Differenze tra le versioni di "Rivoluzione ungherese del 1956"

(→‎Il PCI ed i "fatti d'Ungheria": precisato riferimento bibliografico)
Tuttavia la base comunista rimase molto scossa e negli anni successivi si ebbe un calo degli iscritti al PCI.
 
La [[CGIL]] prese posizione a favore degli insorti, con un comunicato approvato all'unanimità dalla Segreteria della Confederazione il 27 ottobre 1956 e redatto dal vice-Segretario [[Partito Socialista Italiano|socialista]] [[Giacomo Brodolini]]<ref>Cfr. [[Piero Boni]], ''Il sindacalista Giacomo Brodolini'', in ''Una stagione del riformismo socialista, Giacomo Brodolini a 40 anni dalla sua scomparsa'', a cura di [[Enzo Bartocci]], atti del Convegno omonimo svoltosi a Recanati il 27 e 28 marzo 2009, Edizioni Fondazione Giacomo Brodolini, Collana "Studi e ricerche", 2010, pagg.89-90.</ref>, con la piena approvazione del Segretario generale [[Giuseppe Di Vittorio]]<ref>Ricorda [[Piero Boni]]: «Vorrei richiamare ancora una volta quell’episodio che non costituì di certo un ricatto da parte dei socialisti nei confronti della maggioranza comunista della CGIL, come qualcuno ha scritto. In quella famosa mattina del 27 ottobre ci eravamo incontrati Brodolini ed io nella sede della Confederazione in Corso d’Italia e convenimmo che la CGIL non potesse rimanere insensibile di fronte alla gravità di un avvenimento quale l’invasione dell'Ungheria da parte delle truppe russe e alla violenta repressione che ne era seguita. Si decise pertanto di chiedere la convocazione immediata della Segreteria e di proporre una mozione di condanna di quanto era avvenuto. Giacomo Brodolini provvide alla stesura di un testo in cui si affermava "la condanna storica e definitiva di metodi antidemocratici di governo e di direzione politica ed economica. Sono questi metodi – si diceva – che determinano il distacco tra i dirigenti e le masse popolari". Portammo il testo a [[Oreste Lizzadri|Lizzadri]] il quale lo approvò immediatamente e insieme andammo da Giuseppe Di Vittorio non con l'intenzione di proporre la dichiarazione come iniziativa di parte, ma come posizione dell'intera Confederazione. Di Vittorio, dopo averla letta attentamente più di una volta, disse "va bene". Alla fine era più convinto di noi».</ref>: «La Segreteria della CGIL esprime il suo profondo cordoglio per i caduti nei conflitti che hanno insanguinato l'Ungheria [...] , ravvisa in questi luttuosi avvenimenti la condanna storica e definitiva dei metodi antidemocratici e di governo e di direzione politica ed economica che determinano il distacco fra dirigenti e masse popolari... deplora che sia stato richiesto e si sia verificato in Ungheria l'intervento di truppe straniere...» (''[[Avanti!]]'' e ''[[l'Unità]]'' del 28 ottobre [[1956]]<ref>Questo il testo integrale del comunicato della CGIL:<br />"La segreteria della CGIL di fronte alla tragica situazione determinatasi in Ungheria, sicura di interpretare il sentimento comune dei lavoratori italiani, esprime il suo profondo cordoglio per i caduti nei conflitti che hanno insanguinato il Paese.<br />La segreteria confederale ravvisa in questi luttuosi avvenimenti la condanna storica e definitiva di metodi antidemocratici di governo e di direzione politica ed economica che determinano il distacco fra dirigenti e masse popolari.<br />Il progresso sociale e la costruzione di una società nella quale il lavoro sia liberato dallo sfruttamento capitalistico sono possibili soltanto con il consenso e la partecipazione attiva della classe operaia e delle masse popolari, garanzia della più ampia affermazione dei diritti di libertà, di democrazia e di indipendenza nazionale.<br />L'evolversi positivo della situazione in Polonia ha dimostrato che soltanto sulla via dello sviluppo democratico si realizza un legame effettivo, vivente e creatore fra le masse lavoratrici e lo stato popolare.<br />
La C.G.I.L. si augura che cessi al più presto in Ungheria lo spargimento di sangue e che la nazione ungherese trovi, in una rinnovata corcordia, la forza per superare la drammatica crisi attuale, isolando così gli elementi reazionari che in questa crisi si sono inseriti col proposito di ristabilire un regime di sfruttamento e di oppressione.<br />In pari tempo, la C.G.I.L., fedele al principio del non intervento di uno Stato negli affari interni di un altro Stato, deplora che sia stato richiesto e si sia veritificato in Ungheria l'intervento di truppe straniere.<br />Di fronte ai tragici fatti di Ungheria e alla giustificata commozione che hanno suscitato nel popolo italiano, forze reazionarie tentano di inscenare speculazioni miranti a perpetuare la divisione tra i lavoratori, a creare disorientamento nelle loro file, a ingenerare sfiducia verso le loro organizzazioni per indebolirne la capacità di azione a difesa dei loro interessi economici e sociali.<br />La C.G.I.L. chiama i lavoratori italiani a respingere decisamente queste speculazioni e a portare avanti il processo unitario in corso nel Paese, per il trionfo dei comuni ideali di progresso sociale, di libertà e di pace."<br />in [https://avanti.senato.it/avanti/js/pdfjs-dist/web/viewer.html?file=/avanti/files/reader.php?f%3DAvanti%201896-1993%20PDF/Avanti-Lotto2/CFI0422392_19561028_255.pdf ''Avanti!'' del 28 ottobre 1956]</ref><ref>Il pdf con la prima pagina de ''l'Unità'' contenente l'articolo è scaricabile [http://archivio.unita.it/esploso.php?dd=28&mm=10&yy=1956&ed=Nazionale&url=/archivio/uni_1956_10/19561028_0004.pdf&query=carocci&avanzata= da qui] {{webarchive|url=https://web.archive.org/web/20160304191606/http://archivio.unita.it/esploso.php?dd=28&mm=10&yy=1956&ed=Nazionale&url=%2Farchivio%2Funi_1956_10%2F19561028_0004.pdf&query=carocci&avanzata= |data=4 marzo 2016 }}</ref>).
Poiché si era diffusa la voce che l'atteggiamento assunto dalla C.G.I.L. riguardo agli avvenimenti ungheresi fosse dovuta principalmente alle pressioni dei sindacalisti socialisti, Di Vittorio si sentì di dover dimostrare che tale posizione rifletteva effettivamente le convinzioni di tutti i membri della segreteria confederale (del resto il documento era stato votato all'unanimità), rilasciando a sua volta una dichiarazione all'agenzia di stampa S.P.E., affermando che «gli avvenimenti hanno assunto un carattere di così tragica gravità che essi segnano una svolta di portata storica» e che «è un fatto che tutti proclami e le rivendicazioni dei ribelli, conosciuti attraverso le comunicazioni uffciali di radio Budapest, sono di carattere sociale e rivendicano libertà e indipendenza. Da ciò si può desumere chiaramente che — ad eccezione di elementi provocatori e reazionari legati all'antico regime - non vi sono forze di popolo che richiedano il ritorno del capitalismo o del regime di terrore fascista di [[Miklós Horthy|Horty]]».<ref>Cfr. in [https://avanti.senato.it/avanti/js/pdfjs-dist/web/viewer.html?file=/avanti/files/reader.php?f%3DAvanti%201896-1993%20PDF/Avanti-Lotto2/CFI0422392_19561028_255.pdf ''Avanti!'' del 28 ottobre 1956]</ref>
 
Per questa sua presa di posizione [[Giuseppe Di Vittorio]] fu assoggettato da Togliatti ad una sorta di "processo interno" al PCI, nel quale il leader sindacale fu costretto ad aderire alla posizione ufficiale del partito, in una sorta di [[abiura]] di quanto in precedenza da lui affermato, giustificando pubblicamente la sua condotta di sindacalista con l'esigenza di unità della confederazione<ref>Nel caso ungherese, ad avviso di [[Bruno Trentin]] (cfr. ''Lavoro e libertà'', Roma, Ediesse, 2008, pp. 36-37), Di Vittorio dovette giustificare, senza sconfessare il documento, la posizione assunta dalla CGIL con l'esigenza di tener conto delle esigenze unitarie interne alla confederazione.</ref>. L'episodio è raccontato nella fiction sulla vita di Giuseppe Di Vittorio ''[[Pane e libertà]]'' del [[2009]]<ref>Si tratta di una miniserie in due puntate, prodotta da [[Rai Fiction]] e Palomar, per la regia di [[Alberto Negrin]], in cui il sindacalista pugliese è interpretato dall'attore [[Pierfrancesco Favino]].</ref>.
 
Alcuni intellettuali comunisti deplorarono l'intervento sovietico nel "[[Manifesto dei 101]]"<ref name = manifesto101>[http://temi.repubblica.it/micromega-online/i-fatti-dungheria-e-il-dissenso-allinterno-del-pci-storia-del-manifesto-dei-101/ Emilio Carnevali, ''I fatti d'Ungheria e il dissenso degli intellettuali di sinistra. Storia del manifesto dei "101"''], in ''MicroMega'', n.9/2006</ref>, firmato tra gli altri da un gruppo di storici ([[Renzo De Felice]], [[Luciano Cafagna]], [[Salvatore Francesco Romano]], [[Piero Melograni]], [[Roberto Zapperi]], [[Sergio Bertelli]], [[Francesco Sirugo]], [[Giorgio Candeloro]]), da alcuni universitari comunisti romani ([[Alberto Caracciolo]], [[Alberto Asor Rosa]], [[Mario Tronti]], [[Enzo Siciliano]]), dal filosofo [[Lucio Colletti]]<ref>che diede anche una dettagliata descrizione delle pressioni ricevute dal gruppo per recedere dalla firma: cfr. [http://archiviostorico.corriere.it/2006/settembre/22/rivolta_dei_101_co_9_060922001.shtml La ''Rivolta dei 101'' nell'Archivio storico del ''Corriere della Sera'']</ref>, da alcuni critici ([[Dario Puccini]], [[Mario Socrate]], [[Luciano Lucignani]]), da artisti e studiosi d'arte ([[Lorenzo Vespignani]] e [[Corrado Maltese]]), da uomini di cinema ([[Elio Petri]]), da giuristi ([[Vezio Crisafulli]]), da architetti ([[Piero Moroni]]) e da scienziati ([[Franco Graziosi]] e [[Luciano Angelucci]]).
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