Reaganomics: differenze tra le versioni

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{{F|storia degli Stati Uniti d'America|luglio 2017}}
Per '''''Reaganomics''''' (anche ''Reaganismo'', ''Reganismo'') si intende l'insieme di scelte di [[politicapolitiche economicaeconomiche]] adottate dagli [[Stati Uniti]] nel corso della presidenza di [[Ronald Reagan]], dal gennaio [[1981]] al gennaio [[1989]].
 
[[File:Ronald_Reagan_televised_address_from_the_Oval_Office,_outlining_plan_for_Tax_Reduction_Legislation_July_1981.jpg|thumb|Reagan spiega in televisione il suo piano per la riduzione delle tasse, luglio 1981]]
 
I pilastri della sua visione economica furono:
*Riduzione della crescita deldella [[debitospesa pubblicopubblica]].
*Riduzione delle tassedell'[[imposta sul lavororeddito|imposta efederale suisul redditireddito]] die delle capitale[[plusvalenze]].
*Riduzione della [[regolamentazione]] dell'attivitàdel economicagoverno.
*ControlloRafforzamento dell'offerta monetaria eal riduzionefine delldi ridurre l'[[inflazione]].
 
Le teorie di Reagan possono essere collegate al [[Thatcherismo]], la filosofia economica del Primo Ministro inglese [[Margaret Thatcher]] ([[1979]]–[[1990]]).
 
Reagan devedovette gran parte del suo successo, prima come governatore della [[California]] e poi come [[Presidente degli Stati Uniti]], alla scelta di tagliare l'imposizione fiscale. In tal modo si invertiva la tendenza decennale di far crescere l'imposizione fiscale e contemporaneamente il ruolo dello [[statoStato]] nell'[[economia]]. Il punto di svolta è rappresentato dall'approvazione in California con un [[referendum]] popolare della proposition 13, che limitava la capacità impositiva dello stato[[Stato]]. Il cambio di rotta nelle decisioni di politica economica si è accompagnato con il prevalere in campo universitario di tesi [[neoliberismo|neoliberiste]], il cui principale ispiratore era l'economista di [[Chicago]] e vincitore del [[premio Nobel]] [[Milton Friedman]].
Si racconta in particolare che Reagan venne convinto dall'economista Laffer (vedi [[curva di Laffer]]) che una riduzione dell'[[imposizione fiscale]] avrebbe avuto effetti benefici sia sulla [[crescita economica]] che sull'imposizione fiscale, perché un'eccessiva imposizione fiscale spingeva i lavoratori a rinunciare a lavorare di più.
Il cambio di rotta nelle decisioni di politica economica si è accompagnato con il prevalere in campo universitario di tesi neoliberiste, il cui principale ispiratore era l'economista di [[Chicago]] e [[premio Nobel]] [[Milton Friedman]].
Si racconta in particolare che Reagan venne convinto dall'economista Laffer (vedi [[curva di Laffer]]) che una riduzione dell'[[imposizione fiscale]] avrebbe avuto effetti benefici sia sulla [[crescita economica]] che sull'imposizione fiscale, perché un'eccessiva imposizione fiscale spingeva i lavoratori a rinunciare a lavorare di più.
 
Alle scelte fiscali si sono aggiunte politiche di forti [[liberalizzazioni]], scelte fortemente [[sindacalismo|antisindacali]], culminate nel [[licenziamento]] di migliaia di controllori di volo in [[sciopero,]] e di forti tagli alla [[spesa sociale]], controbilanciati tuttavia da un forte aumento della [[spesa pubblica]] per armamenti.
 
Grazie al taglio della pressione fiscale, la produzione [[industriale]] aumentò decisamente, come del resto l'[[occupazione]]. Nonostante ciò è da sottolineare l'aumento del [[debito pubblico,]] dovuto alle politiche di spesa adottate dal [[congresso americano]].
 
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