Differenze tra le versioni di "Giovanni Maria Vianney"

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In quell'occasione cominciò a formarsi un piccolo gruppo di giovani donne che pregavano con il curato per la conversione delle loro compaesane e che rimasero al seguito del parroco assistendolo durante gli anni più difficili. Fra esse Catherine Lassagne, allora dodicenne, che divenne sua strettissima collaboratrice nella direzione della scuola "Providence". Per educare le giovani e le fanciulle, spesso vittime d'abusi durante le frenesie del ballo, il curato mise un'estrema cura nella formazione dei genitori<ref>''Sermoni'', pag.316</ref> e non solo delle ragazze che spesso, venute a confessarsi, non ricevevano l'assoluzione finché non avessero deciso di abbandonare quel pericoloso divertimento<ref>Ne è esempio il racconto fatto da una donna a Mons. Convert in ''Note'', n.21</ref>.
 
Si giunse perfino a una lotta giudiziaria: nel [[1830]] un decreto del sindaco, Antonio Mandy, abolì i balli pubblici, scatenando così lale riprovazioni degli organizzatori delle feste locali e di alcuni ragazzi, che chiesero al sottoprefetto di [[Trévoux (Ain)|Trevoux]] di abrogare la decisione del sindaco. Cosa che ottennero, ma senza risultato<ref>Francois Trochu, ''Il Curato d'Ars'', pag.204</ref>: le giovani avevano infatti preferito recarsi in parrocchia per la messa domenicale, non lasciando così altra scelta ai festaioli che di disperdersi. Senza più ragazze con cui ballare, la gioventù maschile di Ars fu costretta a dividersi: chi accolse le parole del curato e chi invece preferì trasferirsi nei paesi vicini. La lotta ebbe termine nel 1838 con un nuovo decreto del sindaco. Il curato non tratterà più questo tema se non in due occasioni: verso il 1855<ref>Don Pelleier, ''Processo apostolico'', p.290</ref> e il 1858, quando alcuni tentarono di risvegliare quelle sopite usanze. Ma invano<ref>Francois Trochu, ''Il Curato d'Ars'', pag.206-207</ref>.
 
I metodi forti, e alle volte anche severi, del curato lo portarono ben presto a subire ripercussioni, anche piuttosto violente, da parte di alcuni parrocchiani. Testimoniò ad esempio il padre Raymond, suo viceparroco: "Sette suoi parrocchiani, che per altro non godevano buona fama in paese, trovandolo troppo severo, si presentarono a lui invitandolo a lasciare la parrocchia. Il curato non conservò alcun risentimento per questo fatto e non ne parlò mai"<ref>''Processo dell'ordinario'', p.280</ref>