Differenze tra le versioni di "Nuova Accademia del Cimento"

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Un primo tentativo di costituire un’accademia scientifica all’interno dei locali del [[Reale Museo di fisica e storia naturale di Firenze|Reale Museo di Fisica e di Storia Naturale]] si deve all’iniziativa di [[Felice Fontana]], il quale, assunto l’incarico di direttore e portato avanti il progetto di costituzione e ampliamento dell’istituto, nel [[1780]] inviò esplicita richiesta alle Segreterie di Stato per la rifondazione di un’accademia, sulle orme della prestigiosa [[Accademia del Cimento]] e sul modello dell’[[Accademia delle scienze francese|Académie des Sciences]] parigina. Ma il suggerimento non fu accolto favorevolmente e il progetto venne, per il momento, accantonato:
 
{{Citazione|In quanto al progetto di stabilire un’accademia, parrebbe più utile per il presente, senza erigere un’accademia formale, di formare una semplice adunanza di cinque o sei persone da nominarsi, che due volte la settimana si adunassero nel Gabinetto a certe ore … per discorrere di fisica, chimica e botanica, delle nuove scoperte fatte in altri paesi … leggendo i giornali, e farne sopra le medesime delle ricerche e esperienze procurando di impiegarsi alle ricerche utili per le arti, il risultato delle quali sarebbe ogni settimana presentato a Sua Altezza Reale; quando questa società avesse preso piede per qualche tempo, allora i medesimi soci potrebbero formare il piano per l’Accademia, presentandolo a S.A.R., e domandarne lo stabilimento e le forme<ref>{{Cita|<Pasta, 1989>|p. 163}}.</ref>}}
 
Le motivazioni del rifiuto granducale non sono chiare, ma probabilmente l’esito negativo è da ricercare in una commistione di ragioni finanziarie e politiche ascrivibili al contesto della [[Firenze]] lorenese<ref>Per un approfondimento si rimanda a: {{Cita|<Pasta, 1989>|pp. 163-165}}</ref>.
 
Fu soltanto nel [[1801]] che [[Firenze]] tornò ad avere la sua accademia grazie all’appoggio del governo provvisorio della [[Toscana]] formato dal triumvirato Giovanni De Ghores, [[Francesco Chiarenti]] e Enrico Pontelli. Con il decreto del [[27 febbraio]] dello stesso anno, firmato dai tre neo governatori, si ripristinava ufficialmente nel museo toscano l’estinta [[Accademia del cimento|accademia seicentesca]]<ref name="GazzettaUniversale">{{Cita|<Gazzetta Universale, 1801>|p. 180|volume=|numero=23}}.</ref>:
{{Citazione|Il Governo Toscano considerando che l’Accademia del Cimento, stabilita in Firenze verso la metà del XVII secolo, sommamente onorò la Toscana, sì per essere stata la prima Accademia delle Scienze in Europa, sì per avere molto avanzata dopo il Galileo, sulle rovine della antica scolastica, la nuova Filosofia; considerando inoltre che il Granduca Leopoldo aveva determinato di farla risorgere nel Museo di Storia Naturale e Fisica
Decreta:
Al decreto seguiva l’elenco dei componenti e soci dell’Accademia, dove spicca come protettore il nome di “[[Napoleone Bonaparte]], primo console della [[Francia|Repubblica Francese]]”, [[Felice Fontana]] come direttore e il “matematico dello stato” [[Pietro Ferroni]] come segretario.
 
Vennero poi fissate dal governo, in [[25 (numero)|venticinque]] paragrafi, le costituzioni della Nuova Accademia e il giorno [[16 marzo]] [[1801]] si inaugurò ufficialmente la neo istituzione<ref>{{Cita|<Gazzetta Universale, 1801>|p. 166|volume=|numero=21}}.</ref>. Durante la cerimonia di apertura, che si svolse di fronte alle autorità governative e al generale [[Gioacchino Murat]], il discorso introduttivo del segretario [[Pietro Ferroni|Ferroni]] ripercorse la storia prestigiosa del [[Accademia del cimento|Cimento]], i risultati scientifici raggiunti e i saggi pubblicati, concludendo con l’augurio che:
{{Citazione|possano le mire benefiche e filosofiche del Governo essere secondate dai successori, e svegliarsi tutti gl’Ingegni Toscani a concorrere a sì grand’Opera, ed imitare così le dotte fatiche del Del Buono, del Marsili, del Viviani, del Redi a gloria somma della Patria loro e del Mondo<ref name="GazzettaUniversale" />}}
Per l’Accademia si stabilì il finanziamento di 5000 scudi e di 250 per ogni socio onorario.
Nonostante l’avvio favorevole e deciso, la nuova accademia ebbe vita breve e la sua attività si concluse definitivamente il [[26 marzo]] dello stesso anno a causa dei nuovi risvolti politici che portarono alla dimissione dei triumviri. A questi succedettero i quadrumviri Pierallini, Cercignani, Lessi e Piombanti i quali notificarono, fin da subito, di prendere a norma tutti quei decreti e regolamenti vigenti prima del [[14 ottobre]] [[1800]]. [[Felice Fontana]] e [[Pietro Ferroni]], con l’appoggio di [[Gioacchino Murat|Murat]], protestarono e in una dichiarazione del [[1º aprile|1 aprile]] indicarono validi almeno quelle norme recenti che regolavano gli istituti culturali, scientifici e artistici.
 
Ma con gli [[Trattato di Lunéville|accordi di Luneville]], la nascita del [[Regno di Etruria|Regno d’Etruria]] e l’insediamento di [[Ludovico I di Etruria|Ludovico I di Borbone]], i già fragili equilibri giocarono a sfavore della neonata accademia che, di fatto, non riuscì a trovare una prosecuzione nel nuovo assetto politico ed istituzionale della [[Toscana]]<ref>{{Cita|<Schiff, 1928>|}}.</ref>
 
== Fonti manoscritte ==
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