Amenemhat V in scisto (ÄS 37): differenze tra le versioni

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== Descrizione ==
Il busto, frammentario, è alto 35 &nbsp;cm e faceva originariamente parte di una statua a grandezza naturale del sovrano assiso in trono, scolpita in [[scisto]]. Il faraone indossa il tipico copricapo ''[[nemes]]'' con un [[ureo]] parzialmente distrutto; notevole è il suo sorriso, che si discosta dall'usanza di non far trasparire emozioni dai volti dei soggetti della statuaria''.'' Gli accenni al realismo a dispetto della completa idealizzazione del soggetto seguono una tendenza affermatasi già sotto [[Amenemhat III]]<ref>Simon Connor: ''Head of a Statue of Sekhemkare Amenemhat Senebef'', in: A. Oppenheim, d. Arnold, D. Arnold, Kei Yamamoto (editori): ''Ancient Egypt Transformed, The Middle Kingdom'', New York 2015 ISBN 978-1-58839-564-1, 88-89, no. 30</ref>.
 
Il reperto non reca alcuna iscrizione: a causa di ciò, per molto tempo non fu possibile identificarlo e datarlo. Si riteneva generalmente che appartenesse al [[Periodo tardo dell'Egitto]]<ref>Wilfried Seipel: ''Gott, Mensch, Pharao'', Vienna 1992 ISBN 3900325227, 172-73, no. 49</ref> o all'[[Egitto tolemaico|Epoca tolemaica]]<ref>Wilfried Seipel: ''Bilder für die Ewigkeit'', Konstanz 1983, ISBN 3797701055, 178-79, no. 103 (assegnato agli anni di [[Tolomeo II]])</ref>. Nel [[1985]] avvenne la pubblicazione definitiva dei reperti archeologici rinvenuti a [[Hekaib]], sull'[[Elefantina|isola Elefantina]]. Si trattava principalmente di [[stele]] e statue, fra cui una scultura del faraone Amenemhat V scoperta, nel novembre del [[1932]], priva della testa<ref>[[Labib Habachi]]: ''Elephantine IV, The Sanctuary of Heqaib'', Mainz am Rhein 1984 ISBN 380530496X, 113-114, tavole 198c-200</ref>. Tre anni dopo la pubblicazione completa degli oggetti ritrovati, l'[[Egittologia|egittologa]] Biri Fay pubblicò un articolo in cui dimostrava l'appartenenza del busto di Vienna alla statua ritrovata nel 1932<ref>B. Fay: ''Amenemhat V -Vienna/Aswan'', in: ''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Kairo'' 44 (1988), 67-77</ref>.
 
== Storia ==
Il busto fu probabilmente acquisito nel [[1821]] e giunse a Vienna poco dopo. La testa è menzionata per la prima volta, in un inventario del museo, nel [[1824]] (classificato come un busto di donna). Apparteneva ai pezzi dell'''Antiken-Cabinet'' voluto dall'imperatrice [[Maria Teresa d'Austria|Maria Teresa]] nel [[1765]]<ref>B. Fay: ''Amenemhat V -Vienna/Aswan'', in: ''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Kairo'' 44 (1988), 67, n. 4</ref>. La statua era stata ritrovata fra i resti del tempio di [[Hekaib]], anche se in principio dovette aver adornato il locale tempio di [[Satet]]. Al momento della scoperta era in frantumi, e una porzione del retro e delle braccia completamente mancanti<ref>B. Fay: ''Amenemhat V -Vienna/Aswan'', in: ''Mitteilungen des Deutschen Archäologischen Instituts, Kairo'' 44 (1988), 68</ref>. Il trono reca due iscrizioni accanto alle gambe di Amenemhat, sul davanti e sulla cima del seggio, le quali chiamano il re per nome e inoltre lo appellano ''amato da Satet, signora di Elefantina''.
 
== Note ==
<references />{{Portale|antico Egitto|archeologia|arte}}
 
{{Portale|antico Egitto|archeologia|arte}}
 
[[Categoria:Reperti archeologici dell'Egitto]]
[[Categoria:Sculture egizie]]
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