Differenze tra le versioni di "Il volto della battaglia"

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== Contenuti ==
Il lavoro è fortemente innovativo per l'eoca in cui venne pubblicato, perché non esamina le battaglie dalla sola prospettiva dei generali, né si limita ad una pura antologia di aneddoti narrati dall'ultimo soldato semplice. Piuttosto, si concentra sulla dinamica concreta, "operativa", della battaglia, vagliandone al contempo criticamente i luoghi comuni, più o meno leggendari. Per esempio, Keegan mette in dubbio la celebrata efficacia delle [[Carica (guerra)|cariche]] di [[cavalleria]] nello stesso Medioevo: ad Azincourt, gli [[Guerra medievale#Maestri della potenza di fuoco: gli arcieri inglesi|arcieri]], protetti da leggere [[Armatura|armature]], piantavano pali nel terreno per ostacolare i cavalli, e perfino la "comune" [[fanteria]] - se manteneva saldamente lo schieramento di formazione previsto - poco doveva temere dai cavalieri.
 
In questa cornice, l'autore passa in rassegna la disposizione delle truppe, l'efficienza di armi e schieramenti, ed altre misure d'importanza tattica. Si immedesima anche nell'esperienza di ciascun combattente (anche se in realtà confessa si non avere una personale pratica nel campo, pur avendo trascorso una vita ad insegnare agli ufficiali in accademia). Pur essendo un'opera veramente valida sotto vari profili, in un certo qual modo risente dell'amor patrio di Keegan, che quasi sempre conclude affermando sostanzialmente la superiorità (soprattutto morale) del combattente inglese rispetto agli avversari.
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