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La pressione statunitense si fece insostenibile proprio quello stesso mese, quando il 30 giugno il generale [[Douglas MacArthur]] e l'ammiraglio [[William Halsey]] lanciarono una [[Operazione Cartwheel|duplice offensiva]] nelle [[isole Salomone]] e in [[Nuova Guinea]]. A novembre scattò una vasta offensiva nel Pacifico centrale che privò il Giappone delle [[isole Gilbert]], seguita da una serie di devastanti operazioni aeronavali contro le [[isole Marshall]]: i bombardamenti precedettero lo sbarco in forze delle truppe statunitensi, che entro la fine del febbraio 1944 si assicurarono il possesso delle posizioni strategicamente più importanti.<ref>{{Cita|Millot 2002|pp. 489, 574, 599, 614}}.</ref> Soprattutto quest'ultima disfatta, che avvicinò il fronte alla madrepatria, si riflesse assai negativamente sul prestigio di Sugiyama: la crisi nelle sfere governativo-militari venne risolta dal Primo ministro [[Hideki Tōjō]] con la forza e il 21 febbraio 1944, come accadde ad altri comandanti di rango elevato, il maresciallo venne bruscamente sollevato dalla carica di Capo di Stato Maggiore dell'esercito con l'accusa di disfattismo e incapacità;<ref>{{Cita|Millot 2002|p. 615}}.</ref> Tojo stesso assunse tale posizione mentre Sugiyama venne relegato al ruolo di Ispettore dell'addestramento.<ref name=kgbudge.com/> Il 18 luglio dello stesso anno però, con [[Campagna delle Isole Marianne e Palau|l'avanzata statunitense nelle Marianne]] in pieno svolgimento, Tojo rassegnò le dimissioni da ogni suo incarico e sciolse il governo.<ref>{{Cita|Millot 2002|p. 704}}.</ref> Il nuovo [[Gabinetto del Giappone]] presieduto dal generale a riposo [[Kuniaki Koiso]] richiamò Sugiyama dandogli la carica di Ministro della Guerra.<ref name=kgbudge.com/>
 
Il 6 aprile 1945, il giorno dopo la denuncia sovietica del trattato di non aggressione stipulato nel 1941, il governo Koiso cadde e fu rimpiazzato da quello di [[Suzuki Kantarō]].<ref>{{Cita|AA.VV. 2000|p. 260}}.</ref> Il generale [[Korechika Anami]], figura di spicco del militarismo nipponico, divenne Ministro della Guerra e Sugiyama venne trasferito alla testa del Comando delle Forze del Settore Orientale, con [[Shizuichi Tanaka]] come Capo di Stato Maggiore:<ref>{{Cita|Millot 2002|p. 707}}.</ref> da questo centro nevralgico dipendeva la 1ª Armata Generale, composta dall'11ª, 12ª e 13ª Aree d'Armata e dispiegata sull'isola di [[Honshū]]. Compito di tale complesso di forze era difendere il [[Kantō]] e quindi la capitale Tokyo dalla prevista [[Operazione Downfall|operazione anfibia]] pianificata dagli Stati Uniti.<ref name=kgbudge.com/> Ma ormai il paese, dopo la [[Battaglia di Iwo Jima|perdita di Iwo Jima]] e [[Battaglia di Okinawa|di Okinawa]], provato dai bombardamenti a tappeto sulle città e a corto di ogni genere di risorse, era sull'orlo della disfatta più totale. Il 6 agosto 1945 [[Hiroshima]] venne spazzata via dal primo ordigno atomico della storia e il 9 agosto anche la città di [[Nagasaki]] venne del pari distrutta: l'imperatore e il Primo ministro costrinsero infine i più accesi militaristi, ancora intenzionati a battersi, ad accettare la [[resa incondizionata]] e la mattina del 15 agosto il Giappone depose le armi.<ref>{{Cita|Millot 2002|p. 990}}.</ref>
 
Hajime Sugiyama rimase incredulo all'annuncio e come diversi ufficiali o soldati giapponesi decise di non voler sopravvivere all'onta della sconfitta, in ottemperanza al codice militare ''[[bushidō]]''. Nel proprio ufficio a Tokyo compì il suicidio rituale ''[[seppuku]]'', seguito dalla consorte che ne scoprì il cadavere. Mentre sono d'accordo sulla causa del decesso, le fonti divergono sulla data effettiva della morte: due sostengono che sia avvenuta il 15 agosto stesso<ref name=kgbudge.com/><ref>{{Cita|Millot 2002|p. 992}}.</ref> mentre una afferma che Sugiyama si tolse la vita il 12 settembre, dieci giorni dopo la [[Atto di resa giapponese|resa formale del Giappone]] firmata sulla [[Nave da battaglia|corazzata]] {{nave|USS|Missouri|BB-63|6}}.<ref name=duringthewar/>
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