Differenze tra le versioni di "Jabala ibn al-Ayham"

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Succedette ad [[al-Ḥārith ibn Abī Shimr]].<ref name=PLRE>PLRE IIIa, p. 497.</ref>
 
Come re vassallo dei Bizantini, combatté a fianco dell'[[esercito bizantino]] nella [[battaglia del Yarmuk]] (20 agosto 636) contro gli [[Arabi]] musulmani, che avevano [[Conquista musulmana della Siria|invaso Siria e Palestina]].<ref name=PLRE/> Comandava l'avanguardia ed era alla testa degli Arabi di Siria delle tribù di Lakhm, Judham e altre.<ref name=PLRE/> Dopo la sconfitta in quella battaglia, si unì agli Arabi vittoriosi e pare fu tentato alla conversione all'[[Islam]], ma poco tempo dopo disertò con 30.000 dei suoi seguaci tornando di nuovo dalla parte bizantina (638).<ref name=PLRE/> Fu insediato dal governo bizantino insieme ai suoi seguaci a Kharsana, nei dintorni di [[Melitene]].<ref name=PLRE/>
Jabala aveva a sua disposizione un esercito non trascurabile, per lo più composto da [[Arabi cristiani]], impegnato nella sfavorevole [[battaglia dello Yarmuk]] del [[636]]. Dopo la conquista [[islam]]ica del [[Levante (regione storica)|Levante]] [[Vicino oriente|vicino-orientale]], per breve periodo abbracciò nel [[638]] anch'egli la religione dei conquistatori, prima però di pentirsene e tornare nel [[645]] ad abbracciare il [[Cristianesimo]] [[monofisita]], tipico delle comunità cristiane di [[Siria]]-[[Palestina]]. Si trasferì quindi nell'[[Anatolia]] [[bizantina]], fino alla sua morte nel [[645]].
 
==Jabala e ʿUmar b. al-Khaṭṭāb==
 
'' ... Dopo l'arrivo di ʿUmar in Siria nell'anno 17 dell'[[Egira]]'' (corrispondente al 638)'' Jabala ibn al-Ayham fu portato in [[hajj|pellegrinaggio]] a [[Mecca]]. Durante il suo ''[[tawaf]]'' attorno alla [[Kaʿba]], un uomo povero pestò il suo abito, tanto che Jabala inciampò. Il fatto fece infuriare Jabala a tal punto che questi colpì a un occhio il responsabile. Dopo di che l'uomo se ne lagnò col Califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb, chiedendo che Jabala fosse tradotto in giudizio. Dopo essersi fatto spiegare l'accaduto, ʿUmar ordinò che Jabala fosse a sua volta colpito nella stessa maniera all'occhio dalla persona lesa,<ref>In letterale applicazione del comandamento [[Antico testamento|biblico]], che compare anche sul [[Corano]], dell'"''occhio per occhio, dente per dente''".</ref> ma Jabala si oppose affermando "Il suo occhio è forse come il mio?". Al che il califfo rispose "L'Islam vi ha reso uguali.". Jabala chiese che il Califfo desse corso alla sentenza la mattina seguente ma durante la notte fuggì verso il suo villaggio. Quindi [[apostasia|apostatò]] e si recò nella terra dei [[Greci]] (i [[Bizantini]]).<br>''
 
Jabala fu re di Ghassān e successore di al-Ḥārith ibn Abī Shimr.
 
==Note==
<references/>
 
==Bibliografia==
*''[[The Prosopography of the Later Roman Empire]]'', Vol. IIIa, p.&nbsp;497 ("Gabala")
 
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