamente alla Scuola la funzione di formare i professori delle scuole secondarie. Il 28 novembre 1846, un ''Motuproprio'' granducale istituì la Scuola Normale Toscana, chiamata anche Imperial Regia Scuola Normale, poiché correlata al sistema austriaco. Il 15 novembre 1847, si inaugurò la nuova sede nel [[palazzo della Carovana]].
 
La nuova Scuola fu definita "teorica e pratica", destinata a "formare i professori e i maestri delle scuole secondarie"<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|p. 22}}.</ref>; un convitto che metteva a disposizione posti a pagamento oltre a dieci posti gratuiti, con vantaggi riservati ai cavalieri dell'Ordine, ai quali si accedeva tramite un concorso, una volta compiuti i diciotto anni.
 
Il convitto era composto esclusivamente da studenti di Filosofia e Filologia, mentre erano aggregati alla Scuola gli studenti di Scienze fisiche o matematiche dell'Università, i quali erano comunque tenuti a seguire il corso di pedagogia e ad esercitarsi nell'insegnamento svolgendo tirocini nelle scuole;l'istituto era votato ad una forte connotazione professionale che, in seguito, venne abbandonata. Il corso di studi aveva una durata di tre anni.
In Toscana il [[Governo provvisorio della Toscana|governo provvisorio (1859-1860)]] tentò di tutelare le tradizioni locali più meritevoli, come la Normale. Dopo un lungo dibattito – in Senato e sulla stampa – sull'opportunità di preservare tale istituzione così "unica e anomala", nel [[1862]] l'ente fu ufficialmente nominato Scuola Normale del Regno d'Italia.
 
Numerosi progetti di legge furono sottoposti alla Camera per istituire il modello pisano<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|pp. 31-32}}.</ref>, allargandolo ad altre università, o per riordinare e ampliare la Scuola Normale di Pisa. Tuttavia, il nuovo [[Regno d'Italia (1861-1946)|Stato unitario]], impegnato in provvedimenti finanziari e opere pubbliche ritenuti più urgenti, si limitò ad approvare, col decreto del 17 agosto 1862, alcune modifiche al regolamento della Scuola, affinché continuasse nel proprio ruolo di Scuola Normale italiana.
 
La "nuova" Normale fu introdotta nell'ordinamento giuridico nazionale dal regolamento [[Carlo Matteucci|Matteucci]] del 1862, il quale eliminò qualsiasi esercizio religioso e confessionale, in linea con l'orientamento laico della politica italiana. Con il decreto ministeriale nel 1863, gli anni di studio vennero portati a quattro e stabilita una nuova struttura organizzativa. A livello didattico il consiglio direttivo venne diviso nelle due sezioni Lettere e Filosofia e Fisico-matematica, formate da insegnanti preposti sotto la supervisione del direttore degli Studi.
 
=== La riforma gentiliana ===
Nel 1927, a tre anni dall'entrata in vigore della [[Riforma Gentile]], fu approvato un nuovo regolamento della Scuola Normale che le tolse la propria funzione abilitante, mantenendo quella preparatoria all'insegnamento nelle scuole medie e agli esami che vi abilitano<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''La Scuola Normale Superiore. Percorsi nel merito''|p. 56}}.</ref> e di promuovere studi di perfezionamento, a cui possono accedere tutti i laureati sul piano nazionale.
 
La propaganda nazionalistica si diffuse anche all'interno dell'istituto pisano e il controllo del [[Storia del fascismo italiano|Regime]] divenne sempre più invadente, sfociando in un primo grave episodio di repressione che portò all'arresto, nel 1928, di tre normalisti per attività antifasciste. Per far fronte ai turbamenti causati dagli avvenimenti politici e alla decadenza della Scuola, che aveva sempre meno allievi, venne nominato quale commissario il filosofo [[Giovanni Gentile]]; normalista, figura di spicco del fascismo italiano, ideologo del regime e ministro dell'istruzione, divenuto poi direttore della stessa nel [[1928]].
La Scuola continua la propria attività, nonostante la [[Seconda guerra mondiale|Seconda Guerra mondiale]], con alcune limitazioni regolamentari e molte difficoltà pratiche. Nel frattempo, in seguito all'emanazione delle [[Leggi razziali fasciste|leggi razziali]], il dissenso al regime divenne sempre più manifesto fra allievi e professori. Con la deposizione di [[Benito Mussolini|Mussolini]] da parte del Gran Consiglio il [[Caduta del fascismo|25 luglio 1943]], la Normale rimase sotto la dominazione tedesca, in quanto geograficamente appartenente al territorio della [[Repubblica Sociale Italiana|Repubblica di Salò]].
 
Dopo il tragico [[Bombardamento di Pisa|bombardamento aereo di Pisa]] del 31 agosto 1943 il nuovo direttore [[Luigi Russo]], minacciato d'arresto per motivi politici, dovette lasciare la città e fu sostituito dal matematico [[Leonida Tonelli]], che difese la biblioteca e le suppellettili del palazzo della Carovana, trasformato in caserma tedesca, e trasferì nella vicina [[Certosa di Pisa|Certosa di Calci]] le collezioni più importanti<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''Un'altra università''|pp. 79-89}}.</ref>.
 
Il 2 settembre [[1944]], la città fu liberata, tuttavia il [[palazzo della Carovana]] fu requisito dall'esercito anglo-americano: allievi e professori furono relegati nel [[Palazzo del Collegio Puteano|collegio Puteano]]. [[Luigi Russo]], riconfermato direttore, continuò l'opera di salvaguardia del materiale della Scuola e della sua biblioteca, mentre nella sede provvisoria ripresero le attività. Il 25 settembre [[1945]], il palazzo fu liberato e, oltre al restauro dell'edificio, si decise di mettere a concorso settanta posti per studenti reduci o partigiani<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''Un'altra università''|pp. 90-98}}.</ref>. [[Luigi Russo]] e [[Leonida Tonelli]] avviarono un'opera di sensibilizzazione che permise di reperire risorse finanziarie – anche non derivanti da contributi statali – e patrimoniali attraverso donazioni ed acquisti.
 
Nel 1959, dopo settanta anni dalla prima studentessa ammessa, fu infine istituita una sezione femminile con sede nel palazzo del Timpano.
 
=== Dal dopoguerra all'epoca contemporanea ===
Nel corso degli anni sessanta del Novecento, la Scuola Normale dovette confrontarsi con le sfide dell'università di massa. Tra il 1964 e il 1977, sotto la direzione di [[Gilberto Bernardini]]<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''Un'altra università''|pp. 249-264}}.</ref>, venne confermata la vocazione originaria per le discipline pure, rinunciando alla gestione dei collegi medico e giuridico, ai quali si era affiancato il collegio Pacinotti per le scienze applicate; da questi anni prese avvio il processo che condurrà alla nascita della [[Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant'Anna|Scuola superiore Sant'Anna]].
 
Tra il 1967 e il 1968, studenti e docenti della Normale presero parte alle [[Sessantotto|contestazioni]] che dilagavano in tutta Italia: presso l'istituto si contestarono l'impostazione e i regolamenti fondanti, oltre che l'intero sistema universitario. Lo statuto del 1969 nacque da un difficile dialogo tra l'istituzione e gli allievi, dal quale emerse un nuovo quadro formativo della Scuola, che la delineò come istituto di alta formazione scientifica: in particolare, si stabilì l'ampliamento del corpo docente interno, la fondazione e il potenziamento delle strutture di ricerca e l'incremento del numero di allievi dei corsi ordinari e di perfezionamento<ref>{{cita|Paola Carlucci, ''Un'altra università''|pp. 267-275}}.</ref>. In quegli stessi anni, al patrimonio immobiliare dell'ente si aggiunse il palazzone di [[Cortona]], in provincia di [[Arezzo]]<ref>Il Palazzone di Cortona fu donato alla Scuola Normale nel 1966 dal conte Lorenzo Passerini (P. Carlucci, ''Un'altra Università. La Scuola Normale Superiore dal crollo del fascismo al Sessantotto'', Pisa 2012, p. 265)</ref>.
 
La legge del 18 giugno 1989 riconobbe, infine, l'equipollenza del diploma di perfezionamento della scuola (PhD) al titolo di [[Dottorato di ricerca|dottore di ricerca]] rilasciato dagli atenei italiani.
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