Differenze tra le versioni di "Margherita di Valois"

m
({{nd|opere narrative intitolate La regina Margot|La regina Margot|Regina Margot}})
 
==Biografia==
=== Giovinezza (1553-1572) ===
====Infanzia ed educazione====
[[File:Margot 001.jpg|thumb|right|«Madama Margherita» in tenera età. Ritratto di [[François Clouet]] (1559). ]]
Il duca di Guisa è il primo di una lunga serie di amanti attribuiti a Margherita. Tuttavia è difficile separare la verità dalle voci di presunte relazioni. Come per gli altri membri della famiglia reale (soprattutto Enrico e Caterina), le calunnie che circolarono sul suo conto furono molto numerose.
 
=== Ruolo politico (1572-1582) ===
====Le «nozze vermiglie»====
Alla fine del 1560 Caterina de' Medici aveva offerto la mano di sua figlia a [[Don Carlos (principe)|Don Carlos]], figlio di [[Filippo II di Spagna]], ma le trattative erano sfumate. Altre serie negoziazioni erano state prese in considerazione per far sposare la principessa a [[Rodolfo II d'Asburgo|Rodolfo d'Austria]], [[Sebastiano I del Portogallo]] e allo stesso re di Spagna, vedovo della [[Elisabetta di Valois|sorella maggiore]] di Margherita, ma anche queste trattative si rivelarono infruttuose.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 23-25.}}</ref>
Nel 1573, la salute di Carlo IX cominciò a declinare, ma il suo erede naturale, il fratello [[Enrico III di Francia|Enrico d'Angiò]], che era a favore di una politica di fermezza contro i protestanti, si trovava a Cracovia dopo essere stato eletto re di Polonia. A quel punto, il partito dei moderati, detti ''[[Malcontent]]'', iniziò a complottare per far salire sul trono [[Francesco Ercole di Valois]] duca d'Alençon, fratello minore di Carlo ed Enrico, ma ritenuto favorevole alla tolleranza religiosa.
 
Nel [[1574]], mentre Carlo IX agonizzava, ugonotti e cattolici moderati prepararono un complotto. Inizialmente Margherita rimase fedele a Carlo IX e al duca d'Angiò, ma in seguito si convinse a sostenere il fratello minore, con la speranza di migliorare la propria scomoda situazione in cui la strage di san Bartolomeo, l'aveva posta: dal momento del massacro, era sospettata sia dai membri della Corona francese che dalle persone vicine al marito. L'avvento di Francesco sul trono le avrebbe permesso di riconquistare importanza a livello politico.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 62-63}}.</ref>
[[File:Margot Francois.jpg|thumb|left|Margherita a fianco del fratello minore [[Francesco Ercole di Valois|Francesco, duca d'Alençon]], arazzi dei Valois, [[Galleria degli Uffizi]].]]
La cospirazione però fallì e due complici furono arrestati e decapitati: fra di loro vi erano [[Joseph Boniface de La Môle]], presunto amante di Margherita ed eroe romantico del romanzo ''[[La regina Margot (romanzo)|La regina Margot]]'' di [[Alexandre Dumas (padre)|Dumas padre]], e [[Annibal de Coconas]].<ref>{{Cita|Craveri, 2008|p. 71.}}</ref> Dopo il fallimento della congiura, Alençon e Navarra furono tenuti prigionieri al [[castello di Vincennes]] e fatti chiamare in giudizio dalla regina madre per rispondere del loro comportamento. Fu in questa occasione che Margherita, su richiesta del marito, scrisse per lui un memoriale di difesa, passato alla storia come il ''Mémoire justificatif pour Henri de Bourbon''.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 67-68}}.</ref>
 
Il 30 maggio 1574, Carlo IX morì. Fuggito dalla Polonia, il duca d'Angiò rientrò in Francia dove fu incoronato re [[Enrico III di Francia]]: non perdonò alla sorella il tradimento.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 73}}.</ref>
 
====Mediatrice e ostaggio====
Pur lasciati in libertà condizionata, i sovrani di Navarra e il duca d'Alençon furono messi sotto sorveglianza a corte ed erano spesso oggetto di scherno dei favoriti del re, i ''[[Mignon (storia)|mignons]]''. In particolare vi era una faida di lunga data fra Margherita e Louis Bérgerac Du Guast, prediletto del re. Inizialmente il sovrano cercò una mediazione, ma la regina rifiutò. Du Guast non perse occasione per screditarla e mettere in giro calunnie sul suo conto e ad offenderla pubblicamente.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 75-84}}.</ref> Margherita si difendeva da certe accuse, ma rispondeva solo con il pubblico disprezzo nei confronti di Du Guast. Nel novembre 1575, Du Guast fu misteriosamente ucciso in casa di un'amante.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 85}}.</ref>
 
Prima della morte, il mignon era riuscito a deteriorare il legame fra Navarra e Alençon facendoli litigare grazie a [[Charlotte de Sauve]], dama d'onore della regina madre, di cui tutti e tre condividevano i favori.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 76}}.</ref> Nel [[1575]] Alençon e successivamente nel [[1576]] Navarra, riuscirono a eludere i controlli e a scappare dalla corte del re di Francia. Margherita non era stata messa al corrente dei piani di fuga dal marito, poiché la relazione con la De Sauve aveva compromesso anche i rapporti fra i sovrani di Navarra. Dopo le fughe di suo marito e di suo fratello, Margherita si ritrovò reclusa al Louvre con delle guardie appostate davanti alle sue stanze, poiché [[Enrico III di Francia|Enrico III]] la riteneva una complice.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 86}}.</ref>
 
Durante questo periodo, che Margherita occupò dedicandosi principalmente ad ampliare le sue conoscenze letterarie, immergendosi nella lettura di testi neoplatonici<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 89-90}}.</ref>, ricevette una lettera dal marito che le scrisse opportunisticamente di dimenticare le incomprensioni e di fargli da spia su ciò che accadeva a corte.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 87}}.</ref> Nel frattempo il duca d'Alençon, alleatosi agli ugonotti, prese le armi e rifiutò di negoziare con il fratello fintantoché Margherita fosse stata prigioniera. La regina di Navarra fu dunque liberata e assistette alle negoziazioni di pace accanto a sua madre: si giunse a un risultato molto vantaggioso per i protestanti e per il duca d'Alençon: l'[[editto di Beaulieu]].<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 87-88}}.</ref>
 
Enrico di Navarra reclamò subito la moglie con sé: Caterina ed Enrico III però rifiutarono di lasciarla partire, poiché Margherita sarebbe potuta divenire un ostaggio in mano agli ugonotti e avrebbe potuto rafforzare l'intesa tra Navarra e Alençon.
La regina madre, che in passato aveva aiutato la figlia, parve non provare più interesse per lei, anzi ordinò che Aubiac fosse impiccato davanti ai suoi occhi.<ref>{{Cita|Haldane, 2014|p. 229.}}</ref> Dal momento che Enrico di Navarra, dopo la morte di Alençon, era diventato il legittimo erede al trono di Francia e poiché dal matrimonio con Margherita non erano nati eredi, [[Caterina de' Medici]] desiderava che prendesse in moglie la preferita delle sue nipoti, [[Cristina di Lorena]]<ref name="Haldane 231"/>, che alla fine sposò il [[Ferdinando I de' Medici|granduca di Toscana]].
 
==== La prigionia ====
Dal novembre del [[1586]] al luglio del [[1605]], Margherita rimase prigioniera nel castello di Usson. La detenzione però non fu particolarmente dura: Jean Timoléon de Beaufort, marchese di Canillac, il suo carceriere, agevolò le sue condizioni, probabilmente corrotto da Margherita.<ref>Secondo alcune dicerie si disse che fu sedotto dalla regina, sebbene non vi siano prove al riguardo. È probabile che il marchese sia stato corrotto dalla regina, viste le concessioni di terre che Margherita gli fece. O forse il marchese si schierò con la Lega cattolica, tradendo il [[re di Francia]] ({{cita|Viennot, 1994|pp. 180-182.}}).</ref>
 
Nel luglio del [[1605]] Margherita ottenne il permesso di lasciare Usson e di occupare il ''Palazzo Madrid'' a Boulogne-sur-Seine (oggi chiamata [[Neuilly-sur-Seine]]). Ci rimase pochi mesi prima di ritornare a Parigi nell'[[Hôtel de Sens]]. Margherita volle ritornare nella capitale non solo per riprendere la vita di corte, ma anche per portare avanti delle importanti questioni finanziarie. Margherita era stata privata della sua eredità materna, dopo la morte di Caterina de' Medici, in virtù di alcuni documenti che la diseredavano. Enrico III aveva infatti ottenuto che tutti i beni della madre andassero a [[Carlo di Valois-Angoulême (1573-1650)|Carlo di Valois]], figlio naturale di Carlo IX. Margherita era però in possesso di documenti che la dichiaravano erede universale del patrimonio materno e nel [[1606]] riuscì a defraudare il nipote dell'intera eredità.<ref>{{Cita|Haldane, 2014|p. 266.}}</ref>
 
Dopo la vittoria in tribunale, Margherita nominò suo erede universale il Delfino, il futuro [[Luigi XIII di Francia]], a cui si era molto affezionata. Questa fu una mossa politica estremamente importante per la casata dei Borbone, poiché rendeva ufficiale la transizione dinastica fra la casata dei Valois, di cui la regina Margherita era l'ultima discendente legittima e quella dei Borbone, appena insediata sul trono di Francia.<ref name="Casanova 103">{{Cita|Casanova, 2014|p. 103}}.</ref><ref>{{Cita|Craveri, 2008|p. 85.}}</ref> Ciò non fece che rafforzare l'amicizia che si era creata con la regina Maria, andando a delegittimare le pretese di [[Catherine Henriette de Balzac d'Entragues|Enrichetta d'Entragues]], sorellastra di Carlo di Valois e amante di Enrico IV che sosteneva che suo figlio fosse il legittimo erede, per una promessa di matrimonio del re.
[[File:Hotel de la reine margueritet.jpg|thumb|right|Hôtel de la Reine Marguerite. Attualmente di questo palazzo esiste solo una cappella nella corte Bonaparte, scuola di Belle Arti.]]
Nel [[1607]] fece costruire sulla riva sinistra della [[Senna]], di fronte al Louvre, un palazzo di sua proprietà (''L'hôtel de la Reine Marguerite''), che oggi non esiste più, fatta eccezione per una cappella nella corte Bonaparte della scuola di Belle Arti. Il palazzo divenne un centro intellettuale parigino, politico e aristocratico. Margherita diede fastosi ricevimenti con spettacoli teatrali e balletti che duravano sino a notte inoltrata e da grande mecenate qual era, aprì un salotto letterario in cui organizzò una società di scrittori, filosofi, poeti e studiosi<ref>{{Cita|Craveri, 2008|p. 83.}}</ref> (tra i quali [[Marie de Gournay]], [[Philippe Desportes]], [[François Maynard]], [[Étienne Pasquier]], [[Théophile de Viau]]). La regina inoltre continuò le sue opere di beneficenza e si prese come confessore [[Vincenzo de' Paoli]].
===Storiografia===
[[File:MargueritedeValois Best.jpg|thumb|left|Margherita di Valois in una bambola storica di George S. Stuart.]]
La storia della principessa Margherita di Valois è oscurata dalla leggenda della "regina Margot", il mito di una donna lasciva nata in una famiglia maledetta. Molte calunnie vennero diffuse durante la vita della principessa, ma quelle presenti nel libello ''Divorce Satyrique'' scritto da [[Théodore Agrippa d'Aubigné]] contro Enrico IV, furono quelle ad aver più successo e vennero tramandate in seguito come fossero fatti accertati.<ref name="Casanova 104">{{Cita|Casanova, 2014|p. 104}}.</ref>
 
Figura in bilico fra due corti, una cattolica e l'altra protestante, e trascinata nelle guerre di religione, Margherita fu bersaglio di una campagna diffamatoria mirata a denigrare attraverso di lei, sua madre, i suoi fratelli e suo marito. Nonostante queste accuse, durante la sua vita, i suoi contemporanei riconobbero che fra tutti i figli di [[Caterina de' Medici]], lei era l'unica ad avere bellezza (era chiamata la "Perla del Valois"), salute, intelligenza ed energia. Notevole latinista, era molto dotta e sapeva risplendere nella società letteraria dell'epoca come nel salotto della [[Claudia Caterina di Clermont|marescialla di Retz]].
È nel [[XIX secolo]] che nacque il mito della regina Margot. Il soprannome fu inventato da [[Alexandre Dumas (padre)|Alexandre Dumas]] che intitolò il suo primo romanzo sulla trilogia dei Valois: ''[[La regina Margot (romanzo)|La regina Margot]]'' (1845), descrivendo nel romanzo la notte di San Bartolomeo e gli intrighi di corte successivi. Lo storico [[Jules Michelet]] invece sfruttò la figura della principessa Valois per denunciare la "depravazione" del vecchio regime.
 
Fra il XIX e il XX secolo alcuni storici come il conte Léo de Saint-Poincy cercarono di riabilitare la figura della sovrana, tentando di discernere gli scandali dalla la realtà, raffigurandola come una donna che sfidava le turbolenze della guerra civile tra cattolici e protestanti, e che non si era mai sentita inferiore ai suoi fratelli, volendo anzi partecipare agli affari del regno, affrontando quindi oltre alla vita privata anche i comportamenti politici della sovrana. Tuttavia questi studi rimasero marginali e non influenzarono i testi ufficiali.<ref>{{Cita|Casanova, 2014|p. 106}}.</ref>
 
Nel XX secolo ci fu un exploit di opere divulgative sulla figura della regina, con una sostanziale regressione di ogni criterio storiografico. In particolare, [[Guy Breton]] inaugurò nel 1950 una serie di libri di narrativa erotica che minò drasticamente l'immagine della regina Margherita di Valois, raccontando scandali e storie scabrose ad uso del grande pubblico.
La maggior parte di questi errori provengono da falsificazioni della vita della regina durante il XVII e XVIII secolo. Nonostante la loro stravaganza, queste notizie sono state più volte riproposte nel tempo da molti autori che, per mancanza di rigore, non hanno controllato la fonte originale. Il contemporaneo della regina, l'austero [[Théodore Agrippa d'Aubigné]] è in gran parte responsabile della maggior parte delle calunnie sul conto della regina.
 
* '''La ninfomania di Margherita''': l'origine di questa leggenda proviene da un pamphlet protestante scritto contro Enrico IV, il ''Divorce Satyrique'' (1607). Risulta uno degli elementi della leggenda più diffusi.<ref name="Casanova 104"/> La sua permanenza a Usson viene spesso presentata come un periodo di decadenza dove la regina occupa il suo tempo a copulare con prestanti giovani contadini del luogo.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 251}}.</ref> Invece, la regina era una sostenitrice dell'amor cortese e del neoplatonismo. Nell'aristocrazia francese, era consuetudine per una donna sposata essere "servita", in accordo con il marito, da diversi giovani "galanti". Quanto ai rapporti extraconiugali di Margherita, le lettere indirizzate a Champvallon, il suo più famoso amante, conservate fino ad oggi, mostrano come viveva la passione che provava per lui secondo la teoria neoplatonica. In seguito anche un suo ex servitore, passato al servizio del [[cardinale Richelieu]], scriverà di aver conosciuto i figli illegittimi che la regina avrebbe avuto da Champvallon e d'Aubiac: tutto per rafforzare le motivazioni che avrebbero portato all'annullamento delle nozze e quindi all'ascesa dei Borbone sul trono di Francia.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 273-274.}}</ref>
* '''I rapporti incestuosi con i fratelli''': la calunnia si è presentata la prima volta nel [[pamphlet]] protestante scritto contro la famiglia Valois intitolato ''Le réveil-matin des Français'' (1574), in cui si dice che avesse perso la verginità con suo fratello [[Enrico III di Francia|Enrico]], di cui sarebbe rimasta incinta durante il grande viaggio attraverso la Francia, nei primi anni di regno di Carlo IX.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 246}}.</ref>
*'''La coercizione al momento del "sì" nuziale''': il giorno del matrimonio, il re [[Carlo IX di Francia|Carlo IX]] le avrebbe spinto la testa in modo da farle dare il consenso al matrimonio durante la cerimonia nuziale sul sagrato di [[Cattedrale di Notre-Dame|Notre Dame]]. Il fatto è assente nelle Memorie della regina ed è stato raccontato la prima volta ne l'''Histoire de France'' (1646) scritta dallo storico di regime Mézeray.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 280.}}</ref>
*'''Avrebbe preso con sé la testa decapitata di La Môle''': la notizia proviene dal ''Divorce Satyrique'' (1607).<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 251-252}}.</ref> Il fatto venne reso popolare in epoca romantica da [[Stendhal]] nel suo romanzo ''[[Il rosso e il nero]]''.
*'''Avrebbe fatto uccidere Du Guast, mignon del re''': l'accusa proviene dal '' Historiarum sui temporis'' di [[Jacques-Auguste de Thou]] (tradotto in francese nel 1659), noto per il suo pregiudizio contro i Valois. Secondo Thou, la regina avrebbe convinto il barone di Vitteaux (indicato all'epoca come l'assassino del favorito) ad uccidere Du Guast, anche se all'epoca nessuno la incolpò, e molti pensarono ad un regolamento di conti.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 257-258.}}</ref> Nel [[XIX secolo]] l'accusa sarà ripresa da [[Jules Michelet]] nella sua ''Histoire de France'', che tuttavia cambierà metodo di convincimento, ritraendo la regina mentre ricompensa l'assassino con un [[amplesso]] nella chiesa di Saint Augustin.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|p. 345.}}</ref>
* '''I suoi intrighi amorosi scatenarono la settima guerra di religione''': l'origine della calunnia è da attribuirsi alla ''Histoire universelle'' di d'Aubigné (1617) e alle ''Memorie'' del [[Massimiliano di Béthune|duca di Sully]], che cercarono di nascondere le proprie responsabilità e quelle dei protestanti nella ripresa del conflitto.<ref>{{Cita|Viennot, 1994|pp. 276-277.}}</ref> Questa leggenda è stata allegramente ripresa in epoca romantica, tanto che il conflitto fu chiamato la «guerra degli amanti».
2 772 010

contributi