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=== I primi anni (1887-1906) ===
[[File:Pietrelcina - Centro Storico - Veduta del "Morgione".jpg|thumb|left|[[Pietrelcina]], [[provincia di Benevento]], luogo di nascita di Padre Pio]]
Francesco Forgione nacque a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di [[Benevento]], il 25 maggio [[1887]], da Grazio (detto "Orazio") Maria Forgione<ref>[http://www.antenati-italiani.org/antenati/22951-grazio-maria-forgione Da Antenati italiani]</ref> ([[1860]]-[[1946]]) e Maria Giuseppa (detta "Peppa") di Nunzio ([[1859]]-[[1929]]). Fu [[battesimo|battezzato]] il giorno successivo nella chiesa di [[Sant'Anna]]. Gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san [[Francesco d'Assisi]]<ref>{{Cita|Allegri|p. 15|Allegri1993}}.</ref>. Il 27 settembre 1899 ricevette la [[Eucaristia|comunione]] e la [[cresima]] dall'allora [[arcidiocesi di Benevento|arcivescovo di Benevento]] [[Donato Maria Dell'Olio]]. La madre era una cattolica molto devota e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate. Il giovane non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra. Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare sotto la guida del sacerdote [[Domenico Tizzani]] che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. Poi, passò alla scuola per gli studi ginnasiali.
 
Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di [[Morcone]], fra' Camillo da [[Sant'Elia a Pianisi]], che periodicamente passava per Pietrelcina a raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del [[1902]], quando Forgione aveva 14 anni, ma la sua prima domanda ebbe esito negativo. Solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso. Forgione sostenne di aver avuto una visione, il 1º gennaio [[1903]] dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con [[Satana]]<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 1283s.</ref>. La notte del 5 gennaio, l'ultima che passava con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], pp. 1284s.</ref>.
Quegli "infiniti affanni" fisici, causati "da una misteriosa malattia" che "galoppava" e l'inappetenza cronica del giovane, allarmarono i Cappuccini di Sant'Angelo. Comunicando telegraficamente con Salvatore Pannullo, parroco di Pietrelcina, i frati convocarono Grazio Forgione, genitore di fra' Pio. Giunto a Serracapriola, egli trovò ospitalità nel Convento. Con il padre fra' Pio andò al suo paese per una vacanza di salute consigliata dal medico che lo aveva visitato. Già prima dell'anno scolastico 1907/1908 fra' Pio era stato per alcuni giorni nel Convento di Serracapriola; vi arrivò in "gita di lavoro", con altri confratelli, dal Convento molisano di Sant'Elia a Pianisi. E tutti insieme, con i frati serrani, vendemmiarono la vigna del Convento. Durante le operazioni di vendemmia, i fumi di alcool liberatisi dalle uve pigiate nella cantina conventuale, inebriarono fra' Pio che a Bacco non aveva brindato.
 
Nel tempo, rinverdendo i particolari di questo episodio serrano, Padre Pio commentava: "Fu l'unica volta in vita mia che il vino mi fece perdere la testa" (cit. P. Luigi Ciannilli da Serracapriola). Ultimato il primo anno del Corso di Teologia a Serracapriola, fra' Pio proseguì il suo "benessere morale e scientifico" nel Convento di Montefusco, nell'avellinese, ove per i diversi insegnamenti erano Lettori i Padri: Agostino da San Marco in Lamis, Bernardino da San Giovanni Rotondo, Bonaventura da San Giovanni Rotondo e Luigi da Serracapriola. Il 27 gennaio [[1907]] professò i voti solenni. Nel novembre del [[1908]], completati gli studi, si recò a [[Montefusco]] dove studiò [[teologia]]. Il 18 luglio del [[1909]] ricevette l'ordine del [[Diacono|diaconato]], nel noviziato di Morcone. Nei mesi di novembre e dicembre dello stesso anno, risiedette nel convento di [[Gesualdo (Italia)|Gesualdo]] (Av). Il [[10 agosto]] [[1910]] fu ordinato sacerdote nel [[duomo di Benevento]]. Nonostante fosse ancora ventitreenne, il vescovo decise per un'eccezione alle disposizioni del [[diritto canonico]] che all'epoca prevedevano un'età minima per l'ordinazione di 24 anni.<ref>{{Cita|Allegri|p. 23|Allegri1993}}.</ref>
 
In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle [[stimmate]] "provvisorie". Fra' Pio diede comunicazione per la prima volta l'[[8 settembre]] [[1911]], in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis: qui il frate racconta che il fenomeno andrebbe ripetendosi da quasi un anno, e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna».<ref>[[#EpistolarioI|Forgione (1971)]], p. 234.</ref> È stato fatto notare che, nella corrispondenza del frate degli anni 1911-1913, esiste un gruppo di undici lettere (indirizzate a padre Agostino da San Marco in Lamis e a padre Benedetto da San Marco in Lamis) in cui larghi tratti sono presi, senza citarli, dall'epistolario e da altri testi di [[Gemma Galgani]], la prima santa stimmatizzata del XX secolo.<ref>Giandomenico Mucci, ''Santa Gemma Galgani e San Pio da Pietrelcina. Plagio o identificazione?'', "La Civiltà Cattolica", 17 maggio 2003, anno 154, volume 2, quaderno 3670</ref>
Nell'agosto del [[1918]] fra' Pio affermò di aver avuto delle visioni su di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta ([[transverberazione]]). Il [[20 settembre]], in seguito a un'ulteriore presunta visione, Pio affermò che avrebbe ricevuto le stimmate "permanenti", cioè che stavolta non sarebbero andate più via - secondo parole che Gesù gli avrebbe rivolto - per i successivi cinquant'anni.<ref>http://www.pellegrinodipadrepio.it/il-20-settembre-1918-la-stimmatizzazione-di-padre-pio-in-esclusiva-la-sua-lettera-confessione/</ref> Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare [[santità]], o come una patologia della cute (per es. piaghe da [[psoriasi]]), o come auto-inflitte. L'inizio del manifestarsi delle prime stimmate, le "provvisorie", risalirebbe al [[1910]], quando per la sua malattia il religioso aveva avuto il permesso di lasciare il convento e di tornare nella sua casa natale a Pietrelcina. Non distante dal paese, tutti i giorni dopo aver celebrato la messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati. Il fenomeno delle stimmate, rivelò al suo confessore, cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del 7 settembre 1910, e si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre [[1911]], quando il frate scrisse al suo direttore spirituale:<ref>http://www.cappuccinipietrelcina.it/padre-pio-crocifisso-la-prima-volta-il-7-settembre/</ref> {{citazione|In mezzo al palmo delle mani è apparso un po' di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra. Anche sotto i piedi avverto un po' di dolore.}}
 
Nello stesso periodo cominciarono a circolare voci secondo le quali la sua persona aveva cominciato a emanare un inspiegabile profumo di fiori, che non era percepito da tutti allo stesso modo: «Chi diceva di sentire profumo di [[rosa (botanica)|rose]], chi di [[Viola (botanica)|violette]], di [[gelsomino]], di [[incenso]], di [[giglio]], di [[Lavandula|lavanda]] ecc.»<ref>{{Cita|Allegri|p. 83|Allegri1993}}.</ref>. La voce della comparsa delle stimmate fece il giro del mondo, e [[San Giovanni Rotondo]] divenne meta di [[pellegrinaggio]] da parte di persone che speravano di ottenere grazie.<ref>{{Cita|Cammilleri|pp. 73-74|Cammilleri1999}}.</ref>
 
I pellegrini gli attribuirono il merito di alcune conversioni e guarigioni "inaspettate", grazie alla sua [[intercessione]] presso Dio. La popolarità di Padre Pio e di San Giovanni Rotondo crebbe ancora grazie al passa-parola e la località dovette cominciare ad attrezzarsi per l'accoglienza di un numero di visitatori sempre maggiore. La situazione divenne imbarazzante per alcuni ambienti della Chiesa cattolica:<ref>{{Cita|Allegri|p. 28|Allegri1993}}.</ref> la [[Santa Sede]] infatti non aveva notizie precise su cosa stesse realmente accadendo; le scarne informazioni ricevute ben si prestavano ad alimentare il timore di una macchinazione, di fatto movente interessi economici, eventualmente perpetrata sfruttando il nome della Chiesa e la tonaca del povero ignaro frate. Un primo inconcludente rapporto fu stilato dal Padre Generale dei [[Ordine dei frati minori cappuccini|cappuccini]], il quale a sua volta aveva inviato [[Giorgio Festa]]. Questi ipotizzò una possibile origine soprannaturale del fenomeno, ma proprio il suo entusiasmo ne minò la credibilità. Si commissionarono perciò ulteriori indagini, molte delle quali (si dice) condotte in incognito.
 
=== Le indagini e la condanna del Sant'Uffizio (1919-1932) ===
[[File:Padre-Pio-young.jpg|thumb|Le stimmate.|sinistra]]
Un gran numero di medici visitò Padre Pio per verificare che non si trattasse di un millantatore.<ref>''Sempre obbediente malgrado calunnie e infamie",'' in ''Avvenire,'' 20 settembre 2018.</ref> Il primo a studiarne le ferite fu il professore Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di [[Barletta]], per ordine del padre superiore Provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio [[1919]]. Nella sua relazione fra le altre cose scrisse: «Le lesioni che presenta alle mani sono ricoperte da una membrana di colore rosso bruno, senza alcun punto sanguinante, niente edema e niente reazione infiammatoria nei tessuti circostanti. Ho la certezza che quelle ferite non sono superficiali perché, applicando il pollice nel palmo della mano e l'indice sul dorso e facendo pressione, si ha la percezione esatta del vuoto esistente». Due mesi dopo, il 26 luglio, arrivò a San Giovanni Rotondo il professore Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma. Le sue considerazioni mediche non si discostarono da quelle del prof. Romanelli, in più però affermò che secondo lui quelle "stimmate" erano cominciate come prodotti patologici ([[necrosi]] neurotonica multipla della cute) ed erano state completate, forse inconsciamente per un fenomeno di suggestione, o con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio<ref>{{Cita|Allegri|pp. 60-61|Allegri1993}}.</ref>.
 
Nel [[1920]] padre [[Agostino Gemelli]], medico, psicologo e consulente del [[Sant'Uffizio]], fu incaricato dal cardinale [[Rafael Merry del Val]] di visitare Padre Pio ed eseguire "un esame clinico delle ferite". Il Segretario del Sant'Uffizio, chiamato in causa per indagare l'attività del cappuccino, scelse il Gemelli, è dato supporre, sia per le sue conoscenze scientifiche, sia per i suoi studi specialistici sui "fenomeni mistici" che aveva condotti sin dal [[1913]]. "Perciò - pur essendosi recato nel Gargano di propria iniziativa, senza che alcuna autorità ecclesiastica glielo avesse chiesto - Gemelli non esitò a fare della sua lettera privata al Sant'Uffizio una sorta di perizia ufficiosa su padre Pio".<ref>[[#Luzzatto2007|Luzzatto (2007)]], pag. 60</ref> Il Gemelli volle esprimersi compiutamente in merito e volle incontrare il frate. Padre Pio mostrò nei confronti del nuovo investigatore un atteggiamento di chiusura: rifiutò la visita chiedendo l'autorizzazione scritta del Sant'Uffizio. Furono vane le proteste di padre Gemelli che riteneva di avere il diritto di effettuare un esame medico delle stimmate. Il frate, sostenuto dai suoi superiori, condizionò l'esame a un permesso da richiedersi per via gerarchica, disconoscendo le credenziali di padre Agostino Gemelli. Questi abbandonò dunque il convento, irritato e offeso. Padre Gemelli espresse quindi la diagnosi: {{Citazione|È un bluff... Padre Pio ha tutte le caratteristiche somatiche dell'isterico e dello psicopatico... Quindi, le ferite che ha sul corpo... Fasulle... Frutto di un'azione patologica morbosa... Un ammalato si procura le lesioni da sé... Si tratta di piaghe, con carattere distruttivo dei tessuti... tipico della patologia isterica}}
[[File:Padre Pio incontra monsignor Lefevbre pasqua 1968 a san Giovanni Rotondo.jpg|thumb|upright=1.4|[[Pasqua]] [[1968]]: Padre Pio incontra monsignor Lefebvre a san Giovanni Rotondo.|sinistra]]
 
Padre Carmelo Durante da Sessano riporta una discussione che si sarebbe avuta tra l'arcivescovo di Manfredonia [[Andrea Cesarano]] e [[papa Giovanni XXIII]], in cui il papa sarebbe stato "tranquillizzato" circa le questioni riguardanti Padre Pio<ref>{{Cita|Durante|pp. 177-179|Durante2002}}.</ref>:
{{Citazione|“Che mi racconti di Padre Pio?” “Santità…” “Non chiamarmi santità – lo interruppe – “chiamami don Angelo come hai sempre fatto. Dimmi di lui!” “Padre Pio è sempre l’uomo di Dio che ho conosciuto all'inizio del mio trasferimento a Manfredonia. È un apostolo che fa alle anime un bene immenso”. “Don Andrea, adesso si dice tanto male di Padre Pio”. “Ma per carità, don Angelo. Sono tutte calunnie. Padre Pio lo conosco sin dal 1933 e t’assicuro che è sempre un uomo di Dio. Un santo”. “Don Andrea, sono i suoi fratelli che l’accusano. E poi… quelle donne, quelle registrazioni… Hanno perfino inciso i baci”. Poi il Santo Padre tacque per l’angustia e il turbamento. Monsignor Cesarano, con un fremito che gli attraversava l’anima e il corpo, tentò di spiegare: “Per carità, non si tratta di baci peccaminosi. Posso spiegarti cosa succede quando accompagno mia sorella da Padre Pio?” “Dimmi”. E monsignor Cesarano raccontò al Santo Padre che quando sua sorella incontrava Padre Pio e riusciva a prendergli la mano, gliela baciava e ribaciava, tenendola ben stretta, malgrado le vive rimostranze nel timore di sentire un ulteriore male per via delle stimmate. Il buon Papa Giovanni alzò lo sguardo al cielo ed esclamò: “Sia lodato Dio! Che conforto che mi hai dato. Che sollievo!}}
 
In quel periodo il superiore locale di Padre Pio era Padre Rosario da [[Aliminusa]] (al secolo Francesco Pasquale, 1914-1983), che ricopriva l'incarico di guardiano della comunità di [[san Giovanni Rotondo]]; Padre Rosario da [[Aliminusa]], fermo custode delle regole dell'ordine<ref name="Funicelli">{{cita web|autore=p. Pellegrino Funicelli|formato=DOC|url=http://www.archiviopadrepio.it/database/upload1/1262/19801114.doc|titolo=Padre Pio e la gerarchia della Chiesa|accesso=22 agosto 2009|urlmorto=sì|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20060507152202/http://www.archiviopadrepio.it/database/upload1/1262/19801114.doc|dataarchivio=7 maggio 2006}}</ref>, in diversi scritti testimoniò che padre Pio non venne mai meno ai suoi doveri d'obbedienza<ref name="Funicelli" />; ne mise inoltre in risalto il rigore teologico<ref name="Funicelli" />. Il 30 luglio [[1964]], il nuovo [[Papa Paolo VI]] comunicò ufficialmente tramite il cardinale Ottaviani che a Padre Pio da Pietrelcina veniva restituita ogni libertà nel suo ministero.<ref name="profumo" /> Concesse anche l'Indulto per continuare a celebrare, anche pubblicamente, la Santa Messa secondo il [[rito di San Pio V]], sebbene dalla Quaresima del [[1965]] fosse in attuazione la [[riforma liturgica]]. Contemporaneamente, molteplici attività finanziarie gestite da Padre Pio passarono in gestione alla Santa Sede.
 
Padre Rosario da Aliminusa, inoltre, in relazione alla nomina - da parte della Santa Sede - di padre Clemente da Santa Maria in Punta quale amministratore apostolico destinato a gestire la situazione giuridico-economica dei beni della [[Casa Sollievo della Sofferenza]], fu nominato procuratore generale dell'[[Ordine dei frati minori cappuccini]], una delle massime cariche dell'ordine, incaricato, per la funzione, di mantenere i rapporti tra l'Ordine e la Santa Sede, cosa questa che favorì una ricomposizione della frizione che stava insorgendo in relazione alla gestione dei beni e delle donazioni: padre Pio istituì nel suo testamento la Santa Sede quale legataria di tutti i beni della Casa Sollievo della Sofferenza<ref>Luigi Peroni, {{Cita news|url=http://www.padre-pio.it/piod1.htm|titolo=Sesta persecuzione|accesso=22 agosto 2009}}</ref>. Alle ore 2:30 del mattino di lunedì 23 settembre [[1968]] Padre Pio morì all'età di 81 anni: ai suoi funerali parteciparono più di centomila persone giunte da ogni parte d'Italia<ref>{{Cita|Allegri|p. 9|Allegri1993}}.</ref>.
 
== La canonizzazione e i carismi ==
Le pratiche giuridiche preliminari del processo di beatificazione iniziarono un anno dopo la morte del Padre, nel [[1969]], ma incontrarono molti ostacoli, da parte di coloro che erano stati nemici dichiarati di Padre Pio. Furono ascoltati decine di testimoni e raccolti 104 volumi di disposizioni e documenti, e nel [[1979]] tutto il materiale fu inviato a Roma al vaglio degli esperti di [[Giovanni Paolo II]]. Il procedimento che portò alla [[canonizzazione]] ebbe inizio con il ''[[nihil obstat]]'' del [[29 novembre]] [[1982]]. Il [[20 marzo]] [[1983]], a quasi quindici anni dalla morte, iniziò il processo diocesano per la canonizzazione del [[Servo di Dio]]. Il [[21 gennaio]] [[1990]] Padre Pio venne proclamato ''[[Venerabile]]'', fu dichiarato [[beatificazione|Beato]] il [[2 maggio]] [[1999]] e proclamato [[Santo]] il [[16 giugno]] [[2002]] in [[piazza San Pietro]] da Giovanni Paolo II come ''San Pio da Pietrelcina''. La sua festa liturgica viene celebrata il [[23 settembre]], anniversario della sua morte.
 
===I miracoli===
[[File:Padre Pio da Pietrelcina.jpg|thumb|Padre Pio da Pietralcina]]Tra i presunti segni miracolosi che gli vengono attribuiti vi sono le "[[stimmate]]" che avrebbe portato per 57 anni in diverse fasi (a momenti alterni dal [[1910]] al [[1917]], e poi ininterrottamente dal 20 settembre [[1918]] fino a gran parte del [[1968]]), il dono della [[bilocazione]], la profezia, la lettura dei cuori (capacità di leggere nei cuori delle persone, carisma noto come [[cardiognosi]]<ref>[http://it.aleteia.org/2015/02/20/che-cose-la-cardiognosi/ Da "Aleteia"]</ref>) e la percezione, da parte dei fedeli, di intensi profumi floreali di vario tipo (violette, gelsomino, mughetto, rose ecc.) che si sarebbero manifestati come segno della sua presenza anche dopo la sua morte<ref>José Maria Zavala, op. cit., pp. 204-212</ref>. Il carisma della lettura dei cuori veniva manifestato soprattutto durante le confessioni (Padre Pio arrivava a confessare anche per diciotto ore al giorno: si stima che, in cinquant'anni, abbia confessato circa seicentomila persone<ref>José Maria Zavala, ''Padre Pio. I miracoli sconosciuti del santo con le stimmate'', Ed. La Fontana di Siloe (Lindau), 2013, pp. 45-46</ref>). Innumerevoli sono le testimonianze di chi scopriva che il frate conosceva in anticipo i peccati che stavano per essergli confessati<ref>José Maria Zavala, opera citata, pp. 40 e seguenti</ref>.
 
Nel diario di padre Agostino da San Marco in Lamis, direttore spirituale di padre Pio, si legge che nel [[1892]], quando il giovane Forgione aveva solo 5 anni, era già affetto da diverse malattie. A 6 anni venne colpito da una grave [[enterite]], che lo costrinse a letto per un lungo periodo. A 10 anni si ammalò di febbre tifoidea. Nel [[1904]], fra' Pio venne inviato, con gli altri giovani che insieme a lui avevano superato l'anno di prova di noviziato, a [[Sant'Elia a Pianisi]] in [[provincia di Campobasso]], per iniziare il periodo di formazione. Quasi subito, fra' Pio cominciò a star male accusando inappetenza, insonnia, spossatezza, svenimenti improvvisi e terribili emicranie: per questo non andò nel convento di Sicignano degli Alburni dove era stato destinato. Vomitava spesso e riusciva a nutrirsi soltanto con del latte.<ref>Agostino da S. Marco in Lamis, ''Diario'', Edizioni Padre Pio da Pietrelcina, 2012</ref>
 
Gli [[agiografi]] raccontano che proprio in quel periodo, insieme ai malanni fisici, cominciarono a manifestarsi fenomeni a detta dei testimoni inspiegabili. Secondo i loro racconti, di notte, nella sua stanza, si udivano rumori sospetti, a volte urla o ruggiti, mentre durante la preghiera fra' Pio restava come intontito, quasi fosse assente (va ricordato che fenomeni di questo tipo sono frequentemente descritti nelle agiografie di santi e mistici di ogni tempo, e secondo la psichiatria contemporanea sono spiegabili come sintomi di [[psicosi]] o [[schizofrenia]]). Qualche confratello disse addirittura di averlo visto in [[estasi]], sollevato da terra<ref>{{Cita|Allegri|p. 21|Allegri1993}}.</ref>. Nel giugno del [[1905]] la salute del frate era talmente compromessa che i superiori decisero di mandarlo in un convento di montagna, nella speranza che il cambiamento d'aria gli facesse bene.
 
Le condizioni di salute però, peggioravano e allora i medici consigliarono di farlo tornare nel suo paese; anche qui però il suo stato di salute peggiorò. Negli anni giovanili padre Pio fu anche colpito da "[[bronchite]] [[asma]]tica", di cui continuò a soffrire fino alla morte. Aveva anche una calcolosi renale grave, con coliche frequenti. Un'altra malattia molto dolorosa fu una specie di [[gastrite]] cronica, che poi si trasformò in [[ulcera]]. Soffrì di infiammazioni dell'occhio, del naso, dell'orecchio e della gola e infine di rinite e otite croniche.<ref>Luciano Regolo, ''Il dolore si fa gioia'', Milano, Mondadori 2013</ref> Nell'estate del [[1915]] il religioso dovette lasciare Pietrelcina per adempiere al servizio militare. Aveva fatto la visita di leva nel [[1907]] ed era stato dichiarato abile ma lasciato a casa con un congedo illimitato, fu però richiamato e il 6 novembre del 1915 si presentò al distretto militare di [[Benevento]], e venne assegnato alla Decima compagnia sanità di Napoli con il numero di matricola 2094/25.
Dopo circa un mese, a causa di continui disturbi cui andava soggetto, venne mandato in licenza per 30 giorni. Tornato in servizio, fu sottoposto ad altre visite mediche e rimandato ancora in licenza per 6 mesi. Trascorse questo periodo di licenza nel convento di S. Anna a [[Foggia]], dove continuava a stare male. Si decise quindi di spostarlo a San Giovanni Rotondo, un paesino sul Gargano a 600 m di altezza, dove anche nei mesi caldi faceva relativamente fresco. Arrivò in questo convento il 28 luglio del [[1916]]. A dicembre riprese il servizio militare, ma fu rimandato a casa per altri 2 mesi. Al rientro venne giudicato idoneo e destinato alla caserma di Sales in Napoli, dove rimase fino al marzo del [[1917]], quando dopo una visita all'ospedale di Napoli gli fu diagnosticata una "[[tubercolosi]] polmonare" accertata dall'esame radiologico e mandato a casa con un congedo definitivo.
 
Nel [[1925]] fu operato per un'[[ernia]] inguinale, e un po' dopo sul collo gli si formò una grossa cisti che dovette essere asportata. Un terzo intervento lo subì all'orecchio, si era formato un [[epitelioma]], l'esame istologico eseguito a Roma disse che si trattava di una forma tumorale maligna. Dopo l'operazione padre Pio fu sottoposto a terapia radiologica, che ebbe successo, sembra, in sole due sedute<ref>{{Cita|Allegri|p. 141|Allegri1993}}.</ref>. Nel 1956 fu colpito da una grave "[[pleurite]] essudativa", malattia che venne accertata radiologicamente dal professore Cataldo Cassano, che estrasse personalmente il liquido sieroso dal corpo del Padre, rimasto a letto per 4 mesi consecutivi. Negli anni della vecchiaia il Padre fu tormentato dall'[[artrite]] e dall'[[artrosi]].
 
=== Le ipertermie ===
Un fenomeno misterioso che si sarebbe manifestato nel corpo di Padre Pio furono le [[febbre|febbri]] estremamente alte. Secondo quanto riportato da [[Renzo Allegri]], tale evento sconcertò alcuni dei medici che in qualche modo si erano interessati alla sua salute<ref>{{Cita|Allegri|p. 142|Allegri1993}}.</ref>. I primi a osservarle furono i medici dell'ospedale militare di Napoli durante una visita di controllo.
La febbre era così alta che il [[termometro]] clinico non fu in grado di misurarla in quanto fuori scala<ref>{{Cita|Allegri|p. 143|Allegri1993}}.</ref>. In altre occasioni, sempre durante il periodo del servizio militare, sarebbero state rilevate nel corpo del frate temperature fino a 52&nbsp;°C<ref>[[Rino Cammilleri]], ''Vita di Padre Pio'', Edizioni Piemme, 2002, p. 63</ref>. Il primo a misurare con esattezza la temperatura corporea di padre Pio fu un medico di Foggia, quando il frate era ospite di un convento del luogo e continuava a stare male. Il medico, non riuscendo ad utilizzare il termometro clinico, ricorse a un termometro da bagno, che avrebbe registrato una temperatura di 48&nbsp;°C<ref name="Allegri 1993 p. 144">{{Cita|Allegri|p. 144|Allegri1993}}.</ref>.
 
Lo studio scientifico di quelle febbri altissime fu ripreso dal dottor Giorgio Festa nel 1920, che aveva sentito parlare di tale anomalia e riteneva il fenomeno impossibile. Iniziò pertanto a misurare al Padre la temperatura con metodo, due volte al giorno, e diede ordine ai superiori del convento di fare altrettanto in sua assenza.
Quando era vittima di tali temperature elevate, il frate appariva molto sofferente e agitato sul suo letto, ma senza [[delirio]] e senza i comuni disturbi che di solito accompagnano alterazioni febbrili notevoli<ref>Dalla relazione del 4 ottobre 1921, redatta dal Visitatore Apostolico, Fr. Raffaello C., Vescovo di Volterra; riportata da "Padre Pio sotto inchiesta", di Francesco Castelli, Edizioni Ares, 2008, p. 150.</ref>. Secondo Francesco Castelli, il Padre Lorenzo da San Marco in Lamis, superiore dei Cappuccini di San Giovanni Rotondo, interrogato il 16 giugno [[1921]] dal [[Visitatore Apostolico]], dichiarò di avere verificato a più riprese la temperatura di Padre Pio, alla presenza del dottor Francesco Antonio Gina e del dottor Angelo Merla, riscontrando successivamente 43&nbsp;°C, 45&nbsp;°C e 48&nbsp;°C<ref>Francesco Castelli, Opera citata, pp. 175-176.</ref>. Dopo uno o due giorni tutto rientrava nel suo stato normale, e al terzo giorno il frate tornava nel confessionale<ref name="Allegri 1993 p. 144"/>.
 
Da un punto di vista medico-scientifico si tratterebbe di un fenomeno inspiegabile, in quanto temperature così elevate dovrebbero condurre in breve tempo alla morte: in generale, infatti, "''la temperatura corporea più elevata considerata ancora compatibile con la vita è 42&nbsp;°C anche se, per brevi periodi, è possibile sopravvivere a temperature più elevate, sino a 43&nbsp;°C''"<ref>[http://books.google.it/books?id=e7fhI5zRO1AC&pg=PA52&lpg=PA52&dq=Temperatura+corporea+massima&source=bl&ots=I5bH1IC-7b&sig=kpCpuP-pUbV-GeRnues7IubKYSg&hl=it&ei=JBCuTcPgBovOswbgv7jXDA&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=8&ved=0CEEQ6AEwBzgK#v=onepage&q=Temperatura%20corporea%20massima&f=false Francesco Mazzeo, ''Trattato di clinica e terapia chirurgica'', Volume I, Casa Editrice Piccin, Padova, 2001, p. 55]</ref>. Viene riportato anche che dopo tali attacchi febbrili il frate era in grado di tornare ai suoi compiti senza apparente danno<ref>{{Cita|Allegri|p. 145-146|Allegri1993}}.</ref>. Il fenomeno delle ipertermie è oggetto di discussione e di diverse interpretazioni. Ad esempio, secondo [[Pier Angelo Gramaglia]], anche se Padre Pio «interpretava il fenomeno come un segno di inusuali esperienze mistiche», «in realtà l'ipertermia ha per lo più cause [[neuropatologia|neuropatologiche]] e può accompagnare le reazioni emotive di individui che subiscono facilmente stati di [[dissociazione (psicologia)|dissociazione]], perdendo nel delirio febbricitante conseguente il senso del limite tra fantasia allucinata e realtà. L'ipertermia provocava anche deliri, grida e crisi isteriche, sempre acriticamente intese quali esperienze soprannaturali e di eventi carismatici»<ref>Pier Angelo Gramaglia, ''[http://www.ilfoglio.org/292/La_santita_di_padre_Pio.htm Padre Pio da Pietrelcina. Analisi di un mito] {{Webarchive|url=https://web.archive.org/web/20081013131247/http://www.ilfoglio.org/292/La_santita_di_padre_Pio.htm |date=13 ottobre 2008 }}'', Torino, s.n., 1997.</ref>.
 
== Riesumazione ==
File:All Saints Catholic Church (Walton, Kentucky) - nave, altar to St. Padre Pio of Pietrelcina.jpg|Altare con San Padre Pio di Pietrelcina presso la ''All Saints Catholic Church'' di [[Walton, Kentucky|Walton]], [[Kentucky]], [[United States|USA]]
File:Our Lady of Consolation (Carey, Ohio), interior, Padre Pio shrine.jpg|Scultura di Padre Pio a [[Carey, Ohio|Carey]], [[Ohio]]
<!-- File:Schömberg Pater Pio.jpg |A sculpture of Padre Pio in [[Schömberg]], [[Germania]] -->
File:Don Bosco - S. Stanislao 07.JPG|Scultura di Padre Pio a Roma
File:Statua a Padre Pio 2.jpg|Statua di Padre Pio
File:Gesù e Padre Pio.jpg|Padre Pio che aiuta Cristo a portare la croce nella chiesa di [[San Salvatore in Lauro]] a [[Roma]]
File:Padre Pio-Taormina-Sicilia-Italy - Creative Commons by gnuckx (4277482472).jpg|Scultura di Padre Pio a [[Taormina]], Sicilia
File:St. Joseph Wandsbek Statue des Pio von Pietrelcina.jpg|Statua nella Saint Joseph Church di [[Amburgo]], nel quartiere di [[Wandsbek]], Germany
<!-- File:Kapucyni Lomza fc05.jpg|The Capuchin parish church (18th century) in Łomża - picture of Padre Pio -->
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